venerdì 2 novembre 2012

BACCALÀ ALLA NAPOLETANA

BACCALÀ ALLA NAPOLETANA NOTA Gustosissimo piatto che esalta la povera cosa che è il merluzzo da dove si ricava il baccalà (merluzzo eviscerato salato e conservato in barile) di cui i napoletani ed i genovesi sono i ghiottissimi maggior consumatori; i vicentini consumano invece lo stocco (merluzzo eviscerato seccato ed affumicato) sebbene chiamino una loro tipica ricetta baccalà alla vicentina, laddove sarebbe piú corretto che dicessero stocco alla vicentina! baccalà = merluzzo eviscerato, salato e seccato conservato in barile; l’etimo è dallo sp. bacalao, e/o dal portoghese bacalhao ed ambedue da una lettura metatetica del fiammingo kabeljauw. stocco o stoccafisso = pesce bastone e cioè merluzzo eviscerato, seccato all’aria aperta ed affumicato; l’etimo non è (come erroneamente pensa taluno dall’inglese) ma dall'olandese ant. stokvisch 'pesce a bastone ossia essiccato all’aria fredda fino a divenire duro come un bastone’ oppure 'seccato sui bastoni'; ci è pervenuto attraverso lo sp. estocafis. ingredienti e dosi per 4 persone: baccalà già ammollato, 1,500 kg pomidori freschi Roma o San Marzano, lavati sbollentati e pelati, 500 gr. olio e.v. p.s. a f. , 1 bicchiere 1 spicchio d’aglio mondato della camicia, tritato finemente olive nere di Gaeta denocciolate, 150 gr. capperini di Pantelleria dissalati e lavati, 50 gr. 6 filetti d’acciughe sott’olio origano un pizzico prezzemolo tritato – due cucchiai. sale doppio alle erbette, pepe bianco, q.s. farina q.s. olio per frittura q.s. procedimento Risciacquate il baccalà già ammollato, privatelo accuratamente di pelle e soprattutto di spine e tagliatelo a pezzi di circa 5 cm. per 5 cm., infarinatelo adeguatamente da tutti i lati e friggetelo in olio di semi bollente e profondo e tenetelo in caldo. In una teglia soffriggete l'aglio nell'olio d’oliva e.v. p. s. a f. , aggiungetevi i pomidoro , le olive di Gaeta denocciolate, i capperi e le acciughe tritate. Fate cuocere per una ventina di minuti la salsetta, salate e pepate con parsimonia,cospargete con metà del prezzemolo tritato indi allineate in una teglia da forno, unta con un po’ di sugo, i pezzi di baccalà fritto, ricopriteli con tutta la salsa e fate stufare in forno a calore medio (140°) per una decina di minuti. Al momento di servire, spruzzate il baccalà con il rimanente prezzemolo ed un po’ di pepe. Vini: secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo) freddi di frigo. Mangia Napoli, bbona salute! Raffaele Bracale

ALICI AL LIMONE

ALICI AL LIMONE Dosi per 6: 1,500 Kg di Alici freschissime (non troppo piccole), 2 grossi limoni non trattati, due cucchiai di uvetta, un cucchiaio di pinoli, 3 foglie di alloro spezzettate a mano, due rametti di piperna (timo selvatico) sbriciolati, 1 bicchiere di olio d’oliva e.v. p.s. a f., sale doppio una presa pepe decorticato q.s. PROCEDIMENTO Aprire a libro le alici ben eviscerate e pulite ed eliminare la testa e la lisca centrale. Lavarle ancóra ed asciugarle bene. Lavare i limoni, asciugarli e tagliarli a fettine molto sottili. Fare ammorbidire l’uvetta in poca acqua tiepida e strizzarla Ungere con un cucchiaio diolio una teglia da forno con i bordi bassi. Sistemare sul fondo uno strato di fettine di limone e le foglie di alloro spezzettate e sistemarvi sopra, in un unico strato,una accanto all’altra le alici richiuse. Salare, pepare e cospargere i pesci con l’uvetta strizzata, i pinoli e le fette di limone avanzate tagliate a pezzettini. Condire con tutto l’olio residuo e cuocere in forno caldo a 200° per 15 minuti. Sfornate la teglia, spolverizzare le alici con la piperna e servirle, calde di forno. brak

giovedì 1 novembre 2012

AGNELLONE Â CACCIATORA

AGNELLONE Â CACCIATORA Ingredienti per 6 persone: 2 kg. di spezzato di groppa d’ agnellone in pezzi di ca cm. 4 x 6 x 5 2 cucchiai di strutto ½ bicchiere d’olio d’oliva e.v.p.s. a f., 1/2 bicchiere di aceto 4 acciughe dissalate lavate e spinate o equivalenti filetti d’acciuga sott’olio farina q.s. 1 spicchio d’Aglio mondato ed affettato ½ cipolla dorata tritata grossolanamente 400 gr. di polpa di pomodoro Rosmarino q.s. Salvia q.s. Sale fino e pepe bianco q.s. Procedimento Lavare ed asciugare i pezzi d’agnellone, infarinarli accuratamente e farli rosolare a fuoco vivo con lo strutto e l’olio assieme alla cipolla tritata; appena rosolati unire la polpa di pomodoro ed infine aggiungere sale, pepe e spolverizzare il tutto con un battuto di aglio, rosmarino e salvia. Bagnare l'agnellone con l'aceto e 1/2 bicchiere d'acqua. Cuocere la carne per circa un’ora a fuoco moderato mescolandola con cura per non farla attaccare. Nel frattempo mettere in un tegamino tutte le acciughe schiacciate con un filo d’olio, stemperarle e mescolare fino ad ottenere una salsina che verrà aggiunta alla carne a cottura ultimata. Nota allo spezzato d’agnellone si può sostituire vantaggiosamente un coscio di capretto disossato, e tagliato in grossi pezzi. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi), stappati un’ora prima di usarli e possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute! E faciteve ‘a scarpetta! raffaele bracale

