giovedì 30 marzo 2017

VARIE 17/353



 1 - Pure ‘e cuffiate vanno ‘mparaviso
Anche i gabbati vanno in Paradiso
Locuzione proverbiale usata a mo’ di conforto dei corbellati per indurli ad esser pazienti e sopportare chi gratuitamente li affanna , atteso che anche per essi derisi  ci sarà un gran premio: il Paradiso.
Cuffiate plurale di cuffiato =deriso, corbellato; etimol.: part.pass. di cuffià che è un denominale  dell’arabo kúffa/cúffa=corbello.

2-Pure ‘e mmure tenono ‘e rrecchie
Anche i muri ànno orecchi
Fa d’uopo, quindi, se non si vuole  far conoscere in giro le proprie idee o considerazioni usare, anche in casa un eloquio misurato e di basso volume evitando altresí di spettegolare o di  dire  cose pericolosamente compromettenti per sé o altri.
3 - Pure ll’onore so’ ccastighe ‘e Ddio.
Anche gli onori sono castighi di Dio
Atteso che comportano comunque aggravio di lavoro  ed aumento delle responsabilità.
4 - Pure ‘nu caucio ‘nculo fa fà ‘nu passo annante
Anche un calcio in culo fa compiere un passo in avanti
Id est: per progredire nella vita, come nel lavoro,  occorrono forti spinte, magari violente  che vanno comunque  accettate considerato i  vantaggi che ne possono derivare.
5 -Pur’io tengo ‘a mano cu cinche déte.
Anche io ò la mano con cinque dita.
Proverbio dalla duplice valenza; nella prima si  adombra quasi un avvertimento minaccioso che significa: anche io sono dotato delle vostre medesime capacità operative, per cui fate attenzione a non misurarvi con me pensando di prevalere: potreste avere una brutta sorpresa! La seconda valenza  sottindende una garbata protesta volendo significare: ò le vostre  stesse capacità e/o possibilità; miracoli non ne posso fare: non chiedetemeli!
6 - Quanno ‘a capa perde ‘e senze  se ne strafotte pure ‘e Sua Eccellenza!
Quando la testa perde il raziocinio se ne impipa anche di Sua Eccellenza
Id est: Quando, nella vita,  si è in preda all’ira o alla follia  non si à rispetto per nessuno, nemmeno per l’autorità.
7 - Quanno ‘a carna è ccotta è cchiú ffacile a sceppà ll’ossa.
Quando la carne è cotta è piú facile spolparla
Id est: per ottenere il miglior risultato è necessario attendere il momento piú adatto che è il piú propizio o favorevole, armarsi di pazienza ed attenderlo.
8 - Quanno ‘a caurara volle mena subbeto ‘e maccarune
Quando la pentola bolle, cala subito i maccheroni
Id est:nella vita bisogna esser sempre solleciti e profittare del momento adatto per fare ciò che è da farsi, evitando,per non correre l’alea di un insuccesso, di rimandare o procrastinare  la propria azione.Il proverbio à anche un significato furbesco ed in tale connotazione significa: quando una donna avverte i primi bollori, occorre darle súbito marito che la soddisfi e la calmi.
9 -Quanno ‘a cumeta ‘o vvo’,  dalle cuttone
Quando l’aquilone lo chiede, dagli spago
Al di là del suo concreto chiaro ed esatto significato, il proverbio vale:nella vita  spesso è opportuno, se non necessario, assecondare le vanterie di chi si vanta ed è vanitoso,  per tenerselo amico ed  al fine di  riceverne possibili futuri vantaggi.
10 - Quanno â femmena ‘o culo ll’abballa, si nun è puttana, diavulo falla!
Quando una donna ancheggia, se non è una meretrice ritienila tentatrice.
Le donne che sculettano provocatoriamente  o lo fanno di mestiere o per trovar partito.
11 - Quanno ‘a femmena vo’ filà  ll’abbasta pure ‘nu spruoccolo.
Quando una donna vuol filare le è sufficiente un piccolo bastoncino.
Id est: Quando la donna intende raggiungere un determinato scopo usa, per farlo, ogni mezzo anche quelli apparentemente meno adeguati.
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VARIE 17/352



1 -Vení a mmente
Ad litteram: venire in mente; id est: rammentarsi di qualcosa, richiamarlo alla mente; da notare che nel modo di dire  napoletano si usa il verbo di moto: venire, quasi che ciò che torna alla memoria  debba spostarsi da un ipotetico mondo delle idee per riportarsi nella mente di qualcuno, mente che aveva precedentemente abbandonato.
