lunedì 30 aprile 2012

GUAINELLA, PETRÏATA & dintorni

GUAINELLA, PETRÏATA & dintorni L’idea della ricerca che svolgo in queste paginette prese le mosse dalla precisa richiesta fattami sere or sono dall’amico N.C. (i consueti problemi di riservatezza mi impongono l’indicazione delle sole iniziali di nome e cognome), uno dei miei piú assidui ed attenti fruitori delle cose che scrivo, amico che mi chiese per l’appunto notizie delle voci in epigrafe e segnatamente della prima che è voce antichissima e del tutto desueta. Entro súbito in medias res dicendo che il termine Guainella (s.vo f.le) in origine fu un grido di battaglia ( guainella, guainé, brié, ahó!) in uso quale voce d’incitamento tra gli scugnizzi impegnati in pericolosi e spesso cruenti scontri a colpi di pietra; in prosieguo di tempo il grido, o meglio la sola parola d’avvio: guainella (per metonimia) passò ad indicare la vera e propria tenzone.Successivamente poi, caduta in disuso, in luogo di guainella si adottò la voce petrïata (sassaiuola). Non di facile soluzione il problema etimologico di questa voce assente nella magna pars dei vocabolarii dell’idioma napoletano o dei calepini etimologici del napoletano e d’altronde quei pochi che la prendono in considerazione ( D’Ambra, Altamura,Salzano, D’Ascoli, de Falco) o sorvolano sull’etimo o non ànno identità di vedute, pur convenendo sul fatto che la voce in primis indicasse un grido di incitamento allo scontro e successivamente la vera e propria tenzone; D’Ambra, Altamura,Salzano son fra quelli che non azzardano ipotesi etimologiche D’Ascoli e de Falco ànno idee diverse: il D’Ascoli, lasciandosi probabilmente fuorviare dall’idea sposata da due noti lessici etimologici (il D.E.I. di Battisti ed Alessio ed il D.E.D.D.I. di Cortelazzo/Marcato) fece un erroneo riferimento all’omonimo, omografo guainella (=carruba) del dialetto abruzzese, mentre l’amico de Falco dopo avere indicato, scartandole però, sia la strada del francese gain (guadagno) che quelle di alcune greche gualos (= pietra),guios (azzoppamento) dal verbo guioo ( storpiare, ledere), fa un ragionamento semantico singolare che potrebbe indurre in tentazione ma che poco mi convince per ciò che riguarda la morfologia alla medesima stregua che penso siano da escludere sia semanticamente che morfologicamente le voci francesi e/o greche indicate dall’amico de Falco che alla fine premettendo che la voce guainella vale per metonimia: tenzone, sfida reputa di poter approdare ad un’idea etimologica che chiami in causa la voce duello. Questa volta non mi sento di aderire all’idea dell’amico de Falco per due ordini di motivi: 1) il duello è voce dal lat. duellu(m), forma ant. di bellum 'guerra',ma poi accostata a duo 'due' e quindi interpretata e ripresa nel lat. mediev. come 'battaglia, scontro di due persone' e la guainella non è uno scontro a due individui, ma una tenzone fra piú persone sia pure schierate in due fazioni; 2) m’appare altresí azzardato affermare che in napoletano sia consueto il metaplasmo della dentale d nella g occlusiva velare sonora davanti ad u; talvolta può sí capitare:sedia→seggia, suddito→suggeco ma non è cosa consueta ed è troppo arrischiato e non comprovabile ipotizzare che duellu(m) diventi dapprima (in base a quale criterio?...) vuella e poi guainella. No caro amico Renato questa volta non m’avete convinto, come non mi può convincere l’accostamento della guainella (sassaiuola) napoletana con la guainella (carruba) presente qui e là come riportato sia nel D.E.I. ( diminutivo di guaina(lat. vagina) voce del XVIII sec.; denominazione volgare d’area it. sett. e centr. della carruba, introdotto, sembra, nella lingua italiana da Antonio Vallisnieri, medico, scienziato, naturalista e biologo italiano (Trassilico, 3 maggio 1661 –† Padova, 18 gennaio 1730)) che nel D.E.D.D.I. sotto la voce vaíne con un supposto diminutivo *vaginella donde l’umbro cajinelle, il romanesco guainella, l’abruzzese