domenica 30 dicembre 2018

CUMME CATARENEA ACCUSSÍ NATALEA


CUMME CATARENEA ACCUSSÍ NATALEA
Rispondo qui di seguito alla gentile amica S.S. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) che mi à chiesto  di chiarirle significato ed origine dell’espressione partenopea   in epigrafe.
Il  datatissimo detto: “Cumme Catarenea accussí Natalea”   che, fuor dal velame de li versi strani, vale: Le condizioni atmosferiche del giorno 25 novembre (festività di santa Caterina d’Alessandria e non della piú nota Caterina da Siena [29 aprile] ) si ripeteranno il giorno 25 dicembre [giorno del Santo Natale] à origini contadine atteso che son proprio i contadini ad essere i piú attenti alle evoluzioni climatiche che possono giovare o nuocere al seminato e conseguentemente al raccolto. Nell’espressione è interessante notare l’abilità popolare di riuscire a generare  ed a coniugaredei verbi [catarenià e natalià]partendo una volta da un nome proprio [Caterina] ed una volta da un sostantivo [Natale]; non meravigli il fatto che nato in ambito rurale il detto sia approdato in città dove da anni è sulla bocca di tutti. In coda aggiungo i fatto che del detto esiste una versione allungata:Cumme Catarenea, accussì Bbarbarea e ccumme Bbarbarea accussì Natalea, accomunando in un unicum il tempo di tre giornate: 25 novembre, 4 dicembre (santa Barbara) e 25 dicembre (Natale).
E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amica S.S. ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in questa paginetta.Satis est.
R.Bracale Brak


FRANCO ‘E VOZZOLA E CCAPPIELLO


FRANCO ‘E VOZZOLA E CCAPPIELLO
Mi è stato chiesto, via e-mail,  dal  caro amico M. A. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) di spendere qualche parola per illustrare significato e portata della locuzione in epigrafe.
Gli ò cosí risposto: la datatissima locuzione partenopea di cui mi chiedi è pressoché desueta e la si puó cogliere ormai  solo sulle labbra dei napoletani d’antan della città bassa, dove nacque; ad litteram suona:[Esser] libero,  esonerato, dispensato, sciolto, esente [dal procurarsi il necessario per] il vitto e l’abbigliamento e venne usata, in origine, nei riguardi di ogni persona, soprattutto giovane, che fósse apparentato e  vivesse in casa ed alle spalle  di  un sacerdote, e pertanto non lavorasse per procurarsi il necessario a vivere; in seguito la locuzione fu riferita ad ogni scroccone e cosí è giunta sino a noi.
Esaminiamo i termini usati:
franco/a  agg.vo m.le o f.le
1 (ant.) si diceva di persona o cosa non sottomessa politicamente:
2 (estens.) si dice di chi è libero da doveri e prestazioni | guardia franca, marenaro franco, membro dell'equipaggio che, libero dal servizio, può scendere a terra | franco tiratore, chi compie azioni di guerriglia nelle retrovie di un esercito invasore;
3(fig.) parlamentare che, nelle votazioni a scrutinio segreto, si sottrae alla disciplina di partito
4 libero dal pagamento di dazi, di spese di trasporto ecc. | mercanzia franca ‘e puorto (merce franca di porto), spedita a spese del mittente | franco frabbeca, franco dumicilio, a spese del mittente fino ai luoghi indicati | città franca, puorto franco, località in cui si introducono merci senza pagare i dazi doganali | farla franca, (fig.) compiere un'azione illecita e riprovevole senza essere sorpresi
5  (come nel caso dell’espressione in esame )libero,  esonerato, dispensato, sciolto, esente da spese o da condizionionamenti;
6(come nel caso dell’espressione sub 2)leale, schietto, sincero:
7 sicuro di sé, disinvolto; spedito: purtamento franco; prucedere cu ‘o  passo franco |
8(estens.) libero da pregiudizi, sfrontato.