2 -Venimmo a nuje
Ad litteram: veniamo a noi; locuzione usata per significare: riprendiamo il discorso, o ancóra - in un discorso  già avviato: stringiamo i tempi, non ci perdiamo in chiacchiere, miriamo a concludere!
3 -Vennere 'a scafarea pe sicchietiello
Ad litteram: cedere in vendita una grossa scodella in luogo di un piccolo secchio Icastica locuzione usata quando si voglia sarcasticamente  commentare  l'incomoda posizione di chi cerchi di far passare come inviolata una donna che, invece abbia biblicamente conosciuto molti uomini.
Scafarea  s.vo f. =  ampio vaso, vasto catino di creta (dal greco skàphe=barchetta, vaso)
Sicchietiello  s.vo m. dim. di sicchio = secchio (dal lat.volg. situlu(m)→sitlu(m)→siclu(m)→sicchio)
4 - Voca fora ca 'o mare è maretta
Ad litteram:prendi il largo, ché il mare è agitato Cosí, al di là  del significato letterale si usa dire quando si voglia consigliare un importuno, fastidioso individuo di allontanarsi da noi, atteso che siamo nervosi ed insofferenti della sua presenza  e dei suoi modi fastidiosi cui, con ogni probabilità, risponderemmo - nel caso non seguisse il nostro consiglio ad allontanarsi - con durezza se non con violenza.
Locuzione mutuata dal linguaggio dei marinai, i quali sanno che in caso di mare mosso  è piú salutare puntare al largo, anziché bordeggiare la costa contro la quale  si può correre il rischio di infrangersi.
5 -Vide addó hê ‘a jí
Ad litteram: Vedi dove devi andare; id est:  allontanati , trova un'altra strada, va' via, vattene ed  impegnati a trovare qualcun altro da infastidire.
6- Va' felicita quaccun'ato
Ad litteram: va' a render felice qualcun altro Locuzione di valenza molto simile alla precedente; questa in epigrafe  è venata di maggior ironia, se non sarcasmo, atteso che se uno infastidisce qualcuno, certamente non lo   rende felice ; ed in effetti qui il render felice sta ironicamente a significare:   romper le scatole, tediare,  pesantemente infastidire.
7 -Volle 'a caurara!
Ad litteram: bolle la caldaia  Sorridente e malizioso riferimento ai primi bollori erotici  delle giovani ragazze appena sbocciate alla vita  di relazione.
È inutile precisare quale sia la caldaia in bollore.
8 - Vénnerlo pe dint' â senga d''a porta
Ad litteram:Venderlo attraverso lo spiraglio della porta; id est : vivere centellinando la propria azione, quasi pavidamente e tentando di far credere che ciò che si fa  sia di grande importanza  e se lo si conferisce liberalmente ciò avviene per  grande magnanimità e quasi a rischio, quel rischio che esisteva realmente quando, temporibus illis  si praticava il contrabbando  e taluni generi venivano venduti  letteralmente attroverso uno spiraglio di porta appena semiaperta.
9 -Vide 'o Cielo che te mena!
Ad litteram: guarda il cielo che ti  concede! Icastica locuzione che potrebbe avere una valenza sia positiva che negativa, ma che viene usata solo con riferimento a quella negativa  quale sofferto, amaro commento a ciò che di sgradevole, quando non  deleterio, inattesamente ci caschi in testa  piovendoci dall' Alto, senza lasciarci modo di evitarlo.
10 -Vrenna e sciuscelle nell'espressione: ferní a vvrenna e sciuscelle
Ad litteram:crusca e carrube nell'espressione finire a crusca e carrube
La crusca e le carrube sono due gustosi alimenti di cui son golosi i cavalli, alimenti che un tempo erano poco costosi e di facile reperibilità; per cui l'espressione  finire a crusca e carrube era usata  per indicare una situazione che si risolveva positivamente, con gratificazione di tutti  e soprattutto con poco impegno di moneta; quando invece la situazione, pur risolvendosi positivamente  comportava un maggior dispendio di danaro si diceva e si dice:  ferní a tarallucce e vino  
(finire a biscottini rustici e vino ) biscottini e vino costavano e costano molto piú di crusca e carrube.
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VARIE 17/351



1 -TURNÀ 'A STIMA A QUACCUNO
Ad litteram: render la stima a qualcuno; id est:  riconfermare  la fiducia o anche il rispetto a qualcuno cui, per errore  o transeunti, futili  motivi erano stati tolti.
2 -UNA NE FA E CCIENTO NE PENZA
Ad litteram: una ne fa e cento ne progetta  Locuzione che  fotografa il comportamento iperattivo di chi si dedichi , ma non si sa con quanto successo, a troppe iniziative di varia portata; la locuzione è usata altresí  per stigmatizzare,anche se bonariamente, la ipercinecità di un ragazzo attivamente impegnato a fare innumerevoli marachelle.
