giovedì 8 febbraio 2018

FRASEOLOGIA NAPOLETANA CON L’AVV./CONG. COMME



FRASEOLOGIA NAPOLETANA CON L’AVV./CONG. COMME
Raccolgo qui di sèguito l’ennesima sfida/ provocazione  del mio carissimo amico V.C. (i consueti problemi di riservatezza mi impongono l’indicazione delle sole iniziali di nome e cognome)che  mi chiede di illustrare  alcune espressioni napoletane costruite con l’avverbio/ congiunzione comme (come). L’accontento súbito  e comincio  con il dire che
comme è un avv. e cong. = come  (dal lat. quomodo→q(u)omo(do)→como→comme  con raddoppiamento espressivo della consonante nasale bilabiale (m)).
1 in quale modo, in quale maniera (in prop. interrogative dirette e indirette): comme staje?; comme è gghiuto viaggio? (come stai?; come è andato il viaggio?); dimme comme staje; comme maje?, (dimmi come stai; come mai?), perché mai, per quale ragione: comme maje nun è cchiú partuto? (come mai non è piú partito?) | comm'è ca...?, comme va ca...?, (com'è che...?, come va che...?), qual è il motivo per cui... | ma comme?!(ma come?!), per esprimere sdegno o meraviglia | comme dice?, comme hê ditto?,  (come dici?, come ài detto?), per chiedere che si ripeta qualcosa | comme fósse a ddicere?(come sarebbe a dire?), per chiedere una spiegazione | comm'è, comme nun è,  (com'è, come non è), (fam.) per introdurre un fatto che si è verificato all'improvviso | comme no?!, (come no?!), certamente | comme se permette?!,  (come si permette?!), si guardi bene dal permettersi
2 quanto (in prop. esclamative): comme chiove!; comme sî bbuono!; comme me dispiace!  (come piove!; come sei buono!; come mi dispiace!) | e comme! serve ad affermare o confermare energicamente: «Te sî stancato?» «E ccomme!»; «Ti sei stancato?» «Eccome!»; è overo, e ccome si è vero! (è vero, eccome se è vero!)..
3 il modo nel quale, in quale modo (introduce una prop. dichiarativa): lle raccuntaje comme ll’amico fosse partuto; nun t’ adduone  comme sî fesso?!  (gli raccontò come l'amico sarebbe partito; non ti accorgi come sei stupido?!) | preceduto da ecco, con lo stesso significato e funzione: ecco comme jettero ‘e ccose; ecco comme ce se po’  arruvinà (ecco come andarono le cose; ecco come ci si può rovinare).
4 nel modo in cui, quanto (introduce una prop. comparativa): è cchiú bbello ‘e comme credevo; arrivarrà cchiú ttarde  ‘e comme aveva ditto; 6 sta a 3 comme 10 sta a 5 (è piú  bello di come credevo; arriverà piú tardi di come aveva détto; 6 sta a 3 come 10 sta a 5) | in frasi comparative ellittiche del verbo stabilisce una relazione di somiglianza o di identità: janco comme â latte; ‘a figlia è àveta comme â mamma; poche so’ sfaticate comme a tte; ‘e juorno comme ‘e notte (bianco come il latte; la figlia è alta come la madre; pochi sono pigri come te; di giorno come di notte) | in espressioni rafforzative o enfatiche: io comme a  io, nun accettasse,  (io come io, non accetterei), per quanto mi riguarda, per conto mio; mo comme a mmo, oje comme a oje, (ora come ora, oggi come oggi), al momento attuale | con il sign. di nella condizione, in qualità di, introduce un'apposizione o un compl. predicativo ed è seguíta sempre da una a segnacaso: tu, comme a arbitro,hê ‘a essere ‘mparziale devi essere imparziale (tu, come arbitro, devi essere imparziale); fuje sciveto comme a testimmonio; tutte ‘a vulevano comme a mmugliera(fu scelto come testimone; tutti la richiedevano come moglie)
5 nel modo in cui, in quella maniera che (introduce una prop. modale): aggiu fatto come tu hê voluto (ò fatto come tu ài voluto; tutto è succieso comme speràvamo (tutto è accaduto come speravàmo) | preceduto da accussí: lassa ‘e  ccose accussí comme so’ (lascia le cose cosí come sono) | in correlazione con accussí o con tanto (in luogo di quanto): non è accussí tarde comme penzavo;(non è cosí tardi come pensavo); tanto  ll’une comme ll’ ate ( tanto gli uni come gli altri) ' comme (si), nello stesso modo che, quasi che: rispettalo comme (si) fosse pàteto (rispettalo come (se) fosse tuo padre) | comme non l’êsse ditto come non l’avessi  detto, per ritirare una precedente affermazione.
  come cong.