vainelle/fainelle/guainelle ed altre voci che valgon tutte carruba con l’eccezione del romanesco dove oltre che carruba guainella, vale pure spada, daga (forse per la forma schiacciata ed appuntita del baccello della pianta di carrubo. Non ci siamo proprio! Mi chiedo cosa mai semanticamente abbia a che spartire il frutto del carrubo con la tenzone a colpi di pietra che i napoletani nomano guainella! Non ci siamo proprio, nessuna delle idee semantico-etimologiche riferite puó soddifarmi! Ò un’altra opinione che è la seguente. Occorre rammentare che in origine la lotta, la tenzone, lo scontro tra due fazioni di scugnizzi, spesso rappresentanti di rioni limitrofi e rivali, non fu operata con il lancio di pietre, ma a colpi di elastici e flessibili bastoni e/o pertiche ricavati dai rami piú alti di piante quali i salici o piante consimili come il vetrice; orbene tali bastoni e/o pertiche prendevano il nome di ainella/e (dal greco agnos letto come hagnos = casto e puro; si trattava infatti di una pianta il cui succo delle foglie si riteneva conferisse castità e purezza. Ipotizzo dunque che in origine il grido di incitamento allo scontro, lanciato dai capifazione non fosse guainella, guainé, brié, ahó! bensí ainella, ainé, brié, ahó! e valesse: “suvvia, armatevi di bastoni, alle pertiche!” Successivamente l’originaria (‘a) ainella fu letta (‘a) uainella ed ancór piú sempre per motivi eufonici (‘a) guainella che fu dapprima un grido d’incitamento e poi identificò lo scontro una volta a colpi di bastoni e poi, dismessi quelli per mancanza di alberi da cui procurarseli, a colpi di sassi e pietre abbondanti in taluni luoghi della città bassa dove avvenivano gli scontri. Tutto ciò senza dimenticare poi che nel parlato popolare il frutto del carrubo non fu mai (se non in qualche opera letteraria, mai nel parlato comune) guainella ma sempre sciuscella.Questa voce femminile (plur. sciuscelle) traduce in napoletano ciò che in italiano è (con derivazione dall’arabo harruba ) carruba cioè il frutto del carrubo (albero sempreverde con fiori rossi in grappoli e foglie paripennate; i frutti, grosse silique bruno-nere, appuntite ricche di sostanze zuccherine, si usano come foraggio per cavalli e buoi (fam. Leguminose) ed un tempo vennero usati come passatempo goloso per bambini ; mentre come termine gergale la voce carruba vale carabiniere (per il colore nero della divisa, che richiama appunto quello bruno-nero della carruba). Il frutto del carrubo viene usato però non solo come foraggio per cavalli e buoi, o – un tempo - come passatempo dolcissimo per bambini, ma è usato altresí (per l’alto contenuto di sostanze zuccherine) nella preparazione di confetture e per l’estrazione di liquidi da usarsi in distelleria (rosolî) o quali bevande medicinali. Nell’idioma napoletano la voce femminile sciuscella conserva tutti i significati dell’italiano carruba, ma è usata anche per indicare qualsiasi oggetto che sia di poca consistenza e/o resistenza con riferimento semantico alla cedevolezza del frutto del carrubo, frutto che è privo di dura scorza, risultando morbido e facilmente masticabile da parte dei bambini sprovvisti di dentature aggressive; infatti ad esempio di un mobile che non sia di stagionato legno pregiato (noce, palissandro etc.), ma di cedevoli fogli di compensato assemblati a caldo con collanti chimici s’usa dire: È ‘na sciuscella! che vale: È inconsistente! Alla medesima maniera ci si esprime nei riguardi di ogni altro oggetto privo di consistenza e/o resistenza. Rammento, prima di affrontare la questione etimologica, che in lingua napoletana vi fu un tempo una voce maschile (o neutra) ora del tutto desueta che suonò sciusciello voce che ripeteva all’incirca il siculo ed il calabrese sciuscieddu, il salentino sciusciille ed addirittura il genovese giuscello, tutte voci che rendono, nelle rammentate lingue regionali, l’italiano brodetto, uova cotte in fricassea brodosa