BOCCONCINI DI MAIALE CON PUREA DI FAGIOLI E CIPOLLE

BOCCONCINI DI MAIALE CON PUREA DI FAGIOLI E CIPOLLE ingredienti e dosi per 6 persone per i bocconcini 1,200 kg. di spalla di maiale in fette spesse cm. 1,5, ridotte in bocconcini di cm. 3 x 4, farina 00 q.s. un rametto di rosmarinofresco, 2 foglie di alloro fresco 2 cucchiai di doppio concentrato di pomidoro, 1 bicchiere di olio e.v.p.s.a f. 2 spicchi d’aglio mondati e tritati 1 dado da brodo vegetale, sale fino q.s. pepe decorticato macinato a fresco q.s. per la purea 3 confezioni in vetro di fagioli cannellini lessati da 250 gr. cadauna, 1 mazzetto di aglio novello fresco, 2 grosse cipolle dorate mondate ed affettate ad anelli, 1 bicchiere d’olio d’oliva e.v.p. s. a f., 1 presa di sale doppio alle erbette, pepe decorticato macinato a fresco q.s. Procedimento Si comincia con l’approntare la purea e gli anelli di cipolla, nel modo che segue: porre in un mixer con lame da umido il contenuto delle tre confezioni di fagioli cannellini lessati, escludendo il liquido di conserva; aggiungere il mazzetto d’aglio tritato grossolanamente, mezzo bicchiere d’olio la presa di sale doppio alle erbette ed un pizzico o due di pepe decorticato macinato a fresco; frullare a bassa velocità fino ad ottenere una crema soffice e spumosa; versare la purea in un piatto da portata e nel frattempo in una padella bassa, di ferro nero, soffriggere nel residuo olio d’oliva e.v.p. s. a f., a fuoco sostenuto, gli anelli di cipolla fino a che diventino ben dorati; indi prelevarli con una schiumarola e tenerli da parte in attesa d’usarli.A seguire pulire e ridurre a bocconcini il maiale ed infarinarli; indi preparare un soffritto con l’olio l’aglio, un rametto di rosmarino, le due foglie di alloro ed infine, a fuoco sostenuto, aggiungere i bocconcini di carne infarinati;aggiungere un bicchiere d’acqua bollente in cui sia disciolto il dado e far soffriggere il tutto; a metà cottura aggiungere i cucchiai di concentrato di pomidoro sciolti con mezzo bicchiere d’acqua bollente; regolare di sale e pepe e portare a cottura; impiattare ponendo come letto dei bocconcini, nei singoli piatti, alcune cucchiaiate di purea e guarnire i piatti con anelli di cipolla fritti. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso,Campi Flegrei d.o.c., Taurasi), stappati un’ora prima di usarli, possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute! Scialàteve e faciteve ‘a scarpetta! raffaele bracale

BOCCONCINI DI MANZO CON PATATE STUFATE

BOCCONCINI DI MANZO CON PATATE STUFATE Gustosissimo connubio tra la carne di manzo cotta in umido e patate stufate in sugo di pomidoro. Ingredienti e dosi per 6 persone Per i bocconcini 1,8 kg. di spalla di manzo in bocconcini di cm. 5 x 4 x 3, ½ kg. di pomidori freschi rossi e maturi, sbollentati, pelati e frazionati in piccoli pezzi,oppure pari peso di pomidoro pelati in iscatola privati del liquido di conserva e frazionati in piccoli pezzi, farina q.s., 1 bicchiere d’olio d’oliva e.v.p.s. a f., 1 grossa cipolla dorata mondata ed affettata sottilmente, un rametto di rosmarino fresco, sale fino e pepe nero q.s. Per le patate stufate 1 kg. di patate a pasta gialla, 200 gr di olive verdi snocciolate, 1 bicchiere d’olio d’oliva e.v.p.s. a f., 2 grossi cucchiai di concentrato di pomidoro 1 piccola cipolla dorata mondata ed affettata sottilmente un rametto di rosmarino fresco, sale fino e pepe nero q.s. un pugno di sale doppio. procedimento Si comincia con l’approntare le patate stufate, nel modo che segue: Sbucciare le patate e tagliarle a pezzi. Lessarle per 5 minuti in acqua bollente salata, quindi scolarle accuratamente. Sistemarle in una casseruola con l'olio, il concentrato di pomidoro, il rametto di rosmarino, un pizzico di sale e le olive tritate. Aggiungere 2 dl di acqua calda e portare a ebollizione. Coprire con un coperchio ed abbassare la fiamma al minimo. Lasciare sobbollire per 15 minuti. A fine cottura, correggere di pepe ed eventualmente di sale; mantenere in caldo. A seguire preparare a fuoco moderato, in un ampio tegame, provvisto di coperchio il sugo di pomidoro, versandovi dapprima l’olio e la cipolla da far dorare, unire poi i cubetti di pomidoro, sale e pepe ed il rametto di rosmarino e portare a cottura il sugo in circa 20 minuti; a questo punto lavare i bocconcini di manzo, infarinarli abbondantemente, adagiarli nel sugo allungato con parecchia acqua bollente; incoperchiare e far cuocere per circa un’ora rivoltando i bocconcini ogni due minuti; aggiustare di sale e pepe ed unire ai bocconcini le patate stufate; rimestare ed impiattare. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi), stappati un’ora prima di usarli, possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute! E scialàteve! raffaele bracale