1 appena, non appena; quando (introduce una prop. temporale): comme ‘o sapette, telefonaje (come lo seppe, telefonò) | a mano a mano che: ‘e nutizzie erano passate  comme arrivavano  (le notizie venivano comunicate come arrivavano)
2 (lett.) giacché, siccome (introduce una prop. causale): e comme n’effetto s’aveva avé…  ( e siccome un effetto bisognava ottenere…)
come s. m. invar. il modo, la maniera; la causa, il mezzo, spec. nelle loc.’o ccomme e ‘o ppecché( il come ed il perché), ‘o ccomme e ‘o cquanno( il come ed il quando) e sim.: spiegà ‘o ccomme e ‘o cquanno; stabbilí‘o ccomme e ‘o cquanno; mo mm’hê ‘a dicere ‘o ccomme e ‘o cche! mi dirai il che e il come. (spiegare il come e il quando; stabilire il come e il quanto; ora mi dirai  il come ed il che).
E veniamo alle espressioni.


1.Comme ‘a mettimmo nomme?
Ad litteram: Come la chiamiamo? Che nome le mettiamo?. Id est:Come vogliamo definire  questo inqualificabile comportamento che stai tenendo? Come ci dobbiamo regolare per venire a capo  di questo tuo agire cosí tanto riprovevole, biasimevole, criticabile? Non è possibile stabilire un punto di contatto con il tuo incredibile contegno che non può definirsi,  a cui non si può dare un nome... 
2.Comme ‘a vide accussí ‘a scrive!
Ad litteram: come la vedi  cosí l’annoti. Id est:(Della persona o cosa di cui stiamo trattando non v’è altro da annotare  oltre il modo con cui si presenta).Originariamente la locuzione si riferiva  alla promessa sposa  di cui al momento di scrivere i capitoli  del contratto di matrimonio, non si poteva annotare alcuna dote pecuniaria, ma solo l’avvenente illibatezza di cui era palesemente fornita; in seguito la locuzione passò a significare che  di qualsiasi cosa si trattasse non bisognava andare oltre  ciò che apparisse  ad un primo esame.
3.Comme cucozza ‘ntrona, Pasca nun vène pe mmoAd litteram: Se ci atteniamo al suono della zucca, Pasqua è ancóra lontana. Id est:: se ci atteniamo alle apparenze, le cose non vanno come dovrebbero andare, o come ci auguravamo che andassero. Un curato di campagna aveva predisposto una vuota zucca  per raccogliere le elemosine dei fedeli e con il ricavato celebrare solennemente la Pasqua; però il suo malfido sagrestano, nottetempo sottraeva  parte delle elemosine, di modo che quando il curato andò a battere con le nocche  sulla zucca per saggiarne il suono e da questo  stabilire la congruità delle offerte raccolte, avvertí che la zucca era ancóra troppo vuota e proruppe nell’esclamazione in epigrafe, né è dato sapere se scoprí il ladruncolo
4.Comme me nn’esco?!
Ad litteram: Come me ne esco?!
Id est: Come  vengo fuori (da questa situazione cosí tanto complicata in cui mi sono cacciato)? Esiste un modo per risolvere questa faccenda? Espressione usata con rammarico davanti ad accadimenti cosí tanto intricati da mettere in dubbio l’esistenza d’ una possibile soluzione.  
5.Comme dDio cumanna.
