giovedì 2 aprile 2020

PIOGGIA e dintorni



PIOGGIA e dintorni
 Anche questa volta faccio sèguito ad un quesito rivoltomi dall’amico N.C. (al solito, motivi di riservatezza mi impongono di riportar solo le iniziali di nome e cognome di chi mi scrive per sollecitar ricerche) occupandomi della voce italiana in epigrafe, d ei suoi eventuali sinonimi, voci collegate e delle corrispondenti voci del napoletano.
 Gli rispondo súbito dicendo che in italiano con il termine pioggia s.vo f.le [ dal lat. pop. plŏia, per il classico plŭvia]ci si riferisce alla caduta dalla volta celeste di gocce di acqua che si verifica quando, all'interno di una nube, esse siano abbastanza grosse e pesanti da non evaporare completamente durante la caduta;del sostantivo esaminato, in italiano esistono pochissimi sinonimi che sono essenzialmente: rovescio e precipitazione; tra le voci collegate viene in mente solo acquazzone; vediamoli da vicino:
 rovescio agg.vo e s.vo m.le [ dal lat. reversus] à numerosi significati: 1)quale aggettivo vale voltato dalla parte opposta a quella diritta, e, piú genericamente, voltato in modo contrario a quello abituale; 2) sempre quale aggettivo In aeronautica,accompagna il sostativo volo per indicare quello nel quale un velivolo permane in traiettoria rettilinea o curvilinea ruotato attorno all’asse longitudinale di 180° rispetto al volo ordinario; 3) ancóra quale aggettivo in architettura,indica un tipo di arco ribassato, a sesto capovolto, avente l’estradosso appoggiato sul terreno, utilizzato nella costruzione di gallerie per contrastare le spinte che il terreno esercita dall’esterno; 4) infine quale aggettivo quale sostantivo,nei lavori a maglia, si dice (come contrapposto a dritto) del punto eseguito in modo che compaia sul diritto del lavoro la parte che normalmente appare nel dietro; 5)quale sostantivo indica genericamente la parte di qualcosa opposta al diritto 6) ancóra quale sostantivo in tipografia, lettera o segno capovolto che il compositore colloca, sia per errore sia provvisoriamente, nella composizione, in sostituzione di lettere o segni mancanti, in modo che la linea abbia la dovuta giustezza: nelle bozze di stampa in corrispondenza di questi rovesci provvisorî appare un rettangolo nero. 7)figuratamente quale sostantivo indica una grave perdita economica o crollo finanziario determinatisi all’improvviso: 8) infine quale sostantivo, come nel caso che ci occupa, indica una caduta violenta di pioggia, generalmente di breve durata e a tipo temporalesco;
 precipitazione s.vo f.le [dal lat. praecipitatio -onis, der. di praecipitare «precipitare»].si tratta di un termine tecnico che accanto ad altri significati su cui sorvolo, nel caso che ci occupa, indica precisamente in meteorologia, la fase della circolazione acquea nell’atmosfera terrestre corrispondente al passaggio dell’acqua dall’atmosfera al suolo (le altre fasi sono l’evaporazione e la condensazione);
 acquazzone . s.vo m.le [ dal lat. aquatio -ōnis, der. di aqua «acqua»]. Serve ad indicare una pioggia breve, ma impetuosa, ed a carattere locale.
 temporale [uso sostantivato dell'agg. temporale, dal lat. temporalis, der. di tempus -pŏris «tempo»]. – 1) in primis come nel caso che ci occupa, perturbazione atmosferica a carattere violento e passeggero, nella quale si verificano fenomeni elettrici; 2) figuratamente, contrasto aspro e violento fra piú persone, lite, litigio.
 Esaurite le voci dell’italiano passiamo a quelle del napoletano al solito piú precise, circostanziate ed esatte di quelle della lingua nazionale. Abbiamo:
 acquata s.vo f.le [dall’iberico acquada]. –1)In primis come nel caso che ci occupa pioggia improvvisa, intensa e duratura; 2) per traslato vinello ottenuto versando acqua sulle vinacce fermentate;
 acquarella s.vo f.le [der. di acqua]. 1)In primis come nel caso che ci occupa, pioggia leggera ed intermittente che si reitera continuatamente;2) figuratamente, vino largamente annacquato; 3) dispregiativamente brodo privo di carne e/o condimento, caffé assai poco concentrato.
 acquazzina s.vo f.le [ diminutivo di acquazza che è dal lat. acquatio], pioggerella acquerugiola;
 chioppeta s.vo f.le [deverbale di chiovere che è dal lat. pluere] pioggia intensa e duratura accompagnata da fenomeni elettrici (lampi e tuoni);
 chiarfo/chiarco s.vo m.le doppia morfologia d’un unico termine [da una rad. greco/ araba har/ kar – car/cal] violenta e continua pioggia accompagnata da grandine;
 lepetiata s.vo f.le [deverbale del lat. repetere] sinonimo del precedente con riferimento alla continuità della precipitazione;