NASTRO, FIOCCO,& dintorni

NASTRO, FIOCCO,& dintorni Questa volta sollecitato dalla richiesta dell’amico L. P. (i soliti problemi di riservatezza m’impongono l’indicazione delle sole iniziali…) parlo qui di sèguito delle voci a margine dell’italiano e delle corrispondenti nel napoletano, augurandomi di contentare l’amico L.P. ed interessare qualcuno dei miei ventiquattro lettori. Ciò détto, prima di scendere in medias res, premetto una gustosa particolarità che riguarda l’uso partenopeo dei nastri ai tempi d’ antan. Sino alla fine del 1800, principî del 1900 a Napoli adornarsi le chiome con nastri variopinti era pressoché vietato alle ragazze bencostumate di condizione civile ed appartenenti a famiglie della buona borghesia; infatti il costume d’adornarsi i capelli con cappellini nastrati o con solo nastri colorati era delle giovani meretrici e segnatamente di quelle che erano détte alice ‘e matenate; le ragazze di buona famiglia e d’onesti costumi si ornavano il capo con un nastro color carnicino solo nel caso che fossero promesse spose e per tutto il tempo che durasse la promessa; nel caso che il fidanzamento non sfociasse nelle nozze,e si rompesse la promessa, la ragazza dismetteva il nastro carnicino e non si ornava la chioma con alcun nastro, mentre invece se la promessa andava a buon fine dopo aver consumato il matrimonio la signora poteva permettersi il lusso di indossare un nastro rosso. Probabilmente l’usanza di portare un nastro carnicino era un segno indicativo che chi lo indossasse era già promessa sposa ed era opportuno non tentar con lei alcun abboccamento, idem per il nastro rosso che con la fede indicava colei che fosse maritata! Ed ora veniamo alle voci dell’italiano cui seguiranno quelle del napoletano. Abbiamo, in italiano: nastro s. m. 1 tessuto stretto e lungo di seta, raso, velluto e sim., liscio od operato, che si impiega per guarnizioni, orlature, legature: nastro per capelli; il nastro del cappello | nastro azzurro, quello che sostiene una decorazione italiana al valor militare; riconoscimento conferito a una nave che batta il record di attraversamento dell'Atlantico | nastro celeste o rosa, fiocco che si suole attaccare all'ingresso di una casa in cui sia appena nato un bambino o una bambina | nastro di lutto, striscia nera di varia ampiezza che talora si mette sul braccio o sul bavero, in certe regioni meridionali anche sulla porta di casa, in segno di lutto | nastro d'asfalto, (fig.) strada asfaltata. 2 (sport) striscia di stoffa che indica il punto di partenza in una gara; per estens., la partenza stessa: nastro di partenza; allinearsi ai nastri, pronti per il via 3 (estens.) termine generico con cui si indica qualunque cosa a forma di nastro: nastro adesivo, striscia di carta o materiale plastico che reca, da un lato, una sostanza adesiva, usato per numerosi usi; nastro isolante, nastro di tessuto o di materiale plastico con un lato adesivo, usato per coprire e isolare conduttori elettrici; nastro della macchina per scrivere, impregnato d'inchiostro; nastro magnetico, ora pressoché desueto, di materiale plastico, rivestito di sostanze magnetiche, atto a registrare suoni, immagini, dati di elaboratori elettronici; nastro perforato, nastro di carta o di materiale plastico recante una serie di fori disposti secondo un determinato codice; nastro metallico, prodotto metallurgico ottenuto per laminazione; nastro trasportatore, apparecchiatura a motore per il trasferimento di materiale su percorso orizzontale o inclinato; nastro di mitragliatrice, sostegno di tela o insieme di anelli metallici che unisce le cartucce, presentandole allineate per il caricamento automatico dell'arma; nastro a tazze, in certi tipi di draghe, catena continua su cui è disposta una serie di recipienti a forma di tazza, che serve a scavare e a trasportare il materiale 4 pl. pasta da minestra in forma di nastro || Usato anche come agg. invar. nella loc. pesce nastro, pesce di mare commestibile, con pinna dorsale estesa per tutta la lunghezza del dorso (ord. Perciformi). Quanto all’etimo la voce è una derivazione dal got. nastilo 'striscia, correggia'; fiocco s. m. [pl. -chi] 1 striscia di stoffa o nastro annodati in modo che i capi rimangano liberi; è usato per lo più come ornamento: un cappello col fiocco | con i fiocchi, (fig.) magnifico, eccellente: un pranzo con i fiocchi. 