mercoledì 17 settembre 2014

ARRIDUCERSE COMME A SSANTU LAZZARO

ARRIDUCERSE COMME A SSANTU LAZZARO Questa volta è stato il caro amico N. C. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) a chiedermi via e-mail di chiarirgli significato e portata dell’antica e non desueta espressione partenopea in epigrafe. Gli ò risposto che l’espressione da rendersi in italiano: Ridursi come un san Lazzaro à un duplice significato, ma in ambedue i casi si fotografa una situazione negativa, dannosa, sfavorevole, svantaggiosa; nel primo caso essa riguarda un individuo cosí tanto povero. bisognoso, misero, squattrinato, spiantato,da potersi appaiare a quel tal Lazzaro che indigente, malagiato, meschino giaceva ai piedi della tavola d’un ricco gaudente e vi stazionava nella speranza di potersi nutrire degli avanzi del crapulone o quanto meno delle miche che gli cascavano dal tavolo (cfr. il vangelo di Luca 16/19-31); nel secondo caso la situazione negativa, dannosa, sfavorevole, svantaggiosa fotografata è quella che riguarda un individuo cosí tanto male in arnese affetto com’ è da malattie ripugnanti tale da renderlo malandato, malconcio, malmesso, malridotto, quando non disgustoso, nauseante, repellente, ributtante alla medesima stregua di un tal san Lazzaro di Gerusalemme del 1° secolo, non meglio identificato, medico affetto da lebbra [che fu debellata dal medesimo]; sotto la sua protezione sorse l'Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme, un ordine costituitosi a Gerusalemme nell'XI secolo nato per dare cure ed assistenza ai lebbrosi, ordine che poi si fuse con l'Ordine Cavalleresco e Religioso di san Maurizio creato da Amedeo VIII il pacifico(Chambéry, 4 settembre 1383 –† Ripaille, 6 gennaio 1451) quando, divenuto vedovo, si ritirò con sei Gentiluomini nell'eremo di Ripaglia, nel Chiablese (Alta Savoia), vicino ad un monastero di Canonici regolari di Sant'Agostino, con chiesa dedicata a San Maurizio. Nell’un caso e nell’altro ci si riferisce dunque a soggetti che possono suscitare sensazioni di pietà e/o di ripulsa, quale che sia il san Lazzaro di cui parli. E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico N.C. ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente chi dovesse imbattersi in queste paginette.Satis est. Raffaele Bracale

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