venerdì 24 febbraio 2017

VARIE 17/237

1.QUANNO Â FEMMENA ‘O CULO LL’ABBALLA, SI NUNN' È PPUTTANA, DIAVULO FALLA! Quando una donna ancheggia, se non è una meretrice ritienila tentatrice. Le donne che sculettano o lo fanno di mestiere o provocatoriamente per trovar partito. 2.QUANNO 'A GALLINA SCACATEA, È SSIGNO CA À FATTO LL'UOVO. Letteralmente: quando la gallina starnazza vuol dire che à fatto l'uovo. Id est: quando ci si scusa reiteratamente, significa che si è colpevoli. 3.QUANNO CHIOVONO PASSE E FFICUSECCHE. Letteralmente: quando cadono dal cielo uva passita e fichi secchi. Id est: mai. La locuzione viene usata quale risposta dispettosa a chi chiedesse quando si potrebbe verificare un accadimento ritenuto invece dalla maggioranza irrealizzabile. 4.QUANNO DDUJE SE VÒNNO, CIENTO NUN CE PÒNNO... Quando due si vogliono, cento non possono contrastarli... Cioè: E' inutile opporsi all'amore di due persone che si amano 5.QUANNO 'E FIGLIE FÒTTENO, 'E PATE SO' FFUTTUTE. Ad litteram: quando i figli copulano, i padri restano buggerati Id est: quando i figli conducono una vita dissoluta e perciò dispendiosa, i padri ne sopportano le conseguenze o ne portano il peso; va da sé che con la parola fòttono non si deve intendere il semplice, naturale, atto sessuale, ma piú chiaramente quello compiuto a pagamento. BRAK

giovedì 23 febbraio 2017

VARIE 17/236

1.QUANNO ‘A FEMMENA VO’ FILÀ LL’ABBASTA PURE ‘NU SPRUOCCOLO. Quando una donna vuol filare le è sufficiente un piccolo bastoncino. Id est: Quando la donna intende raggiungere un determinato scopo usa, per farlo, ogni mezzo anche quelli apparentemente meno adeguati. 2.QUANNO ‘A 'ATTA NUN CE STA ‘E SURECE ABBALLANO Quando il gatto non c’è i sorci ballano Id est: quando è assente il capo o il superiore tutti i sottoposti, siano figli o studenti o impiegati o operai ne profittano, facendo il proprio comodo e contravvenendo alle previste regole comportamentali. 3.QUANNO ‘A MUGLIERA È BBONA I ‘O MARITO È CCHIACHIELLO, SPONTANO SEMPE ‘E CCORNE Quando una moglie è procace e piacente ed il marito è sciocco o bonaccione, spuntano sempre le corne Id est: la moglie procace e sfrontata d’un marito fesso e credulone, prima o poi lo tradirà. chiachiello agg.vo e sost. m voce quasi desueta che indicò in primis un uomo di bassa statura e poi per estensione semantica lo sciocco credulone, il babbeo di nessuna personalità,l’inetto, l’incapace, il mancator di parola, il bonaccione, il banderuola aduso a mutar continuamente parere ed intenti e pertanto un essere inetto,spregevole, persona di scarsa serietà; quanto all’etimo si può supporre una base lat. cloac(u)la + il suff.masch. iello oppure, ma meno probabilmente,da collegarsi al greco kophòs=babbeo voce che però già diede il seguente chiafèo morfologicamente piú rispondente alla derivazione dalla voce greca; 4.QUANNO ‘A PALLA FA TTA-TTÀ, O SÎ STRUNZO O NUN SAJE JUCÀ Quando la palla rimpalla (fa tta-ttà) o sei uno sciocco o non sai giocare. Locuzione proverbiale in uso tra i giocatori di biliardo con la quale si assicura che il giocatore che con il suo colpo induca la propria palla a rimpallare ripetutamente con un’ altra o è uno stupido o – piú probabilmente – è incapace di giocare; per estensione la locuzione è usata tutte le volte che si voglia accusare di inettitudine chi non riesce a portare a buon fine un’operazione, confondendosi anche in mancanza di conclamati intralci. strunzo = stronzo, escremento solido di forma cilindrica e figuratamente persona stupida, odiosa etimologicamente dal longobardo strunz 'sterco'; 5.QUANNO 'A CUNNIMMA È PPOCA, SE NE VA P' 'A TIELLA. Quando il condimento è poco, si disperde nel tegame, invece di attaccarsi alle pietanze; id est al dilà del significato primo dell’espressione : chi non à mezzi sufficienti, facilmente li disperde e non riesce ad usarli per portare a compimento un'opera cominciata. cunnimma s.vo f.le condimento; voce formata dalla radice del verbo lat. condi¯re→cunni¯ re addizionata del suffisso imma suffisso per sostantivi (che è possibile trovare come immo o come imma e talora come amma o umma ) che à valore collettivizzante o intensivo (cfr. mazzamma,calimma, canimma), ma è spesso di chiaro sapore dispregiativo (cfr. cazzimma,perimma/perumma), ed è suffisso coniato su di un latino: ime(n) con successivo raddopiamento espressivo e rafforzativo della emme fino a giungere ad immo/imma/amma/umma; nella fattispecie si ebbe cunni + imma→ cunnimma tiella s.vo f.le padella, tegame; voce dal latino tegella(m), diminutivo di tegula, con caduta della palatale g, suono di transizione j donde tejella > tjella e tiella; in origine quando ancora la tegella non era che una piccola tegula, altro non fu che una sorta di copertura di altri vasi in terracotta come i caccabu-m (caccavo) e caccabella-m (caccavella) anch’essi, come la tegella e la tegola in terracotta. BRAK