 s.vo  m.le nelle costruzioni, distanza minima di sicurezza da un elemento sospeso o sporgente | in un'opera idraulica, la distanza fra il livello massimo a cui l'acqua può arrivare e quello che non deve raggiungere.
Etimologicamente è voce dal fr. ant. frank, propr. 'libero'.
 vozza/vozzola, s.vo f.le in primis vistosa tumefazione, rigonfiamento nella parte anteriore del collo, dovuta all'ingrossamento della tiroide, gozzo; per traslato
(fam.) gola, stomaco di una persona: regnerse ‘a vozzola(riempirsi il gozzo), mangiare esageratamente | tené coccosa dint’â vozza(aver qualcosa nel gozzo), (fig.) non riuscire a mandar giú un'offesa, un affronto o a tollerare qualcosa di sgradito | me sta ‘ncopp’â vozza ( mi sta sul gozzo), (fig.) si dice di cosa o persona che non si sopporta | nun tenerse niente dint’â vozza (non tenere nulla nel gozzo), (fig.) dire tutto quello che si à da dire; la voce a margine nella doppia morfologia (la seconda non è che una sorta di diminutivo della prima attraverso l’aggiunta del suff.  ola che continua il lat. olus/ola  e che unito ad aggettivi o sostantivi forma alterati con valore diminutivo o vezzeggiativo) la voce a margine, dicevo, nella doppia morfologia è un derivato del lat. tardo gargăla «trachea», da una radice *garg- assai diffusa in lingue romanze e in altre lingue indoeuropee antiche: da gargăla→gargozza donde (gar)gozza→gozza→vozza  con la tipica alternanza partenopea di g e v o v e g/c (cfr. volpe/golpe, vunnella/gunnella, vongola←concula  –gallo/vallo – vappa→guappo etc.).
Cappiello  s.vo m.le
1. nome generico di qualsiasi copricapo; in particolare, il copricapo con cupola e tesa o falda; 2. qualsiasi oggetto che, per  forma o  funzione, ricordi un cappello: cappello del lume; cappello di un fungo |cappello della tromba, del trombone, sordina
3. breve introduzione ad uno scritto, ad un discorso
4.  corona, ghirlanda
5. (come nel caso che ci occupa) nome usato quale emblema dell’abbigliamento specialmente se ricercato.
Voce etimologicamente dl  lat. mediev. cappĕllu(m),[con dittongazione ie della breve] deriv. di căppa ‘copricapo’.
 E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico M. A.  ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in queste paginette.Satis est.
 Raffaele Bracale

INCIAMPARE


INCIAMPARE
Mi è stato chiesto, via e-mail,  dal  caro amico G. Z. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) di indicargli come si rena in napoletano, il verbo della lingua nazionale in epigrafe.
Gli ò cosí risposto: quello che in italiano è semplicente inciampare nelle seguenti accezioni: 1. urtare inavvertitamente col piede contro un ostacolo, 2. incontrare una persona indesiderata, una difficoltà imprevista; 3.commettere un reato, specialmente per leggerezza o per ignoranza della legge;4. incespicare nel parlare o nello scrivere ed etimologicamente è un derivato  di ciampa (variante ant. partenopea di zampa), con il  prefisso illativo in, nell’idioma  napoletano, con molta piú precisione si può rendere in vario modo ognuno dei quali si attaglia ad una particolare situazione; li elenco ed esamino qui di sèguito:
ciampecà/’nciampecà doppia morfologia di un verbo intransitivo che vale:incespicare, zampettare con poca o nulla attenzione; etimologicamente è un derivato  di ciampa (variante ant. partenopea di zampa) [una volta senza ed una seconda rafforzata dal prefisso illativo in]
cianchià verbo intransitivo, etimologicamente denominale del longobardo zanka, che vale procedere con andatura insicura che può generare cadute  dovuta al fatto che l’esatta deambulazione è impedita dal fatto di avere gambe eccessivamente sottili e quasi ad ics.
'mpedecà verbo transitivo etimologicamente da un lat. tardo impedicare che vale impedire, intralciare i movimenti, procedere con difficoltà ed a rischio di caduta quasi si avessero i piedi impastoiati siccome un animale che non si voglia far andare libero.
‘ntuppà verbo intransitivo etimologicamente denominale del francone top= troncone dell’albero tagliato che rimane nel terreno, ceppo che vale urtare contro qualcosa di inatteso che procura momentanea perdita dell’equilibrio in chi cammini.
'ntruppeccà verbo intransitivo di significato analogo ed alternativo al precedente,usato anche nel significato sub 4. dell’italiano inciampare ma che  etimologicamente trae da un lat. reg. troppa [marcato sul greco trophē’]= cespo cioè insieme di rami, di steli o di foglie nati dalla stessa radice in forma di ciuffo su di un punto inatteso del terreno dove abbia trovato un particolare nutrimento).
traverzià verbo intransitivo, etimologicamente denominale del lat.  transvĕrsa-m che vale andare inavvertitamente contro un ostacolo posto di traverso e poco visibile .
E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico G. Z.  ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in queste paginette.Satis est.
 Raffaele Bracale

