lunedì 30 dicembre 2013

VARIE 2769

1.'Amice e vino ànno 'a essere viecchie! Ad litteram: gli amici ed il vino (per essere buoni) devono essere di antica data. 2.'A meglia vita è cchella d''e vaccare pecché, tutta 'a jurnata, manejano zizze e denare. Ad litteram: la vita migliore è quella degli allevatori di bovini perché trascorrono l'intera giornata palpando mammelle (per la mungitura delle vacche)e contando il denaro (guadagnato con la vendita dei prodotti caseari); per traslato: la vita migliore è quella che si trascorre tra donne e danaro. 3.'O turco fatto crestiano, vo' 'mpalà tutte chille ca ghiastemmano. Ad litteram: il turco diventato cristiano vuole impalare tutti i bestemmiatori. Id est: I neofiti sono spesso troppo zelanti e perciò pericolosissimi. 4.'O Pataterno addó vede 'a culata, llà spanne 'o sole Ad litteram: il Padreterno dove vede un bucato sciorinato, lí invia il sole. Id est: la bontà e la provvidenza del Cielo sono sempre presenti là dove occorre. 5.'O galantomo appezzentúto, addiventa 'nu chiaveco. Ad litteram: il galantumo che va in miseria, diventa un essere spregevole. In effetti la disincantata osservazione della realtà dimostra che chi perde onori e gloria, diventa il peggior degli uomini giacché si lascia vincere dall'astio e dal livore verso coloro che il suo precedente status gli consentiva di tenere sottomessi e che nella nuova situazione possono permettersi di alzare la testa e contrattare alla pari con lui. 6.'E fravecature, cacano 'nu poco pe parte e nun pulezzano maje a nisciunu pizzo. Ad litteram: i muratori defecano un po' per parte, ma non nettano nessun luogo che ànno imbrattato. Il proverbio, oltre che nel suo significato letterale è usato a Napoli per condannare l'operato di chi inizia ad occuparsi di cento faccende, ma non ne porta a compimento nessuna, lasciando ovunque le tracce del proprio passaggio. 7. 'E vruoccole so' bbuone dint’ô lietto. Letteralmente: i broccoli sono buoni nel letto. Per intendere il significato del proverbio bisogna rammentare che a Napoli con la parola vruoccole si intendono sia la tipica verdura che per secoli i napoletani mangiarono,tanto da esser ricordati come "mangiafoglie", sia le moine, le carezze che gli innamorati son soliti scambiarsi specie nell'intimità; il proverbio sembra ripudiare ormai la verdura per apprezzare solo i vezzi degli innamorati. 8. Statte bbuono ê sante: è zumpata 'a vacca 'ncuollo ô vojo! Letteralmente: buonanotte!la vacca ha montato il bue. Id est: Accidenti: il mondo sta andando alla rovescia e non v'è rimedio: ci troviamo davanti a situazioni così contrarie alla norma che è impossibile raddrizzare. 9.Quanno 'o vino è ddoce, se fa cchiú forte acìto. Letteralmente: quando il vino è dolce si muta in un aceto piú forte, più aspro.Id est: quando una persona è d'indole buona e remissiva e paziente, nel momento che dovesse inalberarsi, diventerebbe cosí cattiva, dura ed impaziente da produrre su i terzi effetti devastanti. 10. 'O dulore è de chi 'o sente, no 'e chi passa e tène mente. Letteralmente: il dolore è di chi lo avverte, non di coloro che assistono alle manifestazioni del dolente.Id est:per aver esatta contezza di un quid qualsiasi - in ispecie di un dolore - occorre riferirsi a chi prova sulla propria pelle quel dolore, non riferirsi al parere, spesso gratuito e non supportato da alcuna pratica esperienza, degli astanti che - per solito - o si limitano ad una fugace commiserazione del dolente , o - peggio! - affermano che chi si duole lo fa esagerando le ragioni del proprio dolere. 11. 