VARIE 17/235

1.QUANN'È PPE VIZZIO, NUN È PPECCATO! Letteralmente: Quando dipende da un vizio, non è peccato. A prima vista parrebbe che la locuzione si ponga agli antipodi della morale cristiana che considera peccato anche i vizi, soprattutto i capitali; ma tenendo presente che il vizzio(correttamente scritto con due zete in napoletano) della locuzione è il vitium latino, ovvero il mero difetto,errore si comprenderà la reale portata della frase che scusa la cattiva azione generata non per dolo, ma per mero difetto o errore. 2.QUANNO ‘A CAPA PERDE ‘E SENZE SE NE STRAFOTTE PURE ‘E SUA ECCELLENZA! Quando la testa perde il raziocinio se ne impipa anche di Sua Eccellenza Id est: Quando, nella vita, si è in preda all’ira o alla follia non si à rispetto per nessuno, nemmeno per l’autorità. 3.QUANNO ‘A CARNA È CCOTTA È CCHIÚ FFACILE A SCEPPÀ LL’OSSA. Quando la carne è cotta è piú facile spolparla Id est: per ottenere il miglior risultato è necessario attendere il momento piú adatto che è il piú propizio o favorevole, armarsi di pazienza ed attenderlo. 4.QUANNO ‘A CAURARA VOLLE MENA SÚBBETO ‘E MACCARUNE Quando la pentola bolle, cala súbito i maccheroni Id est: nella vita bisogna esser sempre solleciti e profittare del momento adatto per fare ciò che è da farsi, evitando,per non correre l’alea di un insuccesso, di rimandare o procrastinare la propria azione.Il proverbio à anche un significato furbesco ed in tale connotazione significa: quando una donna avverte i primi bollori, occorre darle súbito marito che la soddisfi e la calmi. 5.QUANNO ‘A CUMÉTA ‘O VVO’, DALLE CUTTONE Quando l’aquilone lo chiede, dagli spago Al di là del suo concreto chiaro ed esatto significato, il proverbio vale: nella vita spesso è opportuno, se non necessario, assecondare le vanterie di chi si vanta ed è vanitoso, per tenerselo amico ed al fine di riceverne possibili futuri vantaggi. BRAK