Ad litteram: Come comanda Iddio. Espressione usata come invito a fare una cosa o a portarla a compimento a regola d’arte,  nel modo richiesto dall’ Onnipotente , conformemente ai Suoi dettami; oppure usata come osservazione compiaciuta allorché una faccenda sia stata fatta nel migliore dei modi, agendo  secondo i princípi, le massime, le regole, le prescrizioni dell’Altissimo. 

6.Comme pagazio accussí pittazio!
Ad litteram: Come sarò pagato, cosí dipingerò Id est: la controprestazione è commisurata alla prestazione; un lavoro necessita di un relativo congruo compenso: tanto maggiore sarà questo, tanto migliore sarà quello; la frase in epigrafe, pur nel suo improbabile latino fu riportata su di un’antica albarella detta di san Brunone. da F.sco Antonio Saverio Grue (Castelli (Teramo).1686 -†1746), famosissimo artista noto per i suoi vasi di maiolica (usati quali contenitori nelle antiche farmacie conventuali) artista che seppe dare nuovi colori alle decorazioni delle sue ceramiche con storie sacre e profane derivate da modelli dell'arte bolognese e della scuola napoletana contemporanea.
7.Comme pógne ‘o prutusino...
Ad litteram: Come punge il prezzemolo! Locuzione sarcastica usata per deridere chi  estremamente suscettibile, ombroso, irritabile oltre ogni ragionevolezza, si offenda facilmente, anche per cose da nulla. L’ironia si còglie nel fatto che il prezzemolo non punge affatto essendo una pianticella priva di spine e/o aculei.
prutusino s.vo neutro = prezzemolo, famosissima erba aromatica  largamente presente nelle minestre della cucina partenopea; la voce prutusino è una lettura metatetica  del tardo lat *petrosinu(m) che è  dal gr. petrosélinon, comp. di pétra 'roccia, pietra' e sélinon 'sedano'; propr. 'sedano che cresce fra le pietre'.
8.Comme si ‘o fatto nun fósse d’ ‘o suĵo...
Ad litteram: Come se la cosa non fosse di sua pertinenza  Detto di chi, per infingardaggine, per superficialità, ma - spesso - per timore di dover assumersi delle responsabilità, si comporta nei confronti di taluni avvenimenti come se questi non lo riguardassero e se ne lava, pilatescamente, le mani, laddove invece dovrebbe parteciparvi attivamente e consapevolmente, assumendosi – ove del caso – tutte le sue relative responsabilità.
9.Fà comme a ssanta Chiara:
dopp' arrubbata ce mettettero 'e pporte 'e fierro.
Letteralmente: far come per santa Chiara; dopo che fu depredata le si apposero porte di ferro. Id est: correre ai ripari quando sia troppo tardi, quando si sia già subíto il danno paventato, alla stessa stregua di ciò che accadde per la basilica di santa Chiara che fu provvista di solide porte di ferro in luogo del preesistente debole uscio di legno, ma solo quando i ladri avevano già perpetrato i loro furti a danno della antica chiesa partenopea.
10.A craje a craje comme â curnacchia.
Letteralmente: a crai, a crai come una cornacchia. La locuzione, che si usa per commentare amaramente il comportamento dell'infingardo che tende a procrastinare sine die la propria opera, gioca sulla omofonia tra il verso della cornacchia e la parola latina cras che in napoletano suona craje e che significa: domani, giorno a cui suole rimandare il proprio operato chi non à  seria intenzione di lavorare .
craje = domani  avv. di tempo derivato dal latino cras;
altri tipici avverbi di tempo sono:
piscraje= dopodomani dal latino biscras;
pescrille/ pescrigno = tra tre giorni; pescrillo  è  dal latino post tres ille=dopo tre di quei(giorni);pescrigno = tra tre giorni o meglio: dopo quel domani piú lontano da un acc.  lat. volg. post crineu(m)←cras+ineu(m) questo ineu(m) fu un suffisso di valore diminutivo con riferimento a tempo piú lontano;
 pescruozzo=tra quattro giorni   da un acc.  lat. volg. post croceu(m)←cras+oceu(m) questo oceu(m) fu un suffisso di valore diminutivo con riferimento a tempo molto lontano; curnacchia = cornacchia:  grosso uccello simile al corvo, ma con becco più grosso e incurvato all’estremità; sost. femm. derivato dal  lat. volg. *cornacula(m), per il class. cornicula(m), dim. di cornix -icis 'cornacchia'.