'O fatto d''e quatte surde. Letteralmente: il racconto dei quattro sordi. Il raccontino che qui di seguito si narra, adombra il dramma della incomunicabilità e la locuzione in epigrafe viene pronunciata a Napoli a sapido commento in una situazione nella quale non ci si riesca a capire alla stregua di quei quattro sordi che viaggiatori del medesimo treno, giunti ad una stazione, così dialogarono: Il primo: Scusate simmo arrivate a Napule? (Scusate, siamo giunti a Napoli?) Il secondo: Nonzignore, cca è Napule!(Nossignore, qua è Napoli!) Il terzo: I' me penzavo ca stevamo a Napule (Io credevo che stessimo a Napoli). Il quarto concluse: Maje pe cumanno, quanno stammo a Napule, m'avvisate? (Per cortesia, quando saremo a Napoli, mi terrete informato?). 12. A 'nu cetrangolo spremmuto, chiavece 'nu caucio 'a coppa. Schiaccia con una pedata una melarancia premuta.Id est: il danno e la beffa; la locuzione cattivissima nel suo enunciato, consiglia di calpestare un frutto già spremuto; ossia bisogna vilipendere e ridurre a mal partito chi sia già vilipeso e sfruttato, per modo che costui non abbia né la forza, nè il tempo di risollevarsi e riprendersi.Il tristo consiglio è dato nel convincimento che se si lascia ad uno sfruttato la maniera o l'occasione di riprendersi, costui si vendicherà in maniera violenta e allora sarà impossibile contrastarlo; per cui conviene infeierire e non dar quartiere, addirittura ponendoselo sotto i tacchi come un frutto spremuto ed inutile ormai. 13.Chi va pe chisti mare, chisti pisce piglia. Letteralmente: chi corre questi mari può pescare solo questo tipo di pesce. Id est: chi si sofferma a compiere un tipo di operazione difficile e/o pericolosa, non può che sopportarne le conseguenze, né può attendersi risultati diversi o migliori. 14. Ammore, tosse e rogna nun se ponno annasconnere. Amore, tosse e scabbia non si posson celare; le manifestazioni di queste tre situazioni sono così eclatanti che nessuno può nasconderle; per quanto ci si ingegni in senso opposto amore, tosse e scabbia saranno sempre palesi; la locuzione è usata sempre che si voglia alludere a situazioni non celabili. 15.'Mparate a parlà, no a faticà. Letteralmente: impara a parlare, non a lavorare. Amaro, ma ammiccante proverbio napoletano dal quale è facile comprendere la disistima tenuta dai napoletani per tutti coloro che non si guadagnano da vivere con un serio e duro lavoro, ma fondono la prapria esistenza sul fumo dell'eloquio, ritenuto però estremamente utile al conseguimento di mezzi di sussistenza, molto piú dell'onesto e duro lavoro (FATICA)in fondo la vita è dei furbi di quelli capaci di riempirti la testa di vuote chiacchiere e di non lavorare mai vivendo ugualmente benissimo. 16. 'A sotto p''e chiancarelle. Letteralmente: attenti ai panconcelli! Esclamazione usata a sapido commento di una narrazione di fatti paurosi o misteriosi un po' più colorita del toscano: accidenti!Essa esclamazione richiama l'avviso rivolto dagli operai che demoliscono un fabbricato affinché i passanti stiano attenti alle accidentali cadute di panconcelli(chiancarelle)le sottili assi trasversali di legno di castagno, assi che poste di traverso sulle travi portanti facevano olim da supporto ai solai e alle pavimentazione delle stanze.Al proposito a Napoli è noto l'aneddoto relativo al nobile cavaliere settecentesco Ferdinando Sanfelice che fattosi erigere un palazzo nella zona detta della Sanità, vi appose un'epigrafe dittante: eques Ferdinandus Sanfelicius fecit(il cav. Ferdinando Sanfelice edificò) ed un bello spirito partenopeo per irridere il Sanfelice paventando il crollo dello stabile, aggiunse a lettere cubitali Levàteve 'a sotto (toglietevi di sotto! ). 