DIFESA DEL NAPOLETANO
Confesso di non sopportare certi sciocchi, paludati signori che si ostinano, in nome di una malintesa eleganza, a pretendere dai figlioli o da altri congiunti di esprimersi in un italiano piú o meno corretto, lasciando da parte il napoletano ( che io per lunghissimo tempo definii lingua e che solo da poco , su consiglio dell’amico prof. Carlo Iandolo, insigne glottologo, ò preso a definire parlata o idioma , per non incorrere nelle ire di qualche paludato professore universitario) quel napoletano che essi (quei taluni sciocchi, paludati signori) considerano un volgare, riduttivo dialetto malamente inteso come linguaggio minore tributario della lingua ufficiale e non [quale invece è] parlata autonoma, spesso ad ampia diffusione regionale, figlia del tardo latino e di quello volgare e parlato, idioma ricco di storia e di testi ed usatissimo per secoli in tutto il meridione, non diventato lingua nazionale solo per la protervia di certi governanti e per la furbizia di taluni mercanti, banchieri, scrittori e/o poeti toscani!
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sabato 30 gennaio 2016
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