2 batuffolo di lana, cotone o sim.; bioccolo di neve: la neve cade a fiocchi | fibre in fiocco, fibre tessili alla rinfusa (come cotone e lana) o discontinue (fibre artificiali e sintetiche tagliate); si contrappongono alle fibre continue o bave 3 pl. pasta alimentare di media grandezza a forma di fiocco | fiocchi d'avena, di riso, granelli di questi cereali soffiati e resi perciò più digeribili. Tranquillo l’etimo che è dal lat. floccu(m); gala s. f. 1 striscia increspata di trina o di stoffa; nastro o fiocco che si mette per ornamento | (fig.) ornamento, infiorettatura 2 (non com.) cravatta a farfalla con nodo già fatto; per l’etimo si discute se far derivare la voce dallo sp. gala (trina, fiocco) o risalire al fr. galon, che è da galonner 'ornare il capo di una benda'; propendo per il prestito catalano; gallone s. m. 1 striscia in forma di nastro, tessuta o ricamata, che si usa per guarnizione 2 fregio che i militari portano sulle maniche o sul berretto come segno del loro grado | guadagnarsi i galloni di caporale, di sergente, ottenere la promozione a quel grado | togliere i galloni, degradare | bagnare i galloni, (fig.) brindare per festeggiare una promozione; per questa voce è opportuno pensare ad una derivazione dal fr. galon, che è da galonner 'ornare il capo di una benda', piuttosto che una derivazione dallo sp. gala (trina, fiocco). Esaminate le voci dell’italiano passiamo al napoletano che usa le voci che seguono: carcioffola s.f. di per sé con la voce a margine si indica in primis il carciofo cioè un tipico gustoso ortaggio coltivato in campo aperto, anzi per esser piú precisi si indica una particolare pianta erbacea anzi una pianta spinosa simile al cardo, da cui sarebbe derivata per mutazione, pianta di cui si mangiano i capolini e le grandi brattee carnose da cui essi sono avvolti (fam. Composite); la voce a margine è un derivato del sostantivo m.le carciofo(il nome di carciofo lo si deve agli arabi che chiamavano questa pianta kharshuf donde l’italiano carciofo nome che soppiantò decisamente il termine Cinara cardunculo scolimo adattamento del lat. Cynara cardunculus scolymus nome scientifico usato dagli addetti ai lavori (coltivatori ed erboristi);) dalla voce carciofo i napoletani trassero una sorta di diminutivo femminile (cfr. il suff. ola f.le di olus) : carcioffola nome con cui in Campania è chiamato il carciofo che à - come détto - un'infiorescenza a capolino, per lo piú di colore verde tendente al grigio cenere; ci sono anche delle varietà tendenti al violetto. Le brattee, cioè le squame compatte che formano il capolino, possono avere spine oppure no; dicevo dunque che la voce a margine indica in primis un tipico ortaggio, ma con il medesimo nome nell’accezione che ci occupa si indica pure un grosso nastro crespo ed ondulato ai margini, usato come ornamento dalle donne quale supporto di cammei corallini o di altri monili, nastro avvolto concentricamente a spirale per modo che visto dall’alto i margini increspati e diseguali scimmiottino un carciofo non spinoso; furbescamente con la voce a margine si indica una cravatta la cui annodatura sia voluminosa e pletorica, ma ancóra piú furbescamente con la voce a margine si indica la vulva con riferimento all’organo stretto e serrato di una giovane donna tal quale un carciofo che se fresco e giovane à le brattee ben chiuse e serrate; ciò è tanto piú vero se si pensa che di una donna che non sia piú giovane e che per tanto si pensa abbia già avuto piú o meno numerosi rapporti coniugali, s’usa dire ironicamente che tene ‘a carcioffola sfrunnata=à il carciofo sfrondato id est:la vulva deflorata; l’etimo della voce carcioffola risulta derivato, mi ripeto, dall’arabo harsûf addizionato del suff. diminutivo lat. ola (femm. di olus); sfrunnata=sfrondata p. p. fem.le dell’infinito sfrunnà= sfrondare che è un denominale di fronda con prostesi di una s distrattiva; normale nella voce napoletana l’assimilazione progressiva nd→nn ; fettuccia s.f.le [pl. -cce] 1 nastro di cotone usato per orli, guarnizioni, rinforzi ecc. 2 cordone, cordoncino; 3 striscia sottile di qualsiasi materiale; in partic., ciascuna delle sottili strisce di barbabietola che risultano dalla trinciatura e da cui si estrae lo zucchero 4 strada rettilinea: ‘a fettuccia ‘e Terracina; voce denominale di fetta( dal lat. volg. *offitta(m), dim. di offa 'focaccia'; fettuccella s. f.le diminutivo del precedente in tutte le accezioni con esclusione della quarta; in una sua quarta accezione la voce a margine indica quel tipo di pasta alimentare di produzione casalinga o industriale che alibi prende il nome di tagliatella; friso s.m.le trina,dentello, nastrino, sottile e stretta striscia di tessuto in cotone o seta usata per orlatura dei vestiti femminili o di giacche e gilè maschili; voce dal lat. med. *frisu(m); fresillo s.m.le diminutivo del precedente in tutte le accezioni con l’aggiunta di indicare anche il colletto bianco degli abiti sacerdotali; lagana s.vo f.le originariamente la voce a margine e la successiva che ne è il diminutivo indicano un tipo di pasta alimentare; sono cioè delle fettuccine piú o meno larghe; esse derivano il loro nome dal matterello con il quale si ricavano nella versione domestica all’uovo; in napoletano il matterello è