SBREVUGNÀ


SBREVUGNÀ
Il caro amico A. R. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) di spendere qualche parola per illustrare significato e portata della parola napoletana in epigrafe. Gli ò cosí risposto: L’antico verbo di cui mi chiedi, spessissimo usato al participio passato sbrevugnat/a come sinonimo di sbetuperato/a,smerdiato/a ed estensivamente anche  scrianzato/a, scustumato/a è un verbo usato in napoletano per rendere l’italiano svergonare, disvelare qualcosa di segreto al fine di sconfessare, squalificare,sbugiardare qualcuno/a che menta spudoratamente, nella speranza che quel/la qualcuno/a ne provi rossore; il verbo napoletano  etimologicamente deriva da un prefisso intensivo S- + il lat. verecundiare per il tramite di uno *sbregunniare>sbreunniare>sbre-v-ugnare [con nj>gn e suono di transizione –v- in sostituzione della –g- caduta ed è un verbo che icasticamente pone l’accento sulla funzione correttiva di chi svergoni, squalifichi o addirittura tradisca il bugiardo, inducendolo al pentimento.
   E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico A. R.  ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in queste paginette.Satis est.
 Raffaele Bracale

NAPOLI – BOLOGNA (209.12.18) 3 A 2 ‘A VEDETTE ACCUSSÍ


NAPOLI – BOLOGNA (209.12.18) 3 A 2
‘A VEDETTE ACCUSSÍ
‘Assa fà ô Cielo, guagliú ajeressera ô san Paolo  contr’â scuatra d’’e mmurtatelle d’Inzaghi scese a gghiucà ‘o sibbacco (match) d’’a vita cu ‘o sanco a ll’uocchie, ‘o Ciuccio vincette mantenenno ‘o passo d’’a vecchia zoccola [ca, mariola senza scuorno, facennose ajutà da ll’arbitro e dâ varra êva scunfitto ‘a Sampedoria pe ddoje a uno...] d’’a scuatra milanese ‘e Spalletti, ca vincette ancòra e ppe scagno p’uno a zzero e nun ce ‘ntussecajemo sciampagna, cutichino e mmennicule ‘e ll’urdemo ‘e ll’anno! Mettimmola accussí e ddicimmo ca vincenno, p’’o mumento avimmo prutetto ‘o siconno posto ‘ncrassifica ca, a ccumme vanno ‘e fatte ‘nnitaglia[senza sunnarce ati pescetielle fritte...] è ‘o cchiú ca putimmo fà. ‘Nzomma ajeressera  ‘o Ciuccio riuscette a  nchiurere  ‘o duimiladiciotto  cu ‘na nichemata  (vittoria) assaje  faticata contro â ‘na scuatra scamosa e ‘mpicciosa ca sfruttaje ô mmassimo ddoje accasione avute e ppe ddoje vote signaje apparanno ‘e ddoje addaffe (reti) fatte da sant’Arcadio [ô15’ iô 51’] e pperò nun tenette po cchiú ‘o tiempo pe rrussimà (pareggiare) chella ca a ll’88’ Ciruzzo piazzaje ê spalle ‘e Skorupski  e accussí ‘e nujate muidde (tifosi) putettemo fesiggià  ‘nu  Napule a 44 punte ‘ncrassifica.Meglio nun po’ gghí e ppacienza.
Passammo ê ppaggelle:
MERET[Lungagnone] 5,5: Mi dispiace, ma ll’aggi’’a mettere miezu zifo (voto) mancante pecché m’aspettavo ca ô san Paolo sse mantenuta ‘a porta acrata (inviolata), ‘mmece chi t’’o ddà?! ‘Mpignato ‘nu paro ‘e vote, ‘int’ê primme diece minute nunn êtte fà cape d’angelo pe rrisponnore prisente... però po ‘ncopp’a ll’addaffe (reti) ‘e   Santandèr(re) e dde Danilo rummanette fremmo cumme a ‘nu pupazzo ‘e stoppa senza tentà niente. E cche saciccio! Pe ffurtuna ca po ô niajio (finale) nun se facette fottere n’ata vota da Danilo.