trupea/trubbea/trubbeja s.vo f.le tripla morfologia d’un unico termine [ dal s.vo greco tropaía=tempesta; la voce trupéa à conservato del greco la sorda p mentre nelle forme popolari (se non addirittura gergali) trubbéa e trubbéja si è avuto il passaggio della sorda p alla sonora b esplosiva labiale rafforzata con la geminazione;] improvviso ed inatteso, ventoso acquazzone estivo che scuote e scompiglia violentemente le chiome degli alberi e fa sbatacchiare i vetri di finestre e balconi;
 patapato/parapato/patabbato ‘e ll’acqua locuzione nominale usata per indicare una violento, intenso e durevole nubifragio con effetti spesso devastanti; Quanto all’etimologia,premesso che, contrariamente da quanto affermato da taluno, il termine patabbate non richiama nessuna gerarchia ecclesiastica, essendo solo la corruzione del termine cardine parapato,ricorderò che quest'ultimo deriva dal greco parapatto donde in primis il parapato poi patapato richiamato che significa spargere, distribuire copiosamente in giro, proprio nel senso che si attaglia alla locuzione in esame.
 Non mi pare ci sia altro da aggiungere per cui mi fermo qui, sperando d’avere accontentato l’amico N.C. ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e chi forte dovesse imbattersi in queste paginette. Satis est.
 Raffaele Bracale












E fermammoce cca., cuntente ‘e chello ch’è succieso e ddannoce appuntamento, si dDi’ vo’ a mmiercurì ca vene doppo d’’o scontro casalinco ‘e marterì a ssera cu ll’Interre p’’a mubbara ‘e Coppa itaglia.Staveti bbe’.
R.Bracale Brak

PIGNASECCA


PIGNASECCAsignificato ed origine del nome.
A Napoli la centralissima zona (largo,via e vico) a ridosso dell’odierna piazza Salvo D’Acquisto(un tempo largo della Carità) che oggi ospita uno dei piú noti e fiorenti mercati di generi commestibili frequentato in ogni ora del giorno dall’alba al tramonto ed oltre,un tempo (1500 ca) era una zona fuori delle mura della città e faceva parte degli ameni orti (siti nella zona nota con il nome di Biancomangiare per indicare la salubrità del sito, cosí come in molti testi di toponomastica partenopea dal canonico  Celano, al Benedetto de Falco, al  mons. Galante ed altri) di Fabrizio  Pignatelli di Monteleone[morto nel 1577,generale napoletano al servizio della Spagna, liberò le Calabrie dalle scorrerie dei Turchi, fu maestro di campo generale nelle guerre di Fiandra, combatté a Tripoli. Fondò a Napoli l'ospedale dei Pellegrini]. Allorché poi la municipalità espropriò la zona per procedere all’apertura della strada di Toledo e spianò gli orti, di tutta la vegetazione non restò che un pino (in napoletano, per metinomia  pigna cosí come lo strobilo del pino) e su di esso nidificarono numerose gazze o piche presenti in zona e  che usavano nasconder nei loro nidi gli oggetti (anche preziosi) che rubavano entrando nelle cicostanti abitazioni. L’arcivescovo del tempo, non meglio identificato, stanco delle lamentele che gli pervenivano dai derubati lanciò(cosí come ci ricorda mons. Galante) una scomunica contro gli ignoti ladri ed allorché la refurtiva fu rinvenuta dalla forza sul pino gli si girò scioccamente la scomunica, comminata ai ladri, mediante l’apposizione d’un cartiglio che  a memoria fu inchiodato sul tronco dell’albero. Dopo poco, per un caso fortuito, il pino (pigna) seccò e da quel momento la pigna divenne pignasecca ed il popolo continuò a chiamare quella che era stata il   Biancomangiare con il nome di Pignasecca  così com’è ancóra oggi.
Brak

PIGLIARSE 'O PPUSILLECO.


PIGLIARSE 'O PPUSILLECO.
Letteralmente: Prendersi il Posillipo. Id est: 1)Darsi il buon tempo, accompagnarsi ad una bella donna, per trascorrere un po' di tempo in maniera gioiosa. 2)Estensivamente un tempo l’espressione significò pure: prendersi giuoco di qualcuno, insolentirlo e disturbarlo e senza un’adeguato motivo o ragione. 3)In senso antifrastico e furbesco la locuzione sta per: buscarsi la lue. La locuzione fa riferimento ad una famosa altura partenopea déttaPosillipo,che dal greco Pausillipon significa tregua all'affanno, luogo amenissimo dove gli innamorati son soliti appartarsi.
La spiegazione semantica del significato estensivo si coglie tenendo presente che spesso  l’accompagnarsi ad una bella donna al solo scopo di goderne i favori comporta il prendersi giuoco di lei,disturbarla etc. finché non abbia acconsentito ai desideri palesi o celati dell’uomo; il collegamento semantico del senso  antifrastico si coglie tenendo presente che spesso  l’accompagnarsi ad una bella donna allo scopo di goderne i favori  può comportare il rischio di incorrere in una donna dai trascorsi non proprio adamantini e che addirittura sia affetta da contagiose malattie veneree.