etc. E veniamo all’etimologia della voce a margine. Dico súbito che questa volta non posso addivenire,circa la voce sciuscella , a ciò che nel suo conciso, pur se curato, Dizionario Etimologico Napoletano dice l’amico prof. Carlo Jandolo che elimina del tutto la voce sciusciello ed accoglie solo sciuscella in ordine alla quale però sceglie pilatescamente di trincerarsi dietro un etimo sconosciuto.né – stranamente per il suo temperamento – azzarda ipotesi propositive! Mi pare invece che sia correttamente perseguibile l’idea sposata da Cortelazzo, D’Ascoli ed altri i quali per la voce sciusciello rimandano ad un lat. iuscellum = brodetto Partendo da tale iuscellum→sciusciello congetturo che per sciuscella si possa correttemente pensare ad un derivato neutro plur. iuscella→sciuscella=cose molli, cedevoli, lente come brodi, neutro poi inteso femminile. Semanticamente forse la faccenda si spiega (a mio avviso) con il fatto (come ò già accennato) che dalla carruba (sciuscella) si traggono liquidi e bevande medicinali che posson far forse pensare a dei brodini. Facciamo ora un passo indietro e torniamo alla seconda delle voci in epigrafe riportando un’ icastica maledizione che suona: - Puozz'avé mez'ora 'e petrïata dinto a 'nu viculo astritto e ca nun sponta, farmacíe nchiuse e mierece guallaruse! Imprecazione divertente, ma malevola, se non cattiva, rivolta contro un inveterato nemico cui, con spirito esacerbato, si augura di sottostare ad una mezz'ora di lapidazione subìta in un vicolo stretto e cieco, (che non offra cioè possibilità di fuga) e a maggior cordoglio gli si augura di non trovare farmacie aperte e di imbattersi in medici erniosi e pertanto lenti a prestar soccorso. puozz’ avé = possa avere id est: possa subire; puozze= possa voce verbale (2° pers. sing. cong. pres.) dell’infinito puté =potere, avere la forza, la facoltà, la capacità, la possibilità, la libertà di fare qualcosa, mancando ostacoli di ordine materiale o non materiale che lo impediscano; nell’espressione a margine puozze vale ti auguro; l’etimo di puté/potere è dal lat. volg. *potìre (accanto al lat. class. posse), formato su potens -entis; avé= avere e molti altri significati positivi come: conseguire, ottenere; ricevere; entrare in possesso o negativi come: subire; per l’etimo vedi sopra; petrïata/petrata sost.vi femm diversi l’uno dall’altro: letteralmente la voce petrata è la sassata,il tiro e il colpo di una singola pietra, mentre con la voce petrïata si intende una prolungata gragnuola di colpi di pietra, quasi una lapidazione; anticamente a far tempo dalla fine del ‘500, a Napoli soprattutto in talune zone della città quali Arenaccia, Arena alla Sanità, San Carlo Arena,san Giovanni a Carbonara ricche di detriti sassosi, residuali di piogge che trasportavano a valle terriccio e sassi provenienti dalle alture di Capodimonte, Fontanelle etc. o, nelle stagioni secche, residui di fiumiciattoli (es. Sebéto) in secca si svolgevano, tra opposte bande di scugnizzi e/o bassa plebaglia, delle autentiche battaglie(petrïate o guainelle) un tempo a colpi di bastoni, poi a colpi di pietre e sassi con feriti spesso gravi; ai primi del ‘600 tali battaglie divennero cosí cruente che i viceré dell’epoca furono costretti ad emanar prammatiche, nel (peraltro) vano tentativo di limitare il fenomeno… Si ricorda una divertente espressione in uso tra i contendenti di tali petrïate: Menàte ‘e grosse, pecché ‘e piccerelle vanno dint’ a ll’uocchie! (Tirate le (pietre) grandi, giacché quelle piccole vanno negli occhi!). Etimologicamente sia petrata che petrïata sono un derivato metatetico di preta metatesi del lat. . petra(m), che è dal gr. pétra; nella voce petrïata generata dopo petrata si è avuta l’anaptissi (inserzione di una vocale in un gruppo consonantico o tra una consonante ed una vocale; epentesi vocalica) di una i durativa allo scopo di espander nel tempo il senso della parola d’origine;l’anaptissi di questa