MALCUIT[‘O Tignuto] 6,5 Appressuraje (spinse) paricchio e sse facette apprezzà pure areto nchiudenno ‘ncopp’a pPalacio lanzato a pporta; ‘nzomma ‘na mumazza atalossa (ottima prestazione) dimastranno ca ‘nfra chille d’’a trasera (difesa)  fove isso ‘o meglio pe mmeina e vvuduja (smalto e lucidità). Jusaida istinaja (assist fantastico) p’’o doje a uno ‘e sant’Arcadio!

ALBIOL[‘O Masto] 6: senza ‘o Ggialante sufferette assaje facennose ‘nu mazzo tanto pe ddà ‘na mana pure a cchillu ‘ntontaro d’’o cumpagno ‘e sezziona  cercanno ‘e mettere ‘na pezza ê ffessarie d’’o serbo; peccato ca nun ce riuscette   ‘nnacasione ‘e ll’addaffa ‘e Danilo!

MAKSIMOVIC[ ‘O‘Ntontaro] 5: Seh, seh, n’atu vullo e ppo se coce! Nunn’ è articulo suojo chillo ‘e metterse ô posto d’’o Ggialante. Facette troppi fessarie nun sulo cu pPalacio, ma cu cchi capitasse; sempe fora pusizziona, dimustraje ‘e stà a ccurto d’ammanna (sicurezza) e d’armucrarra (decisione); chi nun ce credesse jesse a gguardà cumme lassaje zumpà da fremmo a sSantarer(re) gacennolo signà   Pejo facette ‘nnaccasione d’’o doje a ddoje quanno ‘mpicciaje pure ô Masto ca cercava ‘e marcà a dDinilo: nunn’’o ffacette isso, nè ‘o ffacette fà ô cumpagno ‘e sezziona (reparto). Carté (disastroso)!
GHOULAM 6: À dda ancòra turnà isso! Ajere facette sí e nno ‘o nnicessario...  [dô 68’ MARIO RUI 6.5: Trasette bbuono i a cciammiello dànno sustanza a ll’epata (fase) difenziva (fase difensiva) i ‘o ddimustraje cu ddoje chiusure‘mpurtante.] 

CALLEJON [Peppe ‘a ‘nguenta] 5.5: Mi dispiace, ma ll’aggi’’a mettere pure a isso miezu zifo (voto) mancante pecché ajere nun piacete nè a mmeno nè ô Jancone scuntente ‘e vedé cumme tenette prubbleme a ccercà ‘a porta; tenite a mmente ca ô 50’, sulo a dduje passe dâ porta,   mettette ‘a palla ‘mmano  a Skorupski, ‘mmece ‘e fravecarla ‘int’â rezza. Naturale ca ‘o Jancone, scubnfurtato s’’o chiammasse ‘mpanca a ll’84’.Troppo tarde! [da ll’84’ OUNAS sv Nunn’avette ‘o tiempo ‘e fà coccosa!]

ZIELINSKI 5: Ll’aggi’’a mettere  a fforza  ‘nu zifo (voto) mancante pecché ajere nun ce piacette proprio: nun facette nè ‘a riggia,nè ‘o cane ‘e presa, nè riuscette maje a ‘nzertarse  (inserirase)zappettanno a bbienetenne p’’o campo senza cunchiurere manco ‘o saciccio... Peccato.