11.Comme facette Scioscia
L’espressione in esame  letta per intero suona:
Comme facette Scioscia,ca se magnaje ‘a tosta e rummanette ‘a moscia  che tradotta è: Come fece un (tal) Scioscia che mangiò la (parte) dura e lasciò la(parte)   morbida (di ciò che stava mangiando…) è un’antica  espressione collaterale di altra che suona: Comme facettero ‘antiche ,ca se magnajeno ‘a scorza  e rummanettero ‘a mullica che tradotta è: Come fecero  (alcuni) antichi  che mangiarono  la crosta (dura del pane)  e lasciarono la mollica (cioè la  parte morbida) sono ambedue espressioni usate a dileggio nei confronti degli sciocchi accreditati per innata stupidità, di tenere un comportamento errato non consono ed addirittura autolesivo come quello di rifiutare cibo morbido, probabilmente  piú fresco, per assumerne di duro, perché probabilmente stantio. Come si intuisce  facilmente in ambedue le espressioni vengono usati una volta il nome proprio (cognome o soprannome?) Scioscia, una volta il termine generico antichi  che non corrispondono né ad una persona precisa , né a   rintracciabili personaggi remoti, ma vengono usati solo perché forniscono  una comoda rima: Scioscia con moscia, antiche con mullica. Ricordo tuttavia a margine ed in chiusura che in napoletano esiste un scioscia s.vo f.le che come femminilizzazione di scioscio (che è derivazione dallo spagnolo chocho)vale sciocca, scimunita e come tale ben si attaglierebbe a protagonista dell’espressione in epigrafe dove sarebbe non piú un cognome o soprannome, ma un generico nome comune.

  • 12.Comme sta (adduruso)/addiruso Ad litteram: Come è(odoroso)ma qui  irritabile, stizzoso, astioso, bilioso,permaloso, scontroso! Espressione di grande ironia usata per sottolineare il contegno, l’atteggiamento, il modo di fare di qualcuno che si mostri oltremodo irritabile e/o scontroso al segno di risultare addirittura repellente.
Che si tratti d’una locuzione sarcastica lo si evince dal fatto che se realmente il soggetto di cui si parla fósse odoroso non risulterebbe repellente quale invece si dimostra; in effetti l’aggettivo addiruso  un tempo fu sinonimo di adduruso denominali ambedue  di addore dal lat. odore(m)→adore→addore   (cfr. Ernesto Murolo (Napoli, 4 aprile 1876 – †Napoli, 30 ottobre 1939) nella canzone Pusilleco addiruso (1904)musicata da Salvatore Gambardella (Napoli, 17 novembre 1873 – † Napoli, 29 dicembre 1913)); successivamente addiruso  fu usato, come nel caso che ci occupa, solo in senso antifrastico di maleolente,pestifero  ed anche   irritabile, stizzoso, astioso
   13.Comme va va Ad litteram: come va va  Id est: sbrigativamente.
 È l’ordine o il consiglio di condurre  una faccenda e menarla a compimento in qualsiasi modo, quale che sia il risultato, evitando di  sottilizzare   o inutilmente cavillare. Insomma è l’ordine o il consiglio di andare per le spicce, di essere sbrigativi, svelti  e decisi usando anche modi rapidi e bruschi pur di concludere; è il classico vada come vada purché vada!
Altra cosa è a la sanfrasòn oppure sanfasòn
Ad litteram: alla carlona; détto di tutto ciò che venga fatto alla meno peggio, senza attenzione e misura, in modo sciatto e volutamente disattento, con superficialità e senza criterio.L’espressione è formata con le voci sanfrasòn/zanfrasòn o sanfasòn che sono , pari pari, corruzione del francese sans façon (senza misura) e sono tra le pochissime, se non quasi uniche voci del napoletano che essendo accentate sull’ultima sillaba si possono permettere il lusso di   terminare per consonante in luogo di una  consueta vocale evanescente  paragogica finale (e/a/o) e raddoppiamento della consonante etimologica: normalmente in napoletano ci si sarebbe atteso sanfrasònne/zanfrasònne o sanfasònne come altrove barre per e da bar  o tramme  per e da tram  etc.