detto laganaturo (che è da un originario greco laganon, latinizzato nel neutro plurale lagana poi inteso femminile.la forma a nastro/nastrino di questa pasta à indotto a dare i medesimi nomi di lagana e laganella al nastro di cotone o seta usato per orli, guarnizioni, rinforzi ecc.; laganella s.vo f.le diminutivo della voce precedente in tutte le sue accezioni; nocca e nucchetta s.vi f.li di cui il secondo è diminutivo del primo, nastro annodato a mo’ di fiocco o di farfalla,ma anche nappa (fiocco formato da piú fili di seta, cotone o altro, usato per ornamento in tendaggi, drappi, uniformi militari, paramenti liturgici e sim.); etimologicamente la voce a margine è secondo alcuni da un longobardo knohha, ma trovo piú perseguibile l’idea di chi vi legge un latino nodica, sincopata in nod’ca e poi con assimilazione dc→cc = nocca ; puntetta s.vo f.le in origine ed in primis ‘a puntetta fu un piccolo rinforzo metallico a forma di mezza luna inchiodato alla punta anteriore o posteriore della suola e dunque della scarpa per proteggere le punte di avanpiede o tacco da eccessive sollecitazioni durante la deambulazione e perciò da probabile veloce logoramento di quella parte della suola. Va da sé che la puntetta, etimologicamente diminutivo di punta che è da un tardo latino puncta(m) deverbale di pungere, non era applicata a scarpa nuova, ma a quella già consunta e logora, nel tentativo di ripristinarne la saldezza iniziale; l’accezione della voce a margine che ci occupa è però un’altra; infatti oltre che piccolo rinforzo metallico a forma di mezza luna inchiodato alle punte della suola, la puntetta fu una piccola nappina multicolore applicata sulla punta della correggia di cuoio delle fruste usate dai cocchieri o barocciai; sciocco s.vo m.le fiocco, nastro, nodo a forma di farfalla, gala, nappa, coccarda, batuffolo.l’etimo è dal lat. floccu(m) con il tipico passaggio del gruppo latino fl seguíto da vocale al nap. sci (cfr. flu-men→sciummo – flos→sciore – flaccare→sciaccà etc.); taccaglia s.vo f.le nastro di tessuto scadente,laccio, legaccio di fortuna, con etimo quale deverbale di (at)taccare addizionato del suffisso aglia che deriva dal lat. -alia, neutro pl. poi inteso f.le, e forma sostantivi che ànno valore collettivo e spesso spregiativo (boscaglia, muraglia; ferraglia, sciucquaglie); trattandosi di un legaccio con la voce a margine si può indicare la girrettiera (femminile); e trovandomi in argomento, quantunque non siano voci derivate da quella a margine, indico qui di seguito le voci del napoletano che son di pertinenza dei venditori di nastri etc. che vendono altresí delle merci particolari, quelle che, in italiano vanno cioè sotto il generico nome mutuato dal francese di lingerie (biancheria intima femminile) = Sottopanne (s.vo m.le inv.) formato agglutinando l’ avv. sotto (dal lat. subtus, deriv. di sub 'sotto') con il s.vo m.le panne = panni, vestimenti pl. di panno (dal lat. pannu(m)); - busto, guepiere = Curzè (s. m. inv.) dal fr. corset, deriv. del fr. ant. cors 'corpo'; - reggicalze = rejecauzette (s. m. inv. – (pl. 'e rejecauzette) formato agglutinando la voce verbale reje (3° p. sg. ind. pr. dell’infinito rejere (dal lat. regere→rejere) con il s.vo cauzette = diminutivo di calze (dal lat. mediev. calcea(m), dal class. calceus 'scarpa, stivaletto'; normale nel napoletano il passaggio del lat al ad au (cfr. altus→auto→àvuto→àveto= alto alter→àuto→ato= altro). - reggiseno - rejezizze (s. m. inv.) formato agglutinando la voce verbale reje (3° p. sg. ind. pr. dell’infinito rejere (dal lat. regere→rejere) con il s.vo zizze pl. di zizza (che viene per adattamento dall’ accusativo tardo latino *titta(m)= capezzolo attraverso una forma aggettivale tittja(m) dove il ttj intervocalico diede zz che influenzò anche la sillaba d’avvio ti→zi.). - slip femminile - Cazunettella [s.vo f.le diminutivo reso femminile del m.le 'cazunetto' = mutande da uomo voce derivata dal s.vo cazune pl. metafonetico di cazone (accrescitivo di cauza che diede dapprima cauzone e poi ca(u)zone che al pl. è cazune (cfr. ad es. guaglione→guagliune marpione →marpiune etc.) addizionato del suffisso etto suffisso che altera in senso diminutivo, e spesso vezzeggiativo, sostantivi o aggettivi (fuglietto, scarpinetto etc.). - Ma torniamo ai vocaboli attinenti all’italiano nastro etc.: zagarella/ zarella/ziarella s.vi f.li triplice morfologia d’un unico vocabolo che vale1 nastro, fettuccia, legaccio, passamano; 2 Striscia nera o molto scura del mantello del cavallo che percorre per lungo la schiena, detta anche riga di mulo; estensivamente e per traslato, nella forma ziarella vale 3 cosa da nulla, qualsiasi oggetto di poco pregio Etimologicamente le voci a margine nella triplice morfologia (la seconda e terza voce son solo delle semplificazioni d’uso popolare