VARIE 17/234

1.PURE 'E PULICE TENENO 'A TOSSE... Anche le pulci tossiscono - Id est: anche le persone insignificanti tossiscono, ossia vogliono esprimere il proprio parere.Espressione usata a sarcastico commento delle risibili azioni di chi mancando di forza e/o argomenti voglia ugualmente farsi notare esprimendo (ovviamente a sproposito) pareri o giudizi in ordine ad accadimenti cui assistano o passivamente partecipino. 2.PURE LL’ANNORE SO’ CCASTIGHE ‘E DDIO. Anche gli onori sono castighi di Dio Atteso che comportano comunque aggravio di lavoro ed aumento delle responsabilità. 3.PURTÀ P''E VICHE. Letteralmente: menare per i vicoli. Id est: comportarsi truffaldinamente nei confronti di qualcuno, imbrogliandolo, confondendolo, rimandando sine die il compimento di promesse formulategli, conducendolo per tortuosi e dispersivi vicoli in Luogo della retta e pi ú breve via maestra. L'espressione è normalmente intesa in senso figurato, ma potrebbe esserlo anche in senso concreto nel deprecato caso del furbo tassista che,invece di andare diritto alla meta, porti il povero passeggero in giro per la città prima di depositarlo a destinazione. 4.PURTÀ'E FIERRE A SSANT' ALOJA anche PUSÀ ‘E FIERRE A SSANT’0ALOJA Recare i ferri a Sant'Eligio o anche Posare i ferri a sant’Eligio Alla chiesa napoletana di sant'Eligio ( nei pressi di piazza Mercato) i vetturini da nolo solevano portare/posare, per ringraziamento, i ferri dismessi dei cavalli ormai fuori servizio.Per traslato icastico l'espressione si usa con riferimento furbesco agli uomini che per raggiunti limiti di età, non possono piú permettersi divagazioni sessuali... 5.QUANN' UNO S'À DDA 'MBRIANCÀ, È MMEGLIO CA 'O FFA CU 'O VINO BBUONO. Quando uno decide d'ubriacarsi è meglio che lo faccia con vino buono. Id est: Se c'è da perdere la testa è piú opportuno farlo per chi o per qualcosa per cui valga la pena.Con uguale intendimento s’usò dire: si proprio avimm’’a fa ‘nu peccato, facímmolo murtale! BRAK

VARIE 17/233

1.PUOZZE PASSÀ P''A LOGGIA. Letteralmente: Possa passare per la Loggia (di Genova). E' come a dire: Possa tu morire. Per la zona della Loggia di Genova, infatti, temporibus illis, transitavano tutti i cortei funebri provenienti dal centro storico e diretti al Camposanto. 2.PUR’IO TENGO ‘A MANO CU CCINCHE DÉTE. Anche io ò la mano provvista di cinque dita. Proverbio dalla duplice valenza; nella prima si adombra quasi un avvertimento minaccioso che significa: anche io sono dotato delle vostre medesime capacità operative,[comprese quelle di rubare] per cui fate attenzione a non misurarvi con me pensando di prevalere: potreste avere una brutta sorpresa! La seconda valenza sottindende una garbata protesta volendo significare: ò soltanto le vostre stesse capacità e/o possibilità; miracoli non ne posso fare: non chiedetemeli! 3.PURE ‘E CUFFIATE VANNO ‘MPARAVISO Anche i gabbati vanno in Paradiso Locuzione proverbiale usata a mo’ di conforto dei corbellati per indurli ad esser pazienti e sopportare chi gratuitamente li affanna , atteso che anche per essi derisi ci sarà un gran premio: il Paradiso. Cuffiate plurale di cuffiato =deriso, corbellato; etimol.: part.pass. di cuffià che è un denominale dell’arabo còffa=corbello. Analogamente PURE ‘E SFUTTUTE VANNO ‘MPARAVISO Anche gli infastiditi vanno in Paradiso Variante della precedente usata a mo’ di conforto degli importunati per esortarli alla pazienza ed alla sopportazione atteso che anche per loro, infastiditi, ci sarà il gran premio del Paradiso. 4.PURE ‘E MMURE TÈNENO ‘E RRECCHIE Anche i muri ànno orecchi Fa d’uopo, quindi, se non si vuole far conoscere in giro le proprie idee o considerazioni usare, anche in casa un eloquio misurato e di basso volume evitando altresí di spettegolare o di dire cose pericolosamente compromettenti per sé o altri. 5.PURE ‘NU CAUCIO ‘NCULO FA FÀ ‘NU PASSO ANNANTE Anche un calcio in culo fa compiere un passo in avanti Id est: per progredire nella vita, come nel lavoro, occorrono forti spinte, magari violente che vanno comunque accettate considerato i vantaggi che ne possono derivare. BRAK