17. A 'stu nunno sulo 'o cantero è nicessario. Letteralmente: la sola cosa necessaria a questo mondo è il pitale. Id est: niente e - soprattutto - nessuno sono veramente necessarii alla buona riuascita dell'esistenza la sola cosa che conta è nutrirsi bene e digerire meglio. In effetti con la parola cantero - oggetto destinato ad accogliere gli esiti fisiologici - si vuole proprio adombrare la buona salute indicata da una buona digestione, che intanto avviene se si è avuta la possibilità di nutrirsi. Si tenga presente che la parola cantero non à l'esatto corrispettivo in italiano essendo il pitale(con la quale parola si è reso in italiano) destinato ad accogliere gli esiti prettamente liquidi, mentre il cantaro era destinato ad accogliere quelli solidi. 18.Sparterse 'a cammisa 'e Cristo. Letteralmente: dividersi la tunica di Cristo. Cosí a Napoli si dice di chi, esoso al massimo,profitti di una situazione e si accanisca a fare proprie porzioni o parti di cose già di per sé esigue, come i quattro soldati che spogliato il Cristo sul Golgota , ne divisero, per appropriarsene, in quattro parti l'unica tunica di cui era ricoperto il Signore. 19. Essere aurio 'e chiazza e tribbulo 'e casa. Letteralmente: aver modi cordiali in piazza e lamentarsi in casa. Così a Napoli si suole dire - specie di uomini che in piazza si mostrano divertenti e disposti al colloquio aperto simpatico, mentre in casa sono musoni e lamentosi dediti al piagnisteo continuo, anche immotivato. brak

VARIE 2768

Appìla ca esce feccia! Letteralmente: tura che esce feccia. E' questo il comando imperioso dato dall'oste al garzone che stia aiutandolo a travasare il vino affinché ponga lo stoppaccio o zipolo alla botte quando, oramai vuotata, questa comincia a metter fuori la feccia o (in gergo) la mamma del vino; per traslato è il caustico ed imperioso comando che a Napoli si suole dare a chi - colloquiando - cominci a metter fuori sciocchezze o, peggio ancora, offese gratuite. A' pprimma entratura, guardateve 'e ssacche! Letteralmente: entrando per la prima volta, in qualche sito sconosciuto, badate alle tasche; id est: state attenti alle nuove frequentazioni specie di sconosciuti che possono derubarvi o procurare altri danni. Meglio scommunicato, ca communicato 'e pressa. Letteralmente: meglio scomunicato che comunicato di fretta.Id est: il danno morale è da preferirsi al danno fisico, soprattutto quando questo sia il danno ultimo:la morte; communicato 'e pressa significa: ricevere il Viatico. Doppo magnato e vìppeto" a' salute vosta". Letteralmente: Dopo d'aver mangiato e bevuto:"alla vostra salute". L'espressione in epigrafe si usa a Napoli, per commentare sarcasticamente il comportamento di chi approfitta di una situazione proficua e posticipa gli atteggiamenti augurali, dopo di aver goduto di benefici per i quali la buona norma vorrebbe che gli auguri venissero fatti antecedentemente prima cioè di godere dei frutti di azioni comuni; a mo' d'es.: un brindisi va fatto prima, non dopo una bevuta corale. Metterse 'e casa e puteca. Letteralmente: porsi di casa e bottega. Id est:accingersi ad un lavoro con massima attenzione ed attaccamento puntiglioso come chi dura la propria vita in quella che sia contemporaneamente casa e sede del proprio operare cui potersi dedicare senza soluzione di continuità e senza perdite di tempo che invece ci sarebbero qualora ci si dovesse spostare dalla bottega alla casa e viceversa. Fà 'o scrupolo d''o ricuttaro. Letteralmente: fare lo scrupolo del magnaccia. Id est: scandalizzarsi grandemente al cospetto di altrui veniali mancanze, alla stregua di un lenone abituato a compiere gravi mancanze che si scandalizzasse di