i atona non à influito sull’accento tonico della parola e si è avuto petrïata→petriàta in luogo di petríata; dinto (a) = dentro (ad) avverbio e prep. impropria dal basso lat. de intus; da notare che in napoletano, come prep. impropria, dinto debba sempre essere accompagnata dalla prep. semplice a o dalle sue articolate â = a + ‘a (alla ) ô= a + lo ( al/allo) ê= a + i/a + le (ai/alle) per modo che si abbia ad es. dint’ ô treno (dentro al treno ) di contro il corrispondente italiano dentro il treno. La medesima cosa càpita come alibi dissi per ‘ncoppa (sopra) ,sotto (sotto), ‘mmiezo (in mezzo) fora (fuori) ed ogni altro avverbio e/o preposizione impropria; viculo = vicolo, vico via molto stretta e di secondaria importanza, in un centro urbano ; l’etimo è dal lat. viculu(m), dim. di vicus; astritto o astrinto agg. qual. masch. stretto, poco sviluppato nel senso della larghezza; non largo, non ampio; angusto; l’etimo è dal lat. *a(d)strictus part. pass. di un *a(d)stringere, rafforzativo di stringere; ca nun sponta letteralmente: che non sfocia in altra strada cioè: vicolo (stretto e) cieco; sponta =sfocia voce verbale (3° pers. sing. ind. pres.) dell’infinito spuntà= sbottonare, spuntare, comparire all’improvviso,sfociare; in primis spuntare con etimo dal latino *ex-punctare vale toglier la punta, metter fuori la punta ed il senso di spuntare, comparire all’improvviso,sfociare deriva dal fatto che chi spunta (appare), compare all’improvviso o sfocia in qualche luogo proveniente da un altro, non lo fa di colpo, ma paulatim et gradatim quasi mettendo fuori innanzi tutto la propria punta e poi il resto del corpo; ugualmente il senso di sbottonare è dato dal fatto che il bottone vien fuori dall’asola prima per la parte limitrofa(punta.) poi tutt’intero; farmacíe sost. femm. plurale di farmacía che in napoletano, piú restrettivamente del corrispondente italiano,( dove con derivazione dal greco pharmakéia 'medicina, rimedio', da phármakon 'farmaco'si intende l'insieme degli studi e delle pratiche che ànno per oggetto le proprietà, l'uso terapeutico e la preparazione dei medicinali) si intende, derivato dal francese pharmacie esclusivamente il locale destinato alla vendita e, soprattutto nel passato, anche alla preparazione dei medicinali; nchiuse agg. plur. femm. = chiuse, serrate, strette etimologicamente trattasi del part. pass. aggettivato femm. del verbo nchiurere= chiudere, ostruire, sbarrare, impedire un accesso; bloccare un passaggio con etimo dal basso latino cludere, per il class. claudere; faccio notare come nel verbo napoletano nchiurere si è avuta la consueta trasformazione di cl→chi come altrove ad es.: chiesia←(ec)clesia, chiuovo←clavus etc, la tipica rotacizzazione mediterranea d→r e la protesi di una n eufonica che non va marcata con alcun segno diacritico (‘n) in quanto essa n non è l’aferesi di in, ma solo una consonante eufonica come nel caso di nc’è= c’è, ragion per cui erra chi dovesse scrivere la voce a margine ‘nchiuse da un inesatto ‘nchiurere atteso che , come ò detto, nchiurere deriva da n(eufonica)+ cludere non da in(illativo)→’n+cludere; mierece sost. masch. plurale di miedeco/miereco= medico, chi professa la medicina avendo conseguito il titolo accademico e l'abilitazione all'esercizio della professione; l’etimo è dal lat.medicu(m), deriv. di medìri 'curare, soccorrere'con dittongazione nella sillaba d’avvio intesa breve ie←e, e rotacizzazione mediterranea d/r; guallaruse agg. masch. plur. di guallaruso= affetto da ernia probabilmente inguinale tale da limitare il movimento deambulatorio; la voce a margine (che è maschile, come dal suff. use plurale di uso, il femminile avrebbe avuto il metafonetico suff. ose pl. di osa) è un derivato del sostantivo guallera(= ernia) che è dall’arabo wadara. E cosí penso d’avere accontentato l’amico N.C. e qualche altro dei miei 24 lettori e penso di poter porre un punto fermo. Satis est. Raffaele Bracale

