mercoledì 14 luglio 2021

20 LOCUZIONI 14.7.21

 

20 LOCUZIONI 14.7.21

 -DICETTE ‘A VECCHIA: SI NUN TE PONNO ARRUBBÀ ‘A CARNE ‘A COPP’ Ô FFUOCO, T’’A FANNO ABBRUSCIÀ

Disse la vecchia: Se non possono rubarti la carne dal fuoco, te la faranno bruciare

Id est:Gli invidiosi, non riuscendo a sottrarti ciò che ài, possono talvolta  rovinartene il godimento.

2 - DICETTE ‘A GOLPE: QUANNO GALLINE E CQUANNO SCARRAFUNE

Disse la volpe: talvolta (mangerò) galline, talvolta scarafaggi.

Id est: non sempre si può ottenere il meglio, spesso occorre accontentarsi di ciò che càpita.

3 - DICETTE CHILLO: NUN È ‘A MERCE CA NUN CE AGGÚSTA , MA È ‘A MUNETA CA NUN CE ABBASTA

Disse un tale: non è la merce  che  non ci piace, è il danaro che è insufficiente

Id est: il vero problema non è il gusto, ma la penuria di mezzi.

 

 

4 - DICETTE CHILLO: ‘E CUNTE A LLUONGO ADDEVENTANO SIERPE

Disse un tale i conti protratti nel tempo, cioè non saldati rapidamente diventano (pericolosi )come serpenti

Id est:sono da evitare debiti a lunga scadenza.

5 - DICETTE MAST’ ANTUONO:  MURESSE ‘E TRUONO  CHI NUN LE PIACE ‘O BBUONO!

Disse mastro Antonio: possa decedere di bastonatura colui  a cui non piaccia tutto ciò che è buono.

Riduttivamente: possa  morire bastonato  quello a cui non piaccia la buona tavola.

6 - DICETTE DON CRISPINO Â SIÉ CUMMARA: CHI PRATTECA SE ‘MPARA

La pratica val piú della grammatica…

7 -DICETTE ‘NU SAPUTO: NUN C’È PPEJO ‘E ‘NU CAFONE RESAGLIUTO.

Disse un uomo di vaste conoscenze,cioè pratico della vita : Non c’è peggior cosa di un villano arricchito.

8 - DICETTE ‘O CAFONE: ‘NA VOTA SOLA ME PUÓ FÀ FESSO

Disse il villano: Una sola volta potrai imbrogliarmi

Poi mi farò furbo e non ci riuscirai piú.

9 - DICETTE ‘O CANZIRRO Ô CAVALLO: CUMPAGNÓ T’ASPETTO ‘NFACCI’ Â SAGLIUTA.

Disse il mulo al cavallo (che nel piano, faceva il gradasso): Compagno ti attendo (cioè: voglio vedere cosa saprai fare) al momento della salita(di solito agevole per un mulo, ma non per un cavallo).

I gradassi ed i supponenti perdono la loro sicumera nei momenti difficili.

 10.LL'AVVOCATO FESSO È CCHILLO CA VA A LLEGGERE DINT' Ô CODICE.
Ad litteram: l'avvocato sciocco è quello che compulsa il codice; id est: non è affidabile colui che davanti ad una questione invece di adoprarsi a comporla pacificamente consiglia di adire rapidamente le vie legali; ad ulteriore conferma dell'enunciato in epigrafe, altrove - nella filosofia partenopea - si suole affermare che è preferibile un cattivo accordo che una causa vinta, che - certamente - sarà stata più dispendiosa e lungamente portata avanti rispetto all'accordo.

 

11.QUANNO JESCE 'A STRAZZIONA, OGNE FFESSO È PRUFESSORE...

Quando è avvenuta l'estrazione dei numeri del lotto, ogni sciocco diventa professore. la locuzione viene usata per sottolineare lo stupido comportamento di chi,incapace di fare qualsiasi previsione o di dare documentati consigli, s'ergono a profeti e professori, solo quando, verificatosi l'evento de quo, si vestono della pelle dell' orso...volendo lasciar intendere che avevano previsto l'esatto accadimento o le certe conseguenze...di un comportamento.

12.'A MONECA 'E CHIANURA:MUSCIO NUNN’ 'O VULEVA MA TUOSTO LLE FACEVA PAVURA...

La suora di Pianura:tenero non lo voleva, ma duro le incuoteva paura (si sottointende :il pane. La locuzione viene usata nei confronti degli incontentabili o degli eterni indecisi...

13.FÀ 'E SCARPE A UNO E CCOSERLE 'NU VESTITO.

Letteralmente:confezionare scarpe ad uno e cucirgli un vestito.Id est: far grave danno a qualcuno o augurargli di decedere.Un tempo alla morte di qualcuno gli si metteva indosso un abito nuovo e gli si facevano calzare scarpe approntate a bella posta.

14.TIENE 'A CASA A DDOJE PORTE.

Letteralmente: Ài la casa con due porte d'ingresso.Locuzione ingiuriosa in cui si adombra l'infedeltà della moglie di colui cui la frase viene rivolta.In effetti la casa con due usci d'ingresso consentirebbe l'entrata e l'uscita del marito e dell'amante senza che i due venissero a contatto.

15.FÀ ACQUA 'A PIPPA. FÀ ACQUA 'A PIPPA.

Letteralmente: la pipa fa acqua; id est: la miseria incombe, ci si trova in grandi ristrettezze. Icastica espressione con la quale si suole sottolineare lo stato di grande miseria in cui versa chi  sia il titolare di questa pipa che fa acqua. Sgombro súbito il campo da facili equivoci: con la locuzione in epigrafe  la pipa, strumento atto  a contenere il tabacco per fumarlo, non à nulla da vedere; qualcuno si ostina però a vedervi un nesso  e rammentando che quando a causa di un cattivo tiraggio, la pipa inumidisce il tabacco acceso impedendogli di bruciare  compiutamente, asserisce che si potrebbe affermare che la pipa faccia acqua. Altri ritengono invece che la pipa in questione è quella piccola botticella spagnola nella quale si conservano i liquori, botