giovedì 2 aprile 2020

PIGLIÀ VAVIA E MMETTERSE 'NGUARNASCIONA.


PIGLIÀ VAVIA E MMETTERSE 'NGUARNASCIONA.
Letteralmente: prender bava (cioè boriarsi) e porsi in guarnacca. Id est: assumere aria e contegno da arrogante; lo si dice soprattutto di coloro che, saccenti e supponenti,  essendo assurti per mera sorte o casualità a piccoli posti di preminenza, si atteggiano ad altezzosi ed onniscienti,cercando di imporre agli altri (sottoposti e/o conoscenti) il loro modo di veder le cose, se non la vita, laddove in realtà poggiano la loro albagía sul nulla.Tale vacuo atteggiamento è spesso proprio di coloro che soffrono di gravi complessi di inferiorità e che nella loro vita familiare non son tenuti in nessun cale ed in  alcuna considerazione (cosa che fa aumentare nel loro animo esacerbato un senso di astio nei confronti dell’umanità tutta, di talché – appena ne ànno il destro -  sfogano astio e malumore sui poveri sottoposti e/o conoscenti che però, ovviamente,  si guardano bene dall’accettare o addirittura dal considerare  ciò che i boriosi saccenti tentano di esporre o imporre.
bòria s. f. astratto = atteggiamento di superiorità, di ostentazione della propria posizione o dei propri meriti veri o piú spesso presunti, ma millantati; altezzosità; l’etimo  è forse  dal lat. borea(m) 'vento di tramontana', da cui 'aria (d'importanza)', ma un’altra scuola di pensiero pensa, probabilmente piú giustamente,  ad un forma aggettivale (vapòrea) da un iniziale vapor=vapore;benché sia difficile  decidere a quale idea aderire.., molto mi stuzzica l’idea del vapore secondo il percorso vapòrea→(va)pòrea→pòria→bòria;
albagía s. f. astratto = boria, presunzione, alterigia. l’etimo è molto controverso; a parte il solito pilatesco etimo incerto (che mi dà l’orticaria...) qualcuno propone una derivazione da  alba  nel senso di vento dell’alba; qualche altro (ed a mio avviso forse piú esattamente) vi vede un denominale del lat. albasius sorta di abito bianco indossato dalle persone altezzose: albàsius avrebbe dato albàsia  e poi  albasía→albagía  adottando il suffisso tonico greco ía proprio delle voci astratte e dismettendo il corrispondente  suff. latino atono ia;
vàvia s. f. astratto = boria, presunzione, alterigia,  superbia, arroganza, tracotanza, prosopopea, spocchia; sufficienza, sussiego; la voce a margine(di pertinenza quasi esclusivamente maschile, ma talvolta anche femminile)  è un derivato di vava (bava)= liquido viscoso che cola dalla bocca di taluni animali, spec. se idrofobi, o anche da quella di bambini, vecchi, o di  persone che si trovino in un'anormale condizione fisica o psichica come càpita in chi viva uno stato continuo di superbia tracotante; etimologicamente la voce a margine si è formata partendo   da  *baba, voce onom. del linguaggio infantile voce che in napoletano, con consueta alternanza b/v (cfr. bocca→vocca – barca →varca etc.), diventa vava ed aggiungendovi il suffisso atono latino delle voci astratte ia ottenendo vàvia; si fosse adottato il suff. greco tonico  si sarebbe ottenuto vavía;
pappaviento s.vo m.le=  vale presunzione, pretenziosità, prosopopea, spocchia, ma è intraducibile ad litteram; etimologicamente è corruzione/adattamento di viento ‘e poppa→pappaviento il vento di poppa è quello attinto con una vela detta spinnaker; il s.vo a margine è usato esclusivamente nelle espressioni: a)  aizà  pappaviento = darsi delle arie; b) piglià pappaviento = profittare d’una occasione per primeggiare boriandosi.
guarnasciona s.vo f.le=guarnaccia, elegante  sopravveste medievale ampia e lunga,bordata di pelliccia  portata soprattutto dagli uomini di riguardo; in realtà la voce a margine è un accrescitivo (cfr. il suff. one) formato partendo da un originario ant. provenz. guarnacha (da leggere guarnascia donde l’accrescitivo guarnasciona; guarnacha fu modellata  sul lat. gaunaca(m) 'mantello di pelliccia',.

