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domenica 31 gennaio 2016

L’EQUIVOCO DEL CONDIZIONALE NEL NAPOLETANO

L’EQUIVOCO DEL CONDIZIONALE NEL NAPOLETANO Questa volta affronto un argomento sul quale, son certo incontrerò piú di una resistenza non solo tra ça va sans dire i miei detrattori, ma pure tra i miei affezionati ventiquattro lettori...; ma tant’è: chi va pe cchisti mare, chisti pisce piglia! Pazienza, correrò il rischio ma penso che sia giunto il momento di fare un po’ di chiarezza e dire come stanno realmente le cose, delucidare cioé che (per tirarsi súbito il dente) il napoletano del popolo (che è poi quello che fa l’autentico idioma partenopeo...) rifugge dall’impiego del condizionale, (tollerato , rara avis, e non raccomandato in poesia, ma sconsigliato tassativamente in prosa...) usando in sua vece l’imperfetto congiuntivo! Prima di procedere faccio però un paio di premesse da cui non bisogna prescindere: a)il napoletano è una parlata autoctona costruita nobilmente, come del resto il toscano/fiorentino e tutti gli altri linguaggi locali dell’Italia, verosimilmente sul latino volgare (usato dal popolo, volgo) parlato in età classica (e non direttamente dal latino illustre, che fu la lingua usata dai letterati dell'epoca); b) l’idioma napoletano scritto ed orale è un linguaggio autonomo, rispondente a regole proprie e non è tributario di quelle della lingua nazionale, come ci vorrebbe far credere qualche autore della domenica [e faccio ad exemplum un solo nome: Aurelio Fierro e la sua(?) scalcinata, inconcludente grammatica napoletana che in realtà è una pessima grammatica italiana adattata al napoletano...].