della prima voce)sono adattamenti collaterali di zaganella diminutivo di zàgana s.vo f.le che è voce region., di area umbro-laziale, dove indica una sottile treccia di lana o di seta per rifinitura di abiti femminili;quanto all’etimo di questa zàgana da cui àn preso derivazione zaganella nonché le voci in esame che – ripeto – ne son collaterali, atteso che zàgana è voce affine a sagola di cui pare addirittura un metaplasmo regionale, si può sospettare un adattamento della voce portoghese soga (fune, corda) secondo il percorso soga→sogana →sagana→zagana sempre che la voce zàgana non sia un adattamento dell’arabo zahara ( chiaro,splendente) poi che in origine la zàgana (nastro, fettuccia) fu esclusivamente bianco usato per agghindare il capo delle fanciulle in abito bianco da prima comunione. In coda a queste voci rammento che il venditore al minuto delle merci or ora elencate, nonché di aghi, filo, bottoni ed altri accessori per il cucito, è in napoletano alternativamente, ma con precisione galantario/galantarario s.vi m.li di cui il secondo è una forma espansa (mediante l’epentesi di una sillaba espressiva ra del primo) venditore di trine, gale, merletti , pizzi, dentelli,e tutti gli altri manufatti da ornamento purché eleganti, raffinati o ricercati; etimologicamente la voce deriva dal francese galant part. pres. dell'ant. galer 'divertirsi' seguito dal suffisso ario suffisso corrispondente al lat. -arius, che forma aggettivi e sostantivi, derivati dal latino o formati direttamente in italiano, che stabiliscono una relazione, indicano nomi collettivi, nomi di mestiere ecc.; zagarellaro/zarellaro s.vi m.li di cui il secondo è una forma semplificata del primo, per sincope della sillaba ga in questo caso si tratta di un venditore al minuto, anche girovago di aghi, filo, spille, bottoni ed altri accessori per il cucito, nonché di trine, gale, merletti , pizzi, dentelli,e tutti gli altri manufatti da ornamento purché di confezione ordinaria,e non esattamente eleganti, raffinati o ricercati; la voce etimologicamente è marcata su zagarella/zarella/ziarella (cfr. antea). Come abbiamo visto il napoletano, al solito piú circostanziato e puntuale dell’italiano, à due voci che identificano il venditore di nstri ed affini, l’italiano invece à solo un generico merciaio o tuttalpiú un disusato e troppo letterario merciaiuolo/iolo; sia l’uno che l’altro indicano genericamente chi venda al minuto articoli di merceria (filo, aghi, fettucce, bottoni, ganci, fermagli) usati per lavori di cucito senza por mente alla qualità dei prodotti venduti approssimativamente détti merce (dal lat. merce(m)) vocabolo da cui deriva merciaio con l’aggiunta del suffisso aio suffisso che continua il lat. -arius; compare in sostantivi, derivati dal latino o formati in italiano, che indicano mestiere (orologiaio) oppure luogo, ambiente pieno di qualcosa o destinato a contenere o accogliere qualcosa (letamaio, bagagliaio); ugualmente da merce deriva merciaiuolo con l’aggiunta del suffisso aiolo/aiuolo suffisso costituito per accumulo dei suff. -aio e -olo, accumulopresente in sostantivi indicanti chi esercita un mestiere (legnaiuolo/legnaiolo, vignaiuolo/vignaiolo) o chi à inclinazione per qualcosa (donnaiuolo/donnaiolo, forcaiolo), oppure in aggettivi che stabiliscono una relazione di tempo o di luogo (marzaiolo, prataiolo). Giunto qui potrei anche far punto fermo,facendo contenti i meno pazienti dei miei ventiquattro lettori, ma colgo l’occasione per illustrare rapidamente l’espressione alice ‘e matenata che ò usato al principio di queste paginette; al proposito dirò che Alice s.f. in primis è un termine di pertinenza ittica usato per indicare un tipico pesce di mare, noto anche col nome di acciuga,sardella,sardina comune nel Mediterraneo e lungo le coste europee dell'Atlantico, con corpo affusolato, dorso azzurro/verdognolo e ventre argenteo (ord. Clupeiformi); si conserva sotto sale o sott'olio e viene impiegato per intingoli e salse; figuratamente persona magrissima; voce derivata dal lat. (h)allìce(m) 'salsa di pesce'; nel napoletano con la locuzione alice ‘e matenata= alice di mattino si indicò (tardo ‘800) le giovani ed eleganti adescatrici che solevano sostare sin dalle prime ore del giorno, nelle piú frequentate strade cittadine agghindate di tutto punto, allo scopo di irretire… clienti; proprio il fatto che tali giovani prostitute fossero molto eleganti ed agghindate ed indossassero abiti con pizzi, nastri e merletti e spesso stringessero nella mano un ombrellino parasole, meritò loro l’alternativo nome di ‘mbrellino ‘e seta= ombrellino di seta. E con questo penso d’avere esaurito l’argomento e d’avere contentato l’amico L.P. ed interessato qualcuno dei miei ventiquattro lettori per cui faccio punto fermo con il consueto satis est. Raffaele Bracale