piccoli reati compiuti da altre persone.La locuzione è usata a Napoli appunto per bollare il comportamento chiaramente falso di chi abitualmente incline a delinquere mostra di scandalizzarsi davanti a piccole mancanze... Purtà p''e viche. Letteralmente: menare per i vicoli. Id est: comportarsi truffaldinamente nei confronti di qualcuno, imbrogliandolo, confondendolo, rimandando sine die il compimento di promesse formulategli, conducendolo per tortuosi e dispersivi vicoli in luogo della retta e più breve via maestra. L'espressione è normalmente intesa in senso figurato, ma potrebbe esserlo anche in senso concreto nel deprecato caso del furbo tassista che,invece di andare diritto alla meta, porti il povero passeggero in giro per la città prima di depositarlo a destinazione. 'A raggione s''a pigliano 'e fesse. Letteralmente: la ragione se la prendono gli sciocchi. La locuzione con aria risentita viene profferita da chi si vede tacitato con vuote chiacchiere, in luogo delle attese concrete opere. Se so' stutate 'e llampiuncelle. Letteralmente: si sono spente le luminarie. Id est: siamo alla fine, non c'è più rimedio, non c'è più tempo per porre rimedio ad alcunché, la festa è finita. Da notare che il s.vo f.le 'e llampiuncelle(luminarie) non va confuso con il m.le 'e lampiuncielle (=lampioncini di carta colorata) Truòvate chiuso e piérdete chisto accunto. Letteralmente: Trovati chiuso e perditi questo cliente.La divertita locuzione viene usata in senso ironico a commento della situazione antipatica in cui qualcuno abbia a che fare con persona pronta ad infastidire o a richiedere i maggior vantaggi da un quid senza voler conferire il giusto corrispettivo, come nel caso ad es. di un cliente che pretenda di accaparrarsi la miglior merce, ma sia restio a pagare il giusto prezzo dovuto.L'accunto deriva dal latino: accognitus=cliente Fà tre fiche nove rotele. Letteralmente: fare con tre fichi nove rotoli. Con l'espressione in epigrafe, a Napoli si è soliti bollare i comportamenti o - meglio - il vaniloquio di chi esagera con le parole e si ammanta di meriti che non possiede, né può possedere. Per intendere appieno la valenza della locuzione occorre sapere che il rotolo era una unità di peso del Regno delle Due Sicilie e corrispondeva in Sicilia a gr.790 mentre a Napoli e suo circondario,ad 890 grammi per cui nove rotole corrispondevano a Napoli a circa 8 kg. ed è impossibile che tre fichi (frutto, non albero) possano arrivare a pesare 8 kg. Per curiosità storica rammentiamo che il rotolo, come unità di peso, è in uso ancora oggi a Malta che, prima di divenire colonia inglese, apparteneva al Regno delle Due Sicilie. Ancora ricordiamo che il rotolo deriva la sua origine dalla misura araba RATE,trasformazione a sua volta della parola greca LITRA, che originariamente indicava sia una misura monetaria che di peso; la LITRA divenne poi in epoca romana LIBRA (libbra)che vive ancora in Inghilterra col nome di pound che indica sia la moneta che un peso e come tale corrisponde a circa 453,6 grammi, pressappoco la metà dell'antico rotolo napoletano. 'A disgrazzia d''o 'mbrello è quanno chiove fino fino. Letteralmente: la malasorte dell'ombrello è quando pioviggina lentamente. Va da sè che l'ombrello corre i maggiori rischi di rompersi allorché debba essere aperto e chiuso continuamente, non quando debba sopportare un unico, sia pure violento, scroscio temporalesco; così l'uomo(che nel proverbio è adombrato sotto il termine di 'mbrello) soffre di più nel sopportare continuate piccole prove che non un solo , anche se pesante danno. Avimmo fatto: cupinte, cupinte: 'e cavére 'a fora e 'e fridde 'a dinto. Letteralmente: abbiamo fatto cùpidi, cùpidi: i caldi (son restati) di fuori ed i freddi(sono entrati) dentro. Icastica espressione napoletana che fotografa una realtà nella quale stravolgendo la logica e l'attesa, si dà via libera a chi non è all'altezza della situazione e si lascia a bocca asciutta chi meriterebbe la priorità nel godimento di un quid (che - nella fattispecie - sono i favori di una donna). 