 Nota
1)Il toponimo Posillipo fu assegnato nel 1812 dal re Gioacchino Murat, che si adoperò per dare un’adeguata sistemazione, alla bella panoramica strada che si inerpicava sulla collina da Mergellina a Coroglio; la sistemazione della strada si completò nel 1823, ma la strada era già ben nota a greci e romani dei primi secoli ed infatti un tal Vedia Pollione vi costruí una sua villa cui assegnò, in onore di Zeus Pausìlipos, il nome appunto di pausilipon che dal greco paúein + lype sta per tregua, cessazione del dolore
2)Con il termine Mergellina (in nap. Margellina) si indica  una zona della città di Napoli, nel quartiere Chiaia.  Si trova in riva al mare, ai piedi della collina di Posillipo. Anticamente questo luogo fu détto Mergoglino nome che però non deriva (come invece supposto da qualcuno) dal nome d’un (inesistente!) uccello acquatico, ma dal nome d’un’antica fonte Mergoglina (da margellus= limitrofo) ivi esistente in quanto fonte limitrofa della costa; proprio questa derivazione fa pensare  che l’originario nome del luogo  fosse proprio Margoglina→Margellina e che il termine Mergellina sia stato un successivo adattamento della lingua nazionale adusa a storpiar le parole napoletane  attraverso una pretestuosa e presuntuosa assimilazione vocalica progressiva che à trasformato in e  la a della sillaba mar  etimologicamente ineccepibile derivata com’è  dal lat. mar-gellus; si tratta insomma di una incomprensibile mutazione che opera il toscano trasformando un’aperta A etimologica (da margellus→margellina come alibi da fessa → fessaria) per adottare una piú chiusa E (margellina viene stravolta in mergellina come fessaría  vien trasformata in fessería) nella sciocca convinzione che la vocale chiusa E sia piú consona dell’aperta A alla elegante (?) lingua di Alighieri Dante…
L’originaria zona di Margellina/Mergellina che fu celebrata nei secoli per la sua bellezza da pittori e poeti,  è stata completamente modificata dalle colmate che ànno via via avanzato la linea costiera, nel corso della seconda metà del XIX secolo.
Anticamente questo luogo fu détto Mergoglino nome che però non deriva (come invece supposto da qualcuno) dal nome d’un (inesistente!) uccello acquatico, ma dal nome d’un’antica fonte Mergoglina (da margellus= limitrofo) ivi esistente in quanto fonte limitrofa della costa; proprio questa derivazione latina induce a credere.
3) A margine di tutto ciò, a malgrado non ci siano diretti legami, ma solo una semplice associazione d’idea dico d’un’altra tipica zona rivierasca partenopea: Marechiaro piccolo borgo che si trova nel quartiere Posillipo a Napoli che è stato negli anni sessanta uno dei simboli della dolce vita partenopea ed italiana , diventando famoso per le sue frequentazioni hollywoodiane e per i suoi ristoranti tipici che si affacciano sullo spendido panorama del golfo; da Marechiaro  si può ammirare la vista grandangolare dell'intera città di Napoli, dal Vesuvio fino ad arrivare alla punta Campanella della Penisola Sorrentina ed all'isola di Capri che compare esattamente di fronte alla tipica spiaggetta del borgo che nel 1885 Salvatore Di Giacomo (Napoli, 12 marzo 1860 –† Napoli, 4 aprile 1934)  poeta, drammaturgo e saggista partenopeo, rese famoso facendo musicare dal compositore Francesco Paolo Tosti (Ortona, 9 aprile 1846 – †Roma, 2 dicembre 1916) una sua lirica A Marechiaro lirica che divenne un famosissimo classico  della canzone napoletana  interpretato dai piú grandi cantanti lirici. È nota la leggenda creata dal popolino intorno alla fenestella (finestrina)adorna di piante di garofani  curate da una inesistente Carolina che a quella finestrina, nell’immaginario comune,  si affacciava.Parlavo di leggenda in quanto il poeta non era mai stato sul posto della celebre fenestella e si era immaginato il tutto. Il popolo napoletano però, sempre fantasioso, mise in giro la leggenda che il poeta recatosi a desinare in una trattoria di quel borgo fosse rimasto folgorato dalla visione di quella tal Carolina figlia del trattore, che affacciata ad una finestrina che sovrastava la taverna vi curava un vaso di garofani   e le avesse dedicato la lirica diventata poi canzone. Tutte fantasie! Del resto lo stesso Di Giacomo non amava molto  questa poesia, che non fu mai inserita nelle raccolte da lui stesso curate e si devono alle insistenze del Tosti se la lirica poté diventare canzone e quale canzone! In coda a tutto ciò mette conto stabilire l’etimo della voce Marechiaro che non significa, come a d’acchito potrebbe intendersi e/o erroneamente interpretare mare chiaro, mare luminoso, lucente, splendente, ma vale mare placido, mare calmo, sereno, tranquillo in quanto derivato dal latino mare planum; planu(m) divenne chiano poi corrotto in chiaro donde mareplanum→marechiano→marechiaro. Normale nel napoletano il passaggio del gruppo latino pl a chi seguito da vocale (cfr. platea→chiazza – plus→cchiú – plangere→chiagnere - planctum →chianto – plenam→chiena etc.).
Raffaele Bracale