ATALANTA – NAPOLI (31/10/12) 1 A 0 LL’AGGIU VISTA ACCUSSÍ

ATALANTA – NAPOLI (31/10/12) 1 A 0 LL’AGGIU VISTA ACCUSSÍ Sto’ smarrezzato (avvilito) guagliú. Ve cunfesso ca mm’ero frusciato e ca dâ partita d’ajeressera a Bergamo me fósse aspettato tre ppunte e ‘mmece fernette ca dint’â notte d’ ‘e streche ‘o Napule facette ‘a fijura d’ ‘a cucozza e ce ne turnajemo scunfitte, ‘mpurpate d’acqua e ccarreche ‘e maraviglia e nun fujemo crestiane dint’â bbellezza ‘e 74 minute ‘e ricuperà ‘na fetenzia ‘e rredda signata ‘a n’atalantese ca piscaje ‘a matta cu ‘nu tiro ‘a fora â camma ‘e ricore!Ma ggià, nuje c’êvamo appresentate a bBergamo senza Cavani e ssenza ô Matadòr ‘o Napule perde ‘o nuvantaseje pe cciento d’ ‘e pussibbilità ‘e fà risultato. A ll’abblativo (In conclusione) penzo ca doppo chello ca vedettemo ajere pure ‘o cchiú sfecatato annemístero (tifoso) se ll’è levato ‘a capa ‘o spiggisemo (l’illusione) ca ‘o Napule senza Cavani, cu Dossena, cu De Sanctis, cu Cannavaro, cu Vargas(so) e soprattutto ... cu Uallerettino Erode Mazzarri po’ vvencere ‘o scutetto o arrivà allimmeno ô siconno posto! Addó?! Accussí comme stammo mise, cca nun putimmo arrivà a nnisciuna parta, manco a Muntevergene; ô cchiú, ô cchiú putimmo arrivà a pPumpeje o ô Carmene pe ffarce benedicere ‘a ‘nu moneco ricchione! E pprimma ‘o ffacimmo, meglio è! Passammo ê ppaggelle, va’: DE SANCTIS 4,5 E che saciccio! L’Atalanta tiraje ‘mporta una vota e isso nun fuje cacchio ‘e metterce ‘na pezza!È overo ca Carmona piscaje ‘a matta cu ‘nu tiro pistuto (incredibile), ma – santu dDio! – uno ca è ‘o siconno purtiere d’ ‘a nazziunala, ‘na vota tanta à dda essere capace ‘e fà ‘nu miezu miraculo... Ma chi t’ ‘o ddà?Pigliata ‘a rredda restaje a guardarse ‘o fullé e perdette ‘e staffe (facennose ammuní) quanno ‘nu pallamenníno (raccattapalle) nun lle dette súbbeto ‘o pallone asciuto fora! CAMPAGNARO 6 Riuscette a cuntènere a Maxi Moralez(zo) e appressuraje (spinse) cuntinuamente, ma ‘e bassurere suĵe (i suoi suggerimenti) truvajeno sempe pronta ‘a difesa bergamasca nzerrata a rriccio. CANNAVARO 5 ‘O fatto ‘e stà ‘nsotto ‘e ‘na rredda custrignette ‘o Napule a appressurà concedenno tanti repartite (ripartenze) ê nirazzurre e ‘o capitano napulitano jette dint’ê chiavette..., ma senza grossi puttanate pure si, p’ ‘a verità, chella grossa ll’êva fatta ô 19° nun riuscenno a nzerrà ‘ncuollo a Carmona ô lemmeto d’ ‘a camma ‘e ricore! Fósse ora ca Uallerettino durante ll’allenamente lle spiecasse comme se fa a nzerrà ‘ncuollo ô centrocampista ca tira ‘a fora.È cchiú ‘e ‘na vota ca ‘o Napule piglia ‘na rredda accussí e fósse ora ca nun ne pigliassemo cchiú! GAMBERINI 6 Nun cuncedette niente dint’â camma soja e dinto a cchiú n’ accasione fuje puieto (autore) ‘e cratisti (ottime) diacunale difenzive ca sbrugliajeno situazzione ‘ncarbugliate. (dô 70° MESTO 5,5 – Tenette nun c’è mmale ‘a camma soja, ma ‘nfase d’appujo (supporto) all'aziona nun se vedette.) MAGGIO 4,5 Forze tène prubbleme cu ‘o bibberòn, ‘o zezzillo e ‘e pannuline...Stupetiato, nun riuscette maje a sfunnà ‘ncoppâ curzia ‘e dritta. Sprecaje ‘e capa ddoje retissante (clamorose) accasione pe pariggià. BEHRAMI 6 Ricuperaje tanti pallune e currette assaje; po cu ll'Atalanta ‘nvantaggio fuje sacrificato e tirato fora, forze speranno ‘e avé cchiú qualità.