'A pecora s'à dda tusà, nun s'à dda scurtecà Letteralmente: la pecora va tosata, ma non scorticata. Id est: est modus in rebus: non bisogna mai esagerare; nel caso : è giusto che una pecora venga tosata, non è corretto però scarnificarla; come è giusto pagare i tributi, ma questi non devono essere esosi. - Zi' pre' 'o cappiello va stuorto... - Accussì ha dda jì! - Signor prete, il cappello va storto - Così deve andare. Simpatico duettare tra un gruppetto di monelli che - pensando di porre in ridicolo un prete - gli significavano che egli aveva indossato il suo cappello di sgimbescio, e si sentirono rispondere che quella era l'esatta maniera di portare il suddetto copricapo. La locuzione viene usata quando si voglia fare intendere che non si accettano consigli non richiesti soprattutto quando chi dovrebbe riceverli ha - per sua autorità - sufficiente autonomia di giudizio. si noti che la parola zi’ in napoletano non è l’apocope di zio, ma di signor Dicette Nunziata: Ce ponno cchiù ll'uocchie ca 'e scuppettate! Letteralmente: Disse Nunziata: Hanno più potenza gli occhi (il malocchio) che le schioppettate.Il napoletano teme più il danno che gli possa derivare dagli sguardi malevoli di taluno, che il danno che possono arrecargli colpi di fucile: dalle ferite da arma da fuoco si può guarire, più difficile sfuggire alla jettatura. A' nnotte se 'nzuraje Catiello. Letteralmente: Catello (inguaribile scapolo) prese moglie di notte. La locuzione fotografa una situazione che in italiano è resa con: MEGLIO TARDI CHE MAI, il Catello, infatti procrastinò tanto il suo matrimonio che quando fu celebrato era oramai notte. Nella locuzione partenopea si tenga presente la geminazione iniziale della lettera N nella parola notte che lascia capire che la A iniziale non è l'articolo femminile ('A) ma una preposizione che introduce un concetto temporale reso con la doppia N di notte; se la A fosse stato un articolo la successiva parola notte sarebbe stata scritta in maniera scempia con una sola N. 'E maccarune se magnano teniénte, teniénte. Letteralmente: i maccheroni vanno mangiati molto al dente. La locuzione a Napoli oltre a compendiare un consiglio gastronomico ineludibile, viene usata anche per significare che gli affari devono esser conclusi sollecitamente, senza por troppe remore in mezzo. Quanno siente 'o llatino da 'e fesse, è signo 'e mal' annata. Letteralmente: quando senti che gli sciocchi parlano latino, è segno di un cattivo periodo.Id est: l'ostentazione di cultura da parte degli stupidi ed ignoranti, prelude a tempi brutti, per cui son da temere gli sciocchi che si paludano da sapienti... Pare 'o sorice 'nfuso 'a ll'uoglio. Letteralmente: sembra un topolino bagnato da l'olio. La locuzione viene usata a Napoli nei confronti di taluni bellimbusti che vanno in giro tirati a lucido ed impomatati che in napoletantano suona: alliffati (dal greco aleiphar=olio); tali soggetti vengon paragonati ad un topolino che per ventura sia cascato nell'orcio dell'olio e ne sia riemerso completamente unto e luccicante. 