3 - UOCCHIE CHINE E MMANE VACANTE
Ad litteram: occhi pieni e mani vuote; cosí si suole dire di chi, o per suo demerito o per sopravvenute contrarietà insormontabili,  non riesce a raggiungere  il risultato sperato e resti a bocca asciutta o mani vuote e si debba contentare di veder prossimo il risultato sperato, senza però avere la capacità o possibilità di  toccarlo con le mani ossia
realizzarlo; in chiave piú becera, ma  simpatica la locuzione fu usata per stigmatizzare la situazione di chi, attratto da procaci, provocatorie rotondità femminili si doveva contentare di guardare, senza poter toccar con mano e  quindi senza potersi regolare nel modo ricordato altrove.
4 -UOCCHIE 'NFRONTE NUN NE TIENE?
Ad litteram: occhi sulla fonte non ne ài? Icastica ed ironica domanda retorica che si suole rivolgere, per redarguirlo, a chi colpevolmente distratto o disattento sia incorso in errori  che si ritenga siano stati provocati dal fatto che  egli non abbia esattamente guardato o badato  a ciò che faceva, quasi non fosse munito di occhi.
5 -UH, ANEMA D''E PIERE 'E PUORCHE!
Locuzione esclamativa intraducibile ad litteram  atteso che è impossibile che le zampe di un maiale abbiano quell'anima  che iperbolicamente, ma erroneamente, nella locuzione  viene chiamata in causa;
il senso celato della locuzione è: che esagerazione!, cosa mi vai raccontando?, è incredibile ciò che mi dici!, come incredibile sarebbe un maiale provvisto nelle zampe o altrove di anima.
6 -UOCCHIE SICCHE
Ad litteram:occhi seccati, o - meglio - seccanti,cioè:  occhi capaci di seccar, prosciugare coloro contro cui vengon rivolti(ossia arrecar danno a qualcuno sino a prosciugarne i succhi vitali). Cosí, come in epigrafe, vengono chiamati i menagramo, gli jettatori, tutti coloro che con i loro sguardi sono ritenuti capaci  di grandemente danneggiare qualcuno, non con azioni proditorie, ma semplicemente guardandolo.
7 -USO NUN METTERE E USO NUN LEVÀ
Ad litteram: non creare (nuove) abitudini  e non toglierne; id est: lascia stare il mondo cosí com'è; non impegnarti a tentare di cambiarlo introducendo nuove abitudini  che  specialmente se si concretano in liberalità, omaggi e donativi nei confronti di terzi, diventano con il trascorrere del tempo eccessivamente onerosi  e difficili se non impossibile toglier via; la cosa vale anche quando si trattasse di togliere inveterate abitudini; il tentativo di estirparle potrebbe ingenerare malumori  nei terzi  che vedendo eliminati o lesi alcuni pregressi privilegi potrebbero ribellarsi anche violentemente.
8 -UH, SSEVERE 'E PAZZE !
Esclamazione impossibile da tradurre ad litteram che viene pronunciata  nell'osservare situazioni o accadimenti  ritenuti  cosí strani ed improbabili da destare gran meraviglia, stupore e/o rabbia, nell'intento di sottolineare  che quelle situazioni o accadimenti son cose da matti, quasi incredibili.
Strana locuzione quella in epigrafe dove  con ogni probabilità il termine ssevere è  corruzione dell'espressione francese: c'est vrai ( de foux) (è veramente da folli); la stranezza della espressione napoletana consiste nel fatto  che ci si è limitati  nella sua formulazione, alla sola corruzione della prima parte di quella francese: c'est vrai, completandola con  il termine toscano: pazzi  esatta traduzione del francese foux.
9 - VA'  A FFÀ 'E PPEZZE!
Ad litteram: va’ a raccattare cenci!
Eufemistica espressione usata in luogo di altra piú corposa anche se becera, che qui di seguito illustrerò, per invitare un importuno, fastidioso individuo a liberarci della sua sgradita presenza, ed andare a raccattare cenci.
10 -VA'  A FFÀ 'NCULO!  ma meglio VALLO  A PIGLIÀ 'NCULO!
Superfluo tradurre  questi conosciutissimi modi di rendere l'italiano: va' a quel paese!La variante è sí piú becera, ma quanto piú corposa, esplicita   e dura,  atteso che colui cui è rivolta la locuzione è  invitato a tenere nell'ipotetico rapporto sodomitico  la posizione soccombente, non quella attiva prevista dalla prima locuzione; ambedue però, come quella del num. precedente, si rivolgono ad un importuno, fastidioso soggetto, invitato qui a dedicare il suo tempo ad altre attività che non quella di infastidirci.