domenica 29 aprile 2012

PENNE SAPURITE

PENNE SAPURITE Dosi per 6 persone: 6 etti di penne rigate, 1 bicchiere d’olio e.v., 5 etti di pomodori rossi e maturi, sbollentati, pelati e passati in un passaverdure a buchi fitti, 1 cipolla di tropea grossa affettata grossolanamente, 3 etti di gorgonzola o provolone del monaco piccante, ridotti in cubetti, 1 cucchiaio di origano, ½ bicchiere di latte, sale e pepe nero q.b. Procedimento Tagliare la cipolla grossolanamente, farla un poco appassire nell'olio (senza che bruci! ), aggiungere il pomodoro, l'origano, e poco sale. Quando il pomodoro prende il bollore, aggiungere il gorgonzola o il provolone del monaco a pezzetti, abbassare il fuoco e coprire il tegame. Mettere a lessare la pasta in abbondante acqua salata; poco prima di scolare la pasta, scoprire il tegame ( il formaggio si sarà sciolto), mescolare il sugo, aggiungere un poco di latte, e ricoprire. Scolare la pasta, unirla al sugo, rimettere il tegame al fuoco e ripassare per pochi secondi. Cospargere di pepe macinato al momento e servire subito. Brak

SPAGHETTI CAPPERI ED OLIVE

SPAGHETTI CAPPERI ED OLIVE Dosi per 6 persone 6 etti di spaghetti n° 9 1 bicchiere di olio d’oliva e.v. 3 bicchieri di passata di pomidoro 1 barattolino da 2 etti di concentrato di pomidoro 1 cipolla di Tropea affettata a velo ½ etto di piccoli capperi di Pantelleria dissalati e lavati 1 etto di olive nere di Gaeta denocciolate 1 grosso ciuffo di prezzemolo lavato, asciugato (possibilmente in centrifuga o in alternativa facendolo ruotare velocemente avvolto in un telo pulitissimo) e tritato finissimamente. sale q.s. abbondante pepe nero macinato a fresco. Procedimento Preparate il sugo versando tutto l’olio in un’ampia padella; aggiungere la cipolla affettata a velo; far soffriggere a fuoco vivace,; quando la cipolla è ben dorata, ma non bruciata versare la passata di pomidoro e subito dopo tutto il concentrato di pomidoro con mezza ramaiolata di acqua bollente; salare e far cuocere per circa 15’; alla fine aggiungere i capperi lavati e dissalati, le olive nere denocciolate; far sobbollire, abbassando la fiamma, per altri 5 minuti, correggere eventualmente di sale ed aggiungere abbondante pepe nero macinato a fresco e fuori dal fuoco il trito di prezzemolo. Frattanto lessare al dente gli spaghetti in abbondante acqua salata (circa 7 litri). Colarli, sgrondando accuratamente e versarli nella padella con il sugo, rimestare accuratamente, impiattare mandando sùbito in tavola, senza che gli spaghetti perdano di calore. Su di ogni porzione si può spruzzare altro prezzemolo tritato e pepe nero. Vini consigliati: secchi e profumati bianchi campani: Falanghina, Ischia, Capri, Fiano d’Avellino freddi di frigo. Brak

FARFALLE RICCHE

FARFALLE RICCHE Saporitissimo piatto freddo primaverile ed estivo INGREDIENTI PER 4 PERSONE: - 400 gr di farfalle 300 gr di speck tagliato a bastoncini 250 gr. di formaggio pecorino a scaglie - 2 cipolle - 5 pomidoro tipo ROMA o SAN MARZANO - 1 cetriolo - 1 cucchiaino di senape - 1/2 cucchiaino di paprika - 2 cucchiai di prezzemolo tritato o – se preferite – d’origano - 8 cucchiai di olio di oliva e.v. - 1 tazzina d’aceto di vino bianco - sale q. b. - pepe q.b. 1. Lessate la pasta in abbondante acqua bollente salata; scolatela al dente e sciacquatela con acqua fredda, per fermare la cottura. Lavate e mondate il cetriolo ed affettatelo sottilmente in senso diagonale; sbollentate i pomidoro, pelateli e tagliateli a dadini. 2. Emulsionate l'olio e l'aceto in una terrina, unitevi le cipolle affettate, paprika, senape, sale e pepe. Sbattete energicamente con una forchetta. Condite la pasta con la salsa preparata e con tutti gli altri ingredienti ben mescolatiTenete per circa 2 ore in frigo e poi servite. Buona salute! Brak