'A carne se jetta e 'e cane s'arraggiano. Letteralmente: la carne si butta ed i cani s'arrabbiano. Id est: c'è abbondanza di carne, ma mancanza di danaro per acquistarla e ciò determina profonda rabbia in chi, non avendo pecunia, non può approfittare dell'abbondanza delle merci. Per traslato, il proverbio è usato in tutte le situazioni in cui una qualsiasi forma di indigenza è ostativa al raggiungimento di un fine che parrebbe invece a portata di mano; ciò vale anche nei rapporti tra i due sessi: per es. allorchè la donna si offra apertamente e l'uomo non abbia il coraggio di cogliere l'occasione; un terzo - spettatore, magari concupiscente, commenta la situazione con le parole in epigrafe. 'A vecchia a 'e trenta 'austo, mettette 'o trapanaturo a 'o ffuoco. Letteralmente: la vecchia ai trenta d'agosto (per riscaldarsi) mise nel fuoco l'aspo. Il proverbio viene usato a mo' di avvertenza, soprattutto nei confronti dei giovani o di chi si atteggi a giovane, che si lasciano cogliere impreparati alle prime avvisaglie dei freddi autunnali che già si avvertano sul finire del mese di agosto, freddi che - come dice l'esperienza - possono essere perniciosi al punto da indurre i più esperti (la vecchia) ad usare come combustibile persino un utile oggetto come un aspo, l'arnese usato per ammatassare la lana filata. Per estensione, il proverbio si usa con lo stesso fine di ammonimento, nei confronti di chiunque si lasci cogliere impreparato non temendo un possibile inatteso rivolgimento di fortuna - quale è il freddo in un mese ritenuto caldo. Jì zumpanno asteche e lavatore. Letteralmente: andar saltando per terrazzi e lavatoi. Id est: darsi al buon tempo, trascorrendo la giornata senza far nulla di costruttivo, ma solo bighellonando in ogni direzione: a dritta e a manca, in alto (asteche=lastrici solai,terrazzi) ed in basso (i lavatoi erano olim ubicati in basso - per favorire lo scorrere delle acque - presso sorgenti di acque o approntate fontane, mentre l'asteche, ubicati alla sommità delle case,erano i luoghi deputati ad accogliere i panni lavati per poterli acconciamente sciorinare al sole ed al vento, per farli asciugare. Brak

E BBRAVO Ô FESSO!

E BBRAVO Ô FESSO! Letteralmente: E bravo allo sciocco! La frase in epigrafe la si usa sempre quando si voglia ironicamente plaudire all'operato di chi pretende, da saccente e supponente, con la propria azione di dimostrare la propria supposta valentia nei confronti di qualcuno a cui non riesca di agire alla medesima stregua. Piú chiaramente, la locuzione è usata a mo' di presa in giro di coloro che fanno le viste di ritenersi superiori agli altri e in realtà se lo sono non è per maggiori capacità fisiche e/o morali, ma solo per fortunose o ovvie transeunti ragioni. Per meglio chiarire, occorre che mi spieghi con un esempio. Poniamo vi sia un uomo infortunato alle gambe che abbia perciò difficoltà ad ascendere una scala a pioli. Si presenta lo sciocco arrogante di turno che, essendo pienamente integro nella sua salute, con irrisoria facilità ascende la scala e commenta (volendo fare intendere che l’infortunato è incapace di fare cose semplici non perché infortunato, ma perché inetto di costituzione), commenta con aria saccente: "Visto come è facile?". La risposta che si merita codesto sciocco è quella in epigrafe, che nel caso dell'esempio starebbe a significare: “Sei cosí stupido da non renderti conto che se anche io fossi nella mia integrità fisica, non avrei difficoltà a fare ciò che ài fatto tu!” A margine di tutto rammento che spesso autori sedicenti napoletani, ma colpevolmente a digiuno di semantica e/o sintassi e grammatica della parlata partenopea rendono l’espressione in epigrafe non cosí come riportato E bravo ô fesso! (Bravo allo sciocco!) con un inesatto E bravo ‘o fesso! (Bravo lo sciocco!) che a parte il fatto