11 -VA' TE COCCA!
Ad litteram: va' a coricarti  Altro modo di invitare qualcuno a togliersi di torno, ad andar via, a sparire per non importunarci o tediarci. Qui con modi piú contenuti e gentili rispetto a quelli dei numeri precedenti, lo si  vuol convincere di liberarci della sua presenza, andandosene a dormire. Talvolta però, atteso che  per coricarsi occorre stendersi su di un letto, con la locuzione in epigrafe  si adombra il pessimo desiderio  che il soggetto contro cui è rivolta  debba giacere definitivamente disteso!
12 -VATTE A FFÀ FOTTERE!
Ad litteram: va' a farti possedere Ma è il medesimo perentorio invito  a farsi sodomizzare - sia pure metaforicamente - contenuto nella variante di cui precedentemente.
13 -VEDÉ 'A MORTE CU LL'UOCCHIE
Ad litteram: vedere la morte con gli occhi ; e sarebbe sciocco ed inopportuno chiedere: e con che altro si può vedere?, atteso che il napoletano è ricchissimo di simili tautologie, come appunto:'a vista 'e ll'uocchie,  puorto 'e mare, palazzo 'e case, etc. tutte però  necessarie a quel tipico barocchismo dell'eloquio partenopeo.La locuzione si usa per riferire di essersi trovati in situazioni di vita di relazione o di salute cosí gravi e/o pericolose  da vedere la morte in viso e di esserne fortunatamente venuti fuori tanto da raccontarne.
14 -VEDÉ COMME SE METTONO 'E CCOSE
Ad litteram: vedere come evolvono le cose; id est: mettersi in prudente attesa, vagliare e soppesare le situazioni  e decidersi all'azione solo quando ci si sia resi ben conto di quali pieghe posson prendere o stanno prendendo  le faccende che ci occupano
15 -VEDERSENE BBENE
Locuzione, impossibile da tradurre alla lettera, dalla doppia valenza: in primis: profittare  di ciò che ci venga messo a nostra disposizione, godendone ampiamente, senza remore o misura; con altra valenza la locuzione è usata per indicare il franco, disinibito comportamento di chi  apertamente affronti qualcuno  e gli dica a muso duro tutto il fatto suo, senza scrupoli e/o timori reverenziali.
16 -VEDERSE PIGLIATO DA 'E TURCHE
Ad litteram: vedersi preso dai Turchi  Id est: Essere  assalito da grande timore e disperazione , trovandosi in situazioni pericolose o cosí ingarbugliate e contorte da non poterne venire fuori, come temporibus illis dovevano trovarsi i rivieraschi assaliti continuamente da quei pirati saraceni, tutti ritenuti e detti  Turchi  adusi alle piú efferate violenze.
17 -VENÍ FRISCO FRISCO
Ad litteram: giungere  fresco fresco; detto di chi con tranquilla faccia tosta si presenti ed entri nel merito di un accadimento già da gran tempo avviato ed in corso  e  senza dimostrare di essersi impegnato per parteciparvi o di avere conclamate capacità organizzative  o risolutive,   voglia imporre il proprio punto di vista  a dispetto di quanti  stiano da gran tempo e con grande impegno lavorando al progetto de quo.
18 -VENÍ FRISCO E D''A GROTTA.
Ad litteram: giunger fresco e dalla grotta; locuzione simile alla precedente con l'aggravante  qui che il soggetto cui si riferisce avrebbe dovuto concorrere all'accadimento in questione ed invece  se ne è a lungo disinteressato, per presentarsi  a reclamare il proprio utile a giuochi fatti, quando le asperità sono state affrontate e livellate da altri.
L'immagine della locuzione  ripete quella del cocomero che  arriva in tavola solo a fine pasto dopo essere stato tenuto al fresco artificiale del ghiaccio o a quello naturale d'una cantina.
19 -VENCERE 'O PUNTO
Ad litteram: vincere il punto; id est: riuscire, in un contrasto, a far prevalere il proprio punto di vista, affermandolo e mantenendolo  quasi che esso fosse un premio da conseguire.
20 -VENÍ O SCENNERE DÂ MUNTAGNA
Ad litteram: venire o scendere dalla montagna; Detto di chi sia ritenuto sciocco, stupido e credulone, nella erronea convinzione che coloro che vivono in luoghi impervii ed appartati siano, nel confronto con i cittadini cosí corrivi, sempliciotti e creduloni da poterli facilmente circuire ed imbrogliare.
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