sabato 23 novembre 2019

‘O ‘NGIGNERE D’’O VESUVIO


 ‘O ‘NGIGNERE D’’O VESUVIO
Rispondo qui di seguito all’amica M.R.D.C. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) che, via e-mail, mi à chiesto  di chiarirle  significato ed origine  dell’ espressione partenopee   in epigrafe.
Vengo súbito in medias res precisando che la locuzione non è eccessivamente datata risalente com’è agli inizi del 1900, ma ancòra si può cogliere sulla bocca dei napoletani d’antan nel suo precipuo uso di sfottò, burla, canzonatura, derisione di ògni individuo che arzigogoli, arrampicandosi quasi sugli specchi,argomentando in modo  bizzarro, ricercato,pretestuoso, artificioso, contorto e spesso inconferente nel vano tentativo  dar supporto ad una sua affermazione priva di conclamate prove reali.La locuzione che chiama in causa un ingenere del Vesuvio, non fa riferimento a quel tal ingegnere Olivieri [mancano dati biografici] che nel 1878 fu l’ideatore della funicolare del Vesuvio voluta  dal finanziere Ernest Emmanuel Oblieght (Budapest, 1838 – † Roma, 14 febbraio 1900) che ne ebbe l'idea, ma nacque  nella città bassa e fa  riferimento ad un altro ingegnere, lo svizzero Emil Strub (Trimbach, 13 luglio 1858 –† IVI  15 dicembre 1909),   che progettò una ferrovia a scartamento ridotto di 1435 mm, a carattere prettamente turistico,  con trazione a vapore, dotata di 7,5 km di rotaia a cremagliera che consentisse un notevole risparmio di tempo per i viaggiatori che affrontassero la salita alla stazione inferiore della funicolare vesuviana che fino ad allora   veniva effettuata con carrozze a cavalli, con un tempo di percorrenza di circa 4 ore; l'inaugurazione dell'impianto sulla tratta a monte del santuario di Pugliano,San Vito-Eremo-Vesuvio (stazione inferiore della funicolare), avvenne il 28 settembre 1903.L’opera ebbe notevole successo e la figura dell’ingegnere svizzero divenne nota anche tra i popolani della città bassa che lo ricordarono con l’espressione in esame sia pure con l’intento di sbeffeggiare i parolai.
E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amica M.R.D.C. ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in queste due paginette.Satis est.  R.Bracale

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