ALLAN[‘o ‘Ncrifato] 6.5: solita atalossa (prestazione) carimma (generosa) fatta ‘e cegna (grinta) corza e azzaje (impegno) pure pe ffà chello ca nun facette Zielinski.

VERDI 5.5: Mi dispiace, ma ll’aggi’’a mettere pure a isso miezu zifo (voto) mancante  pecché m’aspettavo ‘e cchiú ‘e chello ca facette ajutanno  sí a gGhoulam,ma nun riuscenno maje a ffarese vedé a ccercà ‘a porta e vvenenno meno assaje a ll’arrancua (ruipresa) tanto ca ‘o Jancone se ll’êtt’’a chiammà ‘mpanca! [dô 58’ st FABIAN RUIZ[Anema Longa] 6: Mettette cchiú arizzanno (  equilibrio) dànno ‘na mana a Zielinski e truvanno quacche bbona galliffa (sgroppata)periculosa.]

MERTENS[Ciruzzo] 7,5: Fove isso a mmettere ‘ncundizzione sant’Arcadio ‘e darece ‘o vantaggio; se spustaje ‘ncopp’a ttutt’’a limia d’acco mo da cca, mo da lla  cercanno pure a porta e poco primma d’’a mez’ora sulo ‘nu grane taccullo (intervento) ‘e Skorupski nun lle permettette ‘nu tuco (gol) assaje bbello;êttemo dicere grazzie a isso si fistiggiajemo datose ca fove isso cu ‘na cresommola da fora ca fove ‘na perna mettette ‘a palla ‘mporta facenno ‘nchiana terra ‘a bbarba ô palo ‘e dritta, dànno ô Napule i a nnujaute ‘a suddisfazziona ‘e vencere! 

MILIK[Sant’Arcadio] 8: Dimustraje a cchi ancòra tene ‘o cuorio d’’o criticà d’essere jucatore overo e mmarcazzo (centravanti) ‘e sustanza: nun sulo jucaje p’’a scuatra, ma facette ddoje addaffe (reti) una meglio ‘e ll’ata [15’ e 51’] purtannoce pe ddoje vote ‘nvataggio! Ma ch’ato êsse ‘a fà? Coppola ddenocchie!

all. ANCELOTTI [‘O Jancone ] 6: Ciruzzo e ssant’Arcadio lle levajeno ‘e vverole d’’o ffuoco e lle permettetteno che lle metrtesse ‘o seje, ma nun me piacette chillu fatto d’avé tenuto troppo ‘ncampo ‘nu Zielinski ca nun cunchiudeva niente, nè d’avé miso ‘O‘Ntontaro ô oosto d’’o Ggialante e ppo ‘o Ciuccio me dètte ‘a sensazziona ‘e nun sfruttà a mmestiere ‘o putenziale uffenzivo.
arb. CALVARESE 4 - [i ‘a chenca soja, cumpreso chille d’’a varra ‘e chillo masculo sbagliato d’’a zia monaca soja!]  Scadente assaje isso  i ‘e suoje, ‘stu ternano nun sulo siscaje (ad capocchiam), ma ce facette ‘a fetenzia ‘e nun darece ‘nu ricore sacrusanto quanno uno d’’e nuoste fove scambettato ‘int’â muntaca (area di rigore) d’’e mmurtatelle, ma s’êtte ‘a fà cchiú ddinto ‘e dinto ô prozo pecché nuje vincettemo ô stesso â faccia soja, d’ Inzaghi, ‘e chella cestunia ‘e Spalletti, d’’a vecchia zoccola, ‘e chi ce vo’ male e dde tutte ‘e cestarielle ca nunn’’a fernesceneno ‘e manarce ‘a seccia!
E ffermammoce cca. Cumme jette e ccumme venette guagliú, se vincette e gghiammo annante! Ve faccio tante avucurie a ttutte quante ‘e bbona mustalà (fine) e mmegliu bbadajo (principio) e ssi dDi’ vo’ ce sentimmo ll’anno ca vène, mo cumme a mmo nun saccio comme, nè quanno. Staveti bbe’! R.Bracale Brak