PERCIATELLI ALLA BELLINI*

PERCIATELLI ALLA BELLINI* Dosi per sei persone 1 kg. di melanzane violette napoletane; ½ kg. di pomidoro tipo san Marzano o Roma, sbollentati, pelati e privati dei semi; 1 bicchiere d’olio d’oliva e.v. 1 cipolla rossa di Tropea affettata sottilmente 6 etti di pasta tipo perciatelli o in mancanza di bucatini, spezzati a mano in pezzetti di ca 5 cm. di altezza 3 etti di ricotta salata di pecora passati dapprima 12 ore in frigo e poi tagliati in cubetti da 1 cm. di lato; abbondante olio per friggere 1 etto di formaggio grattugiato grana 5 cucchiai di pangrattato sale fino e doppio q.s. pepe bianco q.s. 1 ciuffo di basilico; * versione napoletana della pasta alla norma siciliana. Procedimento In un’ampia padella, con tutto l’olio, la cipolla affettata sottilmente, i pomidoro sbollentati e pelati, tagliati a pezzettoni preparate in 15’ uno spesso sugo che al termine della cottura salerete con parsimonia, aggiungendo il basilico spezzettato a mano; frattanto lavate, asciugate e spuntate le melanzane che, senza sbucciare, taglierete in senso longitudinale in fette spesse ½ cm.; ponete le fette in un colapaste e copritele di sale fino (2 cucchiai circa) tenendole mezz’ora a perdere l’amaro liquido di vegetazione; indi sciacquatele sotto un getto d’acqua fredda e strizzatele ed infine friggetele in abbondante olio di semi portato ad alta temperatura e sistematele in un piatto coperto di carta paglia per assorbire l’eccesso d’unto; Lessate al dente la pasta spezzettata a mano in abbondante (circa 8 litri) acqua salata (sale grosso); a cottura avventa, prelevatela con una schiumarola e ponetela in un’ampia zuppiera, conditela con il sugo di pomidoro, aggiungendo il formaggio, il pepe ed i cubetti di ricotta salata; rimestate accuratamente e tenete in caldo; predisponete delle cocottine monoporzioni di ceramica o di vetro da forno, versando in ognuna un paio di cucchiai di sugo per ungere a dovere fondo e parete e sistematevi le fette di melanzane fritte avendo cura di coprire per intero fondo e parete e lasciando che le melanzane debordino dall’imboccatura delle singole cocottine; sistemate le melanzane, mettete nelle cocottine la pasta condita aiutandovi con un cucchiaio a punta; infine chiudete piegandole verso il centro delle cocottine le parti debordanti delle melanzane e coprite con un poco di pangrattato. Sistemate sulla placca del forno le cocottine cosí preparate e passatele al forno caldo (180°) per circa 15’fino a che non si sia formata una crosticina dorata. Tirate fuori dal forno, lasciate intiepidire un poco, rivoltate sui piatti le cocottine e mandate in tavola i piccoli timballetti risultanti. Vini: secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano) freddi di frigo

