FORA/FUORI
Interessante e meritevole di sottolineatura la differenza di evoluzione della voce napoletana fora (fuori)derivato dal lat. fŏras e della voce italiana fuori derivato dal lat. fŏris.
Nel caso di fŏri(s)→fuori in sillaba libera la
vocale tonica “ŏ” subí la normale dittongazione “uó”; nel caso invece di fora che derivò dal collaterale “fŏra(s)”, data la vocale terminale “-a”, non si incorse nel fenomeno della dittongazione dovuta alla metafonia dialettale, onde la forma definitiva di “fora”, con conservazione della tonica e con la solita vocale finale atona di tipo evanescente.
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domenica 31 gennaio 2016
IL TERMINE "COMME"
IL TERMINE "COMME"
COMME avv. e cong. = come (dal lat. quomodo→q(u)omo(do)→como→comme con raddoppiamento espressivo della consonante nasale bilabiale (m)).
1 in quale modo, in quale maniera (in prop. interrogative dirette e indirette): comme staje?; comme è gghiuto viaggio? (come stai?; come è andato il viaggio?); dimme comme staje; comme maje?, (dimmi come stai; come mai?), perché mai, per quale ragione: comme maje nun è cchiú partuto? (come mai non è piú partito?) | comm'è ca...?, comme va ca...?, (com'è che...?, come va che...?), qual è il motivo per cui... | ma comme?!(ma come?!), per esprimere sdegno o meraviglia | comme dice?, comme hê ditto?, (come dici?, come ài detto?), per chiedere che si ripeta qualcosa | comme fósse a ddicere?(come sarebbe a dire?), per chiedere una spiegazione | comm'è, comme nun è, (com'è, come non è), (fam.) per introdurre un fatto che si è verificato all'improvviso | comme no?!, (come no?!), certamente | comme se permette?!, (come si permette?!), si guardi bene dal permettersi
2 quanto (in prop. esclamative): comme chiove!; comme sî bbuono!; comme me dispiace! (come piove!; come sei buono!; come mi dispiace!) | e comme! serve ad affermare o confermare energicamente: «Te sî stancato?» «E ccomme!»; «Ti sei stancato?» «Eccome!»; è overo, e ccome si è vero! (è vero, eccome se è vero!)..
giovedì 28 gennaio 2016
TROCOLA – TRUÓCOLO etc.
TROCOLA – TRUÓCOLO etc.
Esistono talvolta, nell’ idioma napoletano, delle parole che ànno al maschile ed al femminile una forma quasi simile, ma significati ed etimi completamente diversi ( per tutti ad es.: cuozzo e cozza ). È il caso dei due sostantivi in epigrafe che parrebbero, nell’ordine, il femminile ed il maschile di una medesima voce e che in realtà sono oggetti completamente diversi di significato ed etimo distinti.Cerco di illustrarli; cominciamo con
tròcola s.vo f.le che si rende in italiano con la voci crepitacolo,tabella o battòla tutti termini che indicano la tavoletta di legno di forma rettangolare (circa cm. 50 x 25) munita di impugnatura e fornita di un imprecisato numero di maniglie mobili di ferro, tavoletta che, per il rumore che produce, è usata nelle funzioni religiose della settimana santa quando, nelle liturgie della chiesa cattolica, è proibito l'uso delle campane e campanelli; la voce italiana crepitacolo è un derivato del lat. crepitaculu(m), deverbale di crepitare 'scoppiettare, stridere'; la voce tabella è un derivato del lat. tabella(m) 'tavoletta', dim. di tabula 'tavola' mentre la voce battòla è un deverbale di battere; la voce napoletana risulta etimologicamente forgiata per metatesi sul greco krótalon→tròkalon→tròcola.
Niente a che spartire con la tròcola il successivo
truócolo s.vo m.le che (con derivazione dal longobardo trog + un suff. diminutivo olo (lat. olus) ) indica 1) un recipiente ( in italiano: trogolo o truogolo), per lo piú in muratura, basso e largo, destinato a vari usi: trogolo per il bucato, da muratore, dell'arrotino. 2) mangiatoia per suini.
La medesima diversità occorre, come ò detto, tra i sostantivi: cuozzo e cozza, apparentemente simili per la forma, ma diversissimi per significato ed etimo:
cuozzo s.vo m.le che rende l’italiano cantuccio di pane e che etimologicamente risulta un deverbale del lat. cutio= reseco (il cantuccio è la parte terminale di un filoncino di pane e per esser gustato va opportunamente resecato ed aperto per essere acconciamente farcito;
cosa ben diversa la
cozza (o cozzeca) s.vo f.le = mitilo, etimologicamente è una variante merid. di coccia 'guscio di molluschi'; con la variante cozzeca a Napoli si suole indicare o una ragazza molto scura di pelle (la cozza à il guscio nero o verde scuro) oppure una giovane donna decisamente brutta.
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