di non riprodurre l’esatto pensiero dell’autentico napoletano che mentalmente articola appunto Bravo allo sciocco! e non Bravo lo sciocco! a parte ciò, contraddice le statuizioni della grammatica e sintassi del napoletano dove un complemento oggetto d’una proposizione transitiva o l’oggetto delle esclamative non è mai introdotto dal semplice articolo determinativo ‘o (il)/’a(la)/ ‘e (le o gli) come càpita nella lingua italiana, ma è introdotto dalle prep. articolate ô = a+ ‘o(allo) oppure â(= a + ‘a= alla ) o ê (=a +’e = a gli – alle) in quanto la parlata napoletana, sulla scorta di un antico latino volgare parlato esige per i complementi oggetti di proposizioni transitive o esclamative (persone o esseri animati, ma non cose; es. aggiu visto a pàteto ( ò visto tuo padre), aggiu chiammato ô cane(ò chiamato il cane, ma aggiu pigliato ‘o bicchiere(ò preso il bicchiere) esige una a segnacaso che unita all’articolo di pertinenza del complemento oggetto determina, come ò già détto una preposizione articolata ô = a+ ‘o(al, allo),â(= a + ‘a= alla ) ê (a +’e = a gli – alle) brak

FUSILLI PICCANTI

FUSILLI PICCANTI Ingredienti e dosi per 4 persone 4 etti di fusilli corti, 1 bicchiere d’olio evo, 1 cipolla dorata, mondata e tritata, 2 grossi cucchiai di conserva di pomidoro, 1 carota mondata e tagliata longitudinalmente in quattro pezzi, 1 costa di sedano mondata e tagliata longitudinalmente in quattro pezzi, 2 peperoncini piccanti lavati asciugati e tritati, 1 ciuffo di basilico lavato asciugato e tritato, una presa ed un pugno di sale grosso, 2 etti di mozzarella ridotti a dadolata da 1/2 cm. di spigolo, procedimento Versare in una casseruola l'olio, la cipolla,la carota il sedano; far rosolare a fiamma moderata per circa dieci minuti, aggiungere poi i cucchiai di conserva di pomidoro, un bicchiere d’acqua calda, il basilico,la presa di sale grosso,i peperoncini tritati e proseguire la cottura a recipiente coperto per mezz’ora. Lessare i fusilli in abbondante acqua salata (pugno sale grosso), colarli al dente,versarli nel tegame con il sugo, aggiungere la dadolata di mozzarella, rimestare per cinque minuti a fiamma viva. Impiattare caldissimi di fornello appena la mozzarella diventi filante. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso,Campi Flegrei d.o.c., Taurasi), stappati un’ora prima di usarli, possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute! E scialàteve!

TAGLIATELLE TRIFOLATE

TAGLIATELLE TRIFOLATE Ingredienti e dosi per 4 persone 4 etti di tagliatelle all’uovo fresche o secche, 4 grossi funghi porcini freschi o surgelati, 4 piccolezucchine verdi napoletane, 1 bicchiere d’olio d’oliva extravergine, 1 spicchio d’aglio mondato e tritato finemente 1 peperoncino piccante lavato asciugato e tritato, sale fino e pepe decorticato macinato a fresco q.s. sale grosso un pugno. procedimento Portare ad ebollizione abbondante acqua salata (pugno sale grosso) in una pentola. Nel frattempo, con un affilatissimo coltellino privare i funghi della parte terrosae mondarli superficialmente con uno straccetto umido; asciugarli e tagliarli longitudinalmente a fettine con taglio alla francese. Spuntare le zucchine, lavarle, asciugarle e tagliarle a julienne. In un proporzionato tegame mandare a temperatura l'olio con lo spicchio d'aglio; aggiungere le zucchine e farle rosolare per 4 minuti; unirvi i funghi e farli rosolare per 5 minuti. Insaporire con sale e pepe. A fine cottura cospargere i funghi con il basilico tritato. Far cuocere le tagliatelle, scolarle al dente e versarle nel tefame con i funghi. Rimestare, impiattare cospargendo di pepe decorticato macinato a fresco e servire subito. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi), stappati un’ora prima di usarli, possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute e scialàteve! Raffaele Bracale