VARIE 17/232

1.PORTA CU TTICO E MMAGNA CU MMICO Ad litteram: Porta (qualcosa) con te e mangia con me L’espressione cela il perentorio invito a presentarsi, se invitati, per una qualsiasi ragione, a desinare, a presentarsi non a mani vuote, ma muniti di un dono da offrire a mo’ di ringraziamento per l’invito ricevuto. Piú ampiamente la locuzione può essere usata in qualsiasi occasione per significare che nulla può essere ottenuto gratuitamente e che invece ogni cosa va meritata a fronte di un corrispettivo.Preciso infine che la locuzione non à il significato, come impropriamente pensa qualche sprovveduto, e come ad una frettolosa lettura potrebbe intendersi, non à il significato di un invito a portar seco delle cibarie da condividere, ma – come ò détto - à il significato di un invito a portar seco uno o piú doni da offrire all’anfitrione. Linguisticamente faccio notare che nell’espressione in esame è presente un doppio uso pleonastico, ma rafforzativo del cu (= con che è dal lat. cu(m)) già presente in posizione enclitica nei successivi ttico (= con te che ripete dritto per dritto il lat. tícu(m), comp. di tí (abl. di tu) e cum 'con') e mmico (= con me che ripete dritto per dritto il lat. mícu(m), comp. di me e cum 'con'). Rammento in chiusura che il cu = con va correttamente scritto senza alcun segno diacritico e ciò rispondendo alla regoletta del napoletano per la quale i termini apocopati di consonante/i e non di sillaba vocalica, non necessitano di segni diacritici (ad es.: cu= con da cum – pe=per da per – mo=ora da mox – po= poi da post ). 2.PUTESSE MURÍ 'E TRUONO A CCHI NUN LE PIACE 'O BBUONO. Letteralmente: possa morire di violenta bastonatura chi non ama il buono. In una città come Napoli dove vi è un'ottima e succulenta cucina chi non è buongustaio merita di morire bastonato violentemente, sino a morirne; . in napoletano TRUONO [da un lat. reg. tronus

mercoledì 22 febbraio 2017

VARIE 17/231

TUTTO ‘O LLASSATO È PPERDUTO. Ad litteram: Tutto il lasciato è perso. Id est: bisogna sempre cogliere la buona occasione che si presentasse, atteso che, lasciandosela sfuggire, difficilmente si ripresenterà. Ad un dipresso la locuzione rende in napoletano il concetto latino: Carpe diem [Cogli l’attimo] . Insomma la locuzione è una perentoria esortazione a godere ogni giorno di ciò che di buono la vita ci offre visto che il futuro non è pronosticabile. Errò perciò qualcuno che intese l’espressione in esame come un invito alla ricerca del piacere. Essa infatti sollicita solo ad apprezzare ciò che si à, a goderne senza lasciarselo sfuggire.Linguisticamente faccio notare che di per sé il lassato in epigrafe è il part. pass. Dell’infinito lassà [dal lat. laxare]usato però come s.vo neutro e come tale preceduto dall’articolo ‘o necessita la geminazione consonantica d’avvio e dunque ‘o llassato. BRAK