domenica 28 novembre 2021

RICUTTARO

 

 

 

RICUTTARO.

 

Da sempre il lenocinio è stato praticato da piccoli furfantelli e/o camorristi; temporibus illis (fine ‘800) i piccoli furfanti e/o camorristi erano arrestati e spesso finivano sotto processo  con minaccia di pena certa; durante tali processi furfanti e camorristi  erano difesi da avvocati che (se non appartenenti alla camorra) esigevano congrue parcelle. All’uopo provvedevano i compagni (piccoli furfanti e/o camorristi) dei detenuti  che procedevano ad una questua piú o meno vessatoria tra i piccoli commercianti e bottegai che aprivano i loro esercizi o nel rione in cui operavano i furfanti/camorristi finiti sotto processo o anche nelle strade adiacenti il tribunale o le carceri. Tale questua finalizzata fu detta ‘a recoveta (la raccolta); da recoveta  a recotta  il passo è breve ed ancora di piú lo è da recotta  a recuttaro/ricuttaro  di modo che con l’espressione fà ‘a recotta (fare la ricotta) non si significò produrre il tipico gustoso latticino ricavato dal latte vaccino o piú opportunamente di pecora, ma si indicò l’azione di  coloro che facessero quella vessatoria raccolta rammentata , e giacché  poi quei medesimi raccoglitori spesso si dedicavano al lenocinio e sfruttamento della prostituzione, furono indicati con la voce ricuttaro/recuttaro voci che estensivamente furono ed ancora sono in uso nel napoletano per indicare chiunque sfrutti qualcuno in qualsiasi campo.

Questo ricuttaro di cui dico è protagonista dell’espressione

‘O scrupolo d’’o ricuttaro. Letteralmente l’espressione di tipo esclamatorio vale:Lo scrupolo del lenone!” Essa viene usata con tono sarcastico a salace commento   in talune situazioni, nelle quale soggetti notoriamente insolenti, sfacciati, impudenti, impertinenti, quando non addirittura delinquenti, banditi, furfanti comuni  facciano le viste di avere  scrupoli o remore nell’affrontare o portare a compimento azioni del tutto normali e piú che lecite laddove quei medesimi soggetti sono adusi normalmente  ad azioni illegali espletandole con improntitudine, sfacciataggine, sfrontatezza senza alcun turbamento, incertezza o esitazione, sicchè è lecito pensare che essi pretestuosi  scrupoli  siano strumentali a fini illeciti o  reconditi.

Espressione analoga a quella testé esaminata è quella che recita: AEH! ‘NA MACCHIA ‘E GRASCIO ‘NFACCI’Ô ZZIRO ‘E LL’UOGLIO! Ad litteram essa  è da intendersi: Accidenti, una macchia di grasso sull’orcio dell’olio! ed è usata per sarcasticamente canzonare, burlare o prendersi gioco di  chi si adonti per risibili, naturali  accadimenti o veniali mancanze altrui, agendo  come chi si dispiacesse di aver riscontrato una macchia di unto sull’orcio dell’olio di sua natura untuoso.

scrupulo s.vo m.le [dal lat. scrupŭlus (e anche scrupŭlum, scripŭlum, scriptŭlum), propriam. «piccola pietra, pietruzza», dim. di scrupus «sasso, pietra a punta»] 1 in primis ed in origine Antica misura-base di conto, equivalente a 1,137 grammi (cioè alla ventiquattresima parte di un’oncia), usata per l’oro e per l’argento nei sistemi monetarî etrusco, campano e romano. 2 per traslato come nel caso che ci occupa Incertezza di coscienza, inquietudine morale che porta a considerare come peccato o colpa ciò che tale non è, o a ritenere grave una mancanza anche lieve.

-zziro s.vo m.le [dall’arabo zīr.] = Vaso di terracotta, di forma panciuta, per tenere olio o altro, coppo, orcio, doglio.

Altra locuzione ironica analoga è quella che suona: S’È SCUNCERTATA PORTA CAPUANA cioè il popolino, aduso  ad ogni impudenza,maleducazione,sfacciataggine, popolino che normalmente  frequenta la zona più popolare della città bassa, quella di porta Capuana, mostra di scandalizzarsi alle viste di qualche azione disonesta, tuurbandosi  nella suscettibilità davanti  a manifestazioni spregiudicate o ritenute contrarie all'opportunità ed alla convenienza.

R.Bracale

 

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