VERMICELLI ALLA CARRETTIERA

VERMICELLI ALLA CARRETTIERA Ingredienti e Dosi per 6 persone 6 etti di Vermicelli, 3 etti di pancetta o di guanciale/lardicello =lardo di gola in cubetti da 1 cm. di spigolo, 1 cipolla dorata tagliata ad anelli sottili, Olio d'oliva e.v. p.s. a f. – 1 bicchiere 1 etto di Pecorino grattugiato finemente 3 bustine di zafferano, 5 chiodi di garofano, 1 peperoncino piccante privato del picciolo, lavato, asciugato ed inciso longitudinalmente, un gran ciuffo di prezzemolo lavato, asciugato e tritato finemente, sale doppio - un pugno, Sale fino q.s. abbondante Pepe nero macinato a fresco. Procedimento Cuocere in abbondante acqua (8 litri) salata (pugno sale grosso) ed addizionata delle bustine di zafferano i vermicelli molto al dente perché alla fine dovranno essere ripassati in padella. Mentre la pasta cuoce, mandare a temperatura in un grande tegame tutto l'olio d'oliva e.v. p. s. a f. con la pancetta o il guanciale in maniera che il grasso si sciolga; aggiungere dapprima il peperoncino ed i chiodi di garofano e súbito dopo le cipolle e farle imbiondire a fuoco vivace per 10 minuti ; fare attenzione che la pancetta o il guanciale non si asciughino troppo diventando croccanti: devono rimanere morbidissimi; se dovessero asciugar troppo, aggiungere una mezza ramaiolata dell’acqua di cottura dei vermicelli;trascorsi i 10 minuti,regolare di sale fino e colare la pasta, versarla nella padella con l’intingolo, mescolare accuratamente; spegnere i fuochi cospargere con il prezzemolo tritato e metà del pecorino;impiattare cospargendo le portate con il restante pecorino ed abbondantissimo pepe nero macinato al momento e servire immediatamente caldi di fornello. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso, Taurasi), stappati un’ora prima di usarli, possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute e scialàteve! Raffaele Bracale

RIGATONI ALLE OLIVE

RIGATONI ALLE OLIVE Ingredienti e dosi per 4 persone: 4 etti di rigatoni, 1 bicchiere d’olio d’oliva extravergine, 1 cipolla dorata di Montoro, mondata e tritata, 2 spicchi d’aglio mondati e tritati, 2 grossi cucchiai di doppio concentrato di pomidoro, 100 grammi di olive bianche disossate, 100 grammi di olive nere disossate, due cucchiai di pinoli tostati, un ciuffo di prezzemolo lavato, asciugato e tritato finemente sale fino e pepe decorticato macinato a fresco q.s. un pugno di sale grosso. procedimento Mondata la cipolla, tritarla grossolanamente e farla appassire a fuoco dolce in casseruola con l'olio e gli spicchi d'aglio pelati e tritati. Unire le olive disossate e tagliate a pezzetti non troppo piccoli.Fate insaporire a fuoco medio per 5 minuti, rimescolando con un mestolo: aggiungere il doppio concentrato di pomidoro allungati con mezzo bicchiere d’acqua calda ed i due cucchiai di pinoli tostati. Regolare di sale e far sobbollire per mezz'ora circa, rimescolando spesso la salsa.Nel frattempo lessare al dente in abbondante acqua salata (pugno di sale grasse) i rigatoni; scolarli e versarli in una zuppiera dove vanno conditi col sugo.Aggiungere il prezzemolo lavato, asciugato e tritato finemente, rimestare, cospargere di pepe decorticato macinato a fresco e servire in tavola. Vini: Corposi vini rossi campani (Solopaca, Aglianico, Piedirosso,Campi Flegrei d.o.c., Taurasi), stappati un’ora prima di usarli, possibilmente scaraffati e serviti a temperatura ambiente Mangia Napoli, bbona salute! E scialàteve!