(dô 54° DZEMAILI 5,5 Trasuto pe ddà cchiú qualità rispetto a bBehrami nun ce riuscette, sustellannose (limitandosi) a scarrecà pallone e respunzabbilità ‘ncuollo a Inlèr(ro) e a mMarekiaro...) INLER 6- ‘Nu passo arreto a ppietto cu ‘o fullé contr’ô Chievo: perdette quacche bbruttu pallone pure si ne jucaje tante e ttante;spisso se ne lavaje ‘e mmane dànno ‘a respunzabbilità a mMarekiaro; ati vvote s’ ‘a pigliaje a respunzabbilità ‘e ll'urdemu passaggio, ma cu risultate scadente. HAMSIK 6,5 Ll’unico a salvarse overamente. Jucaje dô pprincipio nfi’ a ll’urdemo e tutte ll’ azzione periculose passajeno tutte p’ ‘e piere suĵe.Ô lemmeto d’ ‘a camma cercaje d’arapí ‘e mmaglie d’ ‘a difesa bergamasca; riuscette ‘na vota a ‘ncunearse bbuono, ma Consigli ‘o stuppaje cu ‘na granna asciuta vascia. DOSSENA 4 Nun è ‘a mo ca ‘o vvaco dicenno: cca se tratta ‘e n’ecchese jucatore e ppure ajeressera fuje ‘o cchiú scadente d’ ‘e suoje:’ndifesa sufferette cchiú d’ ‘o cunzentito e annante nun riuscette maje a farese vedé sbaglianno no uno, ma tutt’ ‘e bassurere (suggerimenti) (dô 75° VARGAS sv – Si chesto è ‘o llignammo, strommole nun ne putimmo caccià: quacche muvimento, ‘na palla cuntrullata dint’â camma e nient’ato; pocu fummo e nniente arrusto!) INSIGNE 5,5 ‘A chiena e ‘a vacante:poco cuntinuo s’ appicciaje mo sí e mmo no, quase nun credennoê ppussibbilità soje. Durante ô primmo aione Consigli lle necaje ‘a rredda cu n’ azzagna (prodezza), po mettette a mMarekiaro ‘e faccia a cConsigli. Piazzato cchiú largo, nun riuscette maje a ssuperà ll’avverzario ‘e cumpetenza. PANDEV 5 ‘O giuvinotto è fora forma e ppo penzo ca p’ ‘o juoco ca fa ‘o Napule, nun po’ essere isso ‘o sostituto ‘e Cavani! Passaje ‘nu bburutto primmo aione.A ll’arranqua participaje a pparicchi azzione uffenzive cu trocche tassose (scambi rapidi) dint’ô stritto, ma sprecaje cumunque cchiú ‘e ‘nu pallone. MAZZARRI 4 Tenette cchiú ‘e ‘na corpa: ‘mprimmese esserse accuntentato ‘e ‘na panca corta senza ‘nu vero sustituto ‘e Cavani, sustituto ca putesse pure essere chillu guaglione (Novotny) anemalonga e ttuosto, ma isso nun ce crede e nun ‘o vede proprio. Ajere ce fósse servuto comm’ ô ppane Denis(so) ca – pure pe corpa ‘e Uallerettino – steva ‘a chell’ata parte. Iammo annante: sbagliaje a ‘mpustà ‘o fullé mettenno ‘ncampo ‘na scuadra ca puntaje a culpí ‘ncontropiete e ca jette dint’ê chiavette ggià doppo vinte minute quanno ll’Atalanta passata ‘nvantaggio se nzerraje a rriccio e nun cuncedette cchiú manco tanto ‘e spazzio. Custretta a ccagnà mentalità ‘a scuatra cuana tentaje ‘e jucà ma a cchillu punto ll’atalantise se putetteno difennere ‘mblocco (putenno cuntà pure ‘ncopp’a ‘nu bbellu purtiere) e arremarrà (ripartire) pe ffurtuna poco periculosamente. Arbitro ORSATO 4,5 ‘E stima Carta cunusciuta cuncedette ê bergamasche ‘e vattere sistematicamente ê napulitane senza mettere lengua. P’‘o riesto direzzione senza troppi prubbleme.Cumunque nun ce porta bbuono: ‘ncopp’a unnece fullé arbitrate cu chello d’ajere, sole ddoje vittorie; po o s'è pperzo (quatto vote) o s'è ppariggiato (cinche vote)! E fermammoce cca. Bbona salute e ce sentimmo si dDi’ vo’ â prossima vota, speranno ca dummeneca finalmente rientrasse Cavani e se turnasse a vvencere pe rrummané ‘a copp’ a lLazzio, Roma e fFiorentina e mmenu male ca ll’Inter(re) è tturnata a ffarese sèntere e ppo’ dà filo ‘a torcere â rubbentus(sa) ca o pecché ajutata o pecché tène ‘o mazzo rutto o pecché accussí à dda jí à vinciuto n’ata vota! R.Bracale Brak