Raffaele Bracale

mercoledì 1 aprile 2020

PIGLIÀ o AIZÀ PAPPAVIENTO


PIGLIÀ o AIZÀ  PAPPAVIENTO
Questa volta è stato il  caro amico G. C. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) a  chiedermi via e-mail di chiarirgli  significato e portata delle due espressioni partenopee   in epigrafe. Gli ò testualmente risposto:
È il modo napoletano di rendere un duplice concetto:
a) darsi delle arie ( ed in tal caso s’usa dire: aizà  pappaviento); b) profittare d’una occasione per primeggiare boriandosi ( ed in tal caso s’usa dire: piglià  pappaviento);ambedue le espressioni: piglià pappaviento ed aizà pappaviento sono di conio recente al segno che il termine pappaviento manca in ognuno dei numerosi  calepini del napoletano in mio possesso e che ò potuto consultare. Tuttavia posso dire che  il termine, intraducibile ad litteram, è da ritenersi una corruzione dell’espressione Viento ‘e Poppa, vento che favorisce la velocità d’una barca a vela e  che viene attinto innalzando una particolare, spettacolare  vela molto colorata [spinnaker], che viene issata quando l’andatura della barca è "portante", quindi quando il vento colpisce la barca al giardinetto o appunto  di poppa e cioè nelle andature di lasco e poppa. Per cui semanticamente come la vela détta spinnaker una volta che sia innalzata ed attinga vento favorisce il procedere della navigazione, cosí chi piglià pappaviento, si boria nel primeggiare o se  aizà pappaviento, si dà delle arie, anche se non sta primeggiando in nulla.  E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico G.C. ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in queste paginette.Satis est.
 Raffaele Bracale

PÉTTOLA o PÉTTULA


PÉTTOLA  o PÉTTULA

Illustro qui  brevissimamente la parola partenopea: péttola o péttula
Dirò súbito che con tali termini si indica innanzi tutto l'ampia falda posteriore della camicia d’antan ,quella che dentro o fuori i pantaloni insiste  sul fondoschiena; estensivamente e per traslato,  con i medesimi termini, si indica  quella  che in toscano è detta sfoglia, che si ottiene con l’ausilio del mattèrello (e non mattarello che è un dialettismo romanesco, usato improvvidamente ed impunemente nel linguaggio televisivo/mediatico...)  con il quale su  di una apposita spianatoia si stende e si assottiglia, portandolo ad un consono spessore,  l’impasto di farina, uova  e/o altri ingredienti, per ottenerne, opportunamente tagliato e/o riempito, pasta alimentare o altre preparazioni culinarie;  per traslato, con i termini in epigrafe, si indica una donnaccia o anche una donnetta ciarliera e petulante; ancóra:  con il diminutivo:pettulella che stranamente è inteso maschile ‘o pettulella ci si suole riferire all’impenitente dongiovanni, al femminiere aduso a correr perennemente dietro le gonne femminili, mentre con  'o pettulellae mammà ci si  riferisce ad un uomo, che a malgrado dell'età raggiunta, non si decide ad abbandonare le gonne materne anzi la falda della camicia della sua genitrice o l'ala protettiva di mammà!Ed oggi, a ben vedere, è la consueta situazione attuale quando la stragrande maggioranza dei giovani non intende metter su famiglia, abbandonando la casa dei genitori ed anche quando lo fa,  resta legata a filo doppio con la propria genitrice dimostrando che ci si trova  indefettibilmente davanti a dei pettulelle ‘e mamma!
Ciò detto, passiamo all'etimologia del termine péttola/péttula.
Cominciamo col dire che la radice pat che pure dà vita a parole latine come patulus= disteso o verbi greci come pètomai indicanti l’azione del distendere, allargare etc.,  non si può riferire alla péttola/péttula;ciò è in tutti i testi da me compulsati al riguardo.
Molto piú prosaicamente le parole péttola e péttula si fanno derivare da un acc. latino: petula(m)con consueto raddoppiamento (espressivo) della dentale T in parole sdrucciole, con derivazione radicale dalla radice pet  di peto (lat.:peditum);e non se ne faccia meraviglia: si pensi a su cosa insiste la pettola!
Altra ipotesi, ma forse meno convincente, è che la péttola/péttula si riallacci al basso latino: pèttia(m)=pezza,nella forma diminutiva pettúla(m) e successivo cambio di accento che abbia dato péttula: questa etimologia può solleticare, ma è lontana dalla sostanza della péttola napoletana che non indica una piccola pezzuola quale appunto è la pettúla, ma, al contrario, un’ampia falda.
Rammento qui in coda a tutto quanto détto che in napoletano il termine péttola [nel suo significato di ampia falda, d’  estesa, sfoglia,  di grande, largo strato] addizionato dello specificativo ‘e spalla [di spalla ]viene usato per indicare un particolare taglio di carne, quello che altrove è noto come reale e connota un buon taglio magro,piuttosto fibroso ricavato dalla parte  che sovrasta la spalla e quasi la copre, taglio  che richiede una cottura lunga e lenta anche se talvolta viene impropriamente tagliato a bistecche. È adatto per bolliti, spezzatini, brasati e macinati.
Torniamo alla pettola quale falda di camicia ed illustriamo l’espressione: ‘A PETTOLA CA CUNOSCE ‘A CAMMISA SE FA ‘NU SACCO ‘E RISA...
 Ad litteram: la falda che conosce la camicia si fa molte risate.Icastica locuzione  usata con riferimento  ad una persona giovane che quando viene a contatto con la realtà che la circonda e se ne rende conto è costretta a farsi molte (amare) risate stante la bassezza della realtà con cui viene a contatto così come una falda di camicia che finché è nuova non conosce la sua destinazione d'uso, ma  allorché viene indossata va a contatto con il culo e si rende conto che, purtroppo, il suo destino sarà solo quello!



                                                             Raffaele Bracale