Altra cosa ancóra  è l’espressione ‘e rippe o ‘e rappe che non è possibile tradurre letteralmente (se non in parte) in italiano  in quanto formata con due termini di cui solo il secondo e cioè rappe trova corrispondenza nei vocabolari italiani nelle voci: grinze, rughe, crespe, sgualciture, piegature casuali ed imprecise di stoffe; il primo termine rippe non  trova alcuna  corrispondenza nei calepini italiani in nessuna voce,né potrebbe trovarla,   trattandosi di voce ricavata nel napoletano per bisticcio ed allitterazione con la successiva rappe (etimologicamente dal longobardo *krapfo→(k)rap(f)o→rappo/rappa= uncino). Ciò precisato do la spiegazione dell’espressione;  essa è nata partendo proprio dal termine rappe  legandovi, per stabilire una relazione , un fantasioso rippe ; l’espressione à però un suo compiuto significato  che  si può rendere con:  in ogni modo, con qualsiasi espedientein una maniera precisa  o anche scorretta  e cioè: sia che con la nostra azione scorretta (‘e rappe) si producano grinze, rughe, crespe, sgualciture, piegature casuali ed imprecise, sia che invece si agisca in maniera corretta( ‘e rippe), occorrerà raggiungere lo scopo, puntando dritto al fine da raggiungere  in ogni caso.
       14.Comme ‘avuote e ccomme ‘o ggire, sempe    sissantanove è.
Ad litteram: Come lo volti o come lo giri sempre sessantanove è Détto di cose o avvenimenti  che non prestano il fianco ad interpretazioni  non univoche essendo, per loro natura o apparire di semplice e diretta intellizione di talchè è inutile arzigogolare intorno alla loro essenza  o sostanza.
La locuzione nasce dall’osservazione dei piccoli cilindretti di legno su cui sono incisi i novanta numeri del giuoco della tombola; orbene, detti numeri una volta estratti dal bussolotto che li contiene  sono tutti facilmente riconoscibili ed individuabili  o perché scritti in maniera tale da non ingenerare confusione  (come ad es. il caso del numero 1  che sia che venga guardato e letto da ds. o da sn. , dal basso in alto o viceversa rimane  sempre 1 e non può esser confuso con altro numero) o perché si è ricorsi allo strataggemma di segnalare con un piccolo tratto la base del numero  che se letto in maniera capovolta potrebbe risultare un numero diverso ( ad es. il numero sei  è vergato 6 con una congrua sottolineatura, che se mancasse,  potrebbe far leggere il sei - visto in maniera capovolta - come nove). Il numero 69 invece  non à bisogno di sottolineatura, perché da qualsiasi parte lo si guardi  permane 69, atteso  che il numero 96 nella tombola non esiste.
15.Comme sî bbona, comme sî bbella, e 'a spicula s'ammuccaje 'a sardella
Letteralmente Come sei buona, come sei bella e la spigola divorò la sardina. Icastica, antica espressione ancóra in uso, di tipo proverbiale se non addirittura didascalico. In effetti l’espressione viene pronunciata ad ammonimento dei piú giovani che da sprovveduti si fidano troppo delle apparenze e prendono per sincere le blandizie dei furbi che invece con i loro comportamenti falsi, finti, ipocriti, inattendibili, infidi, ingannevoli, illusori ànno mire ben diverse da quelle che mettono in mostra; nella fattispecie la grossa vorace spigola tenendo un atteggiamento ricco di allettamento, smanceria, adulazione mira a conquistare la fiducia della piccola sardina per poi divorarla; è buona norma dunque, trasportando l’esempio nella vita quotidiana, che  i piú giovani, meno esperti e piú sprovveduti,  per non restare vittime della loro stessa inesperienza, credulità, ingenuità, semplicità non facciano affidamento  sulle carezze, lusinghe, moine dei piú vecchi che ànno maggiore esperienza della vita e son pronti egoisticamente a ricavarne il maggior utile possibile!
Brak


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