ROMA – NAPOLI (28/04/12) 2 A 2LL’AGGIU VISTA ACCUSSÍ

ROMA – NAPOLI (28/04/12) 2 A 2 LL’AGGIU VISTA ACCUSSÍ Ca ‘e pozzano accidere, guagliú!Ajeressera ‘e cuane sciupajeno n’ atu sangradale e me detteno n’ata delusione! E che saciccio! No, nun è pussibbile! Nun è pussibbile jucà senza n’antecchia ‘e cazzimma! Ma comme?! A sseje minute dâ fine, doppo d’essere state sotto, stévamo vincenno pe ddoje a uno e ttenevamo ‘e tre ppunte a ppurtata ‘e mane e chella capa fresca ‘e Mazzarri ‘mmece ‘e levà a Zuniga (ch’êva fatto ‘o ssujo e nun è bbuono a difennere...)facenno trasí ‘nu vero difenzore ‘e cchiú e mettenno ‘a difesa a cquatto... che fa? Leva a Ccavani ca cumunque êsse pututo tené ‘mpenziero ê rumanise e nun cumanna ê suoje ‘e fà ‘e bbarricate vuttanno cuntinuamente fora ‘o pallone e fermanno pure cu ‘e ttriste ‘e rumanise primma ca passasseno ‘a linia ‘e mità ccampo. No, nun è pussibbile! Nun se fa accussí! Quanno ce vo’ ‘a cazzimma, ce vo’ si no nun se va annante. Proprio comme succedette ajeressera ca ‘o Napule perdette ‘na granna uccasione, purtannose â casa sulo ‘nu punto addó cu ‘nu poco d’attenzione e dde cegna se nn’êsseno purtate tre! E accussí fernette ca ‘a Roma afferraje pe ‘na recchia ‘a redda d’ ‘o pareggio e ‘nchiudette ‘a partita ‘ncopp’ô doje a ddoje ca pe mme fuje comme a ‘na curtellata dint’a ‘nu scianco, pecché penzo ca mo ‘o terzo posto ‘o Napule s’ ‘o po’ scurdà e De Pezzentis chist’anno ‘e denare d’ ‘a Ciampionsa nun s’ ‘e mmette dint’ô cogliapiecuro! Purtroppo chist’anno ‘o Napule ‘e curtellate me nn’à date tante e cuntinua a mm’ ‘e ddà! Passammo ê ppaggelle: DE SANCTIS 5 Troppi vvote nun ascette (cumminfatte pigliaje ddoje rredde cu ttire ‘a dint’a ll’area ‘e porta..., ll’area soja!) e nun bluccaje ‘e tire ‘a luntano mettennose dint’ê guaje; pe ffurtuna soja ajeresseraGago facette ‘na gagata e se magnaje ‘na rredda fatta doppo ca Morgan nun aveva trattenuto ‘na meza cagliosa ‘e Totti. Sperammo ca se repiglia ambressa Rosati, pecché ‘o Pirata s’ à dd’arrepusà; e ll’anno ca vène i’ spero ca arrivasse Handanoviccio! ARONICA 6,5 Atalossa cunvincente ‘e Totò ca ce mettette ‘ntelliggenza e razziucinio. CANNAVARO 5,5 Sufferette malamente ‘a mancanza ‘e punte ‘e riferimento; s’estranaje dâ lotta risultanno assente ‘ngiustificato ‘ncopp’ê rredde rumanese. ‘Mpricise ‘e púggie soje (i suoi rilanci). FERNANDEZ 5,5 Ô primmo tiempo sufferette assaje cu Bojan; jette meglio ô siconno tiempo, ma dimustraje, ô ssolito, d’essere ‘nu difenzore ‘e ‘na difesa a cquatto. ZUNIGA 5,5 Bellissima rredda soja cu ‘na cagliosa ‘a luntano, ma difennere nun è mestiere suĵo; cumminfatte ‘ncopp’ê ddoje rredde rumanese tenette cchiú ‘e ‘na respunzabbilità. ‘Nfinale ‘e rencontra, quanno s’êsse avuto difennere ‘o vantaggio cu ‘e diente, i’ ll’êsse sustituito cu Britos(so). GARGANO 6 Rispetto a ati vvote me parette stanco, ma s’ à dda ammettere ca nfi’ a ajeressera à fatto ‘nu granne campiunato correnno spisso pe dduje... e è ffatto ‘e carne pur’isso!Meglio, (‘a fora ‘e ll’urdemi cinche minute, comme a ttutta ‘a scuatra) ô siconno tiempo. INLER 7 Ajere ssera me parette ‘e vedé ‘o turco-napulitano visto a Udine. Luttaje cu ‘o curtiello ‘mmiez’ê diente, currette e gghiucaje a mmestiere cu ‘o pallone ‘mmiez’ê piere. DZEMAILI 5 Nun stette ‘nserata! A ppietto d’‘a rencontra a Llecce risultaje assaje ‘mpriciso e aizaje porvera. Venette fermato cu ‘na bbrutta falta dint’â meglia jucata d’ ‘a serata. (dô 52° PANDEV 6 Cu ‘e llazzette (serpentine) soje e ripartenno ‘nvelocità criaje paricchi prubleme â Roma.Servette ‘na granna palla a Ccavani ca facette ‘na rredda spettaculare!)Ll’êsse fatto trasí assaje primma! MAGGIO 6 Nun se stancaje maje ‘e correre e pe ttutto ‘o siconno tiempo se magnaje a Taddei; peccato ca nun fuje priciso cu ‘e sustentazzione e se strafucaje ‘na rredda ggià fatta! HAMSIK 6 Forze nun fuje troppo gliammativo (appariscente), ma servette assaje pe ll’amministrazzione (gestione) d’‘a palla. CAVANI 6,5 Difficile pe tutte, ma no p’ ‘o zengariello nuosto..., luttà ‘a sulo contro a ttutta ‘a difesa avverzaria; quanno lle venette miso vicino Pandev accummenzaje a gghiucà meglio nfi’ a arrivà a ttruvà ‘na granna rredda, chella d’ ‘o vantaggio cuano, cu ‘nu tiro a ggiro sott’ô travesagno(sotto la traversa). Comme a ssempe valiuso (prezioso) dint’ê riplieche(nei ripiegamenti).Nun ll’êsse fatto maje ascí! ( dô 73°LAVEZZI s.v.) All. MAZZARRI 5 Tenette grossi respunzabbilità pe ll’uccasiona perza d’ ‘a scuatra soja, cu ‘nu primmo tiempo overo brutto e cu ‘nu finale ‘ngenuo e ssenza cegna. Avette voglia ‘e dicere ca ‘a scuatra nun è matura... A pparte ca nun è ‘na perzeca ‘e contratiempo..., ‘o compito suĵo è pure chillo ‘e fà maturà ‘a scuatra e isso po’ ajeressera ce mettette ‘o ssujo cu ‘nu carreco ‘e unnice giacché nun capette ca ll’urdimi diece minute s’êvan’ ‘a jucà cu ‘na difesa a cquatto e affruntanno a muozzeche e pizzeche ll’avverzarie struncannone ‘e passe primma ca passasseno ‘a linia ‘e mità campo. Ajeressera s’avette ‘a dimustrazzione ca Mazzarri cu ‘o Napule è arrivato â stazziona finale, cchiú ‘e chello ca à dato nun po’ ddà e ca se nn’à dda jí! arbitro RIZZOLI 4 Scadente; isso e ‘e cullabburature suje s’aventajeno cchiú ‘e n’urzo ‘e cóse (fuorigioco) ‘ndanno d’ ‘e cuane e fuje ‘e maneca larga cu ‘e rumanise ca mazzulajeno ‘ê guagliune ‘e Mazzarri senza ca isso dicesse maje niente! E mettimmo punto cca. Ce sentimmo, si dDi’ vo’ â prossima vota. Staveti bbe’! R. Bracale Brak

sabato 28 aprile 2012

TUBBETTIELLE ALLA LIBERO BOVIO*

TUBBETTIELLE ALLA LIBERO BOVIO* È uno dei piatti preferiti da Libero Bovio, il notissimo amato poeta napoletano,vissuto tra la fine del 18° sec. e la metà del 19°, commediografo, giornalista dall’ironia sferzante, e dalla battuta tagliente, oratore forbito, famosissimo autore di canzoni sia in vernacolo ( Guapparia -Chiove – Lacreme napulitane – Zappatore – Reginella – Silenzio cantatore) che in lingua (Signorinella – Amor di Pastorello – Cara piccina) e cento altre… La vastissima produzione di Bovio fatta di poesie, canzoni, drammi, aforismi ed altro è stata raccolta in tre splendidi volumi dall’ editore Morano di Napoli e tale raccolta non dovrebbe mancare in nessuna biblioteca domestica di chi si senta autenticamente napoletano! E passiamo alla ricetta. Dosi per 6 persone: 6 etti di pasta formato tubetti piccoli (‘e tubbettielle detti pure avemarie) 1 bicchiere d’olio d’oliva extra vergine 1 spicchio d’aglio, privo di camicia, finemente tritato 7 – 8 etti di pomidoro tipo san Marzano sbollentati, spellati e privati dei semi o, in alternativa una buatta da un kg. di pomidoro pelati sgrondati del liquido di conserva ½ etto di pecorino possibilmente laticauda grattugiato 1 ciuffo di basilico spezzettato a mano Sale fino e pepe nero macinato al momento q.s. PROCEDIMENTO: In una larga padella antiaderente soffriggere l’aglio nell’olio; aggiungere i pomidoro spezzettati o il contenuto della buatta ben sgrondato, aggiustare di sale ed in ca 15 minuti portare a cottura la salsa. In molta acqua salata lessare i tubetti fino a mezza cottura; raccoglierli dalla pentola con una schiumarola forata e metterli nella padella con il sugo aggiungendo un mestolino dell’acqua in cui lessavano e portarne a termine la cottura rimestando continuamente e cospargendo infine ‘e tubbettielle con tutto il pecorino e del pepe macinato al momento. Impiattare spezzettando a mano qualche foglia di basilico fresco e profumato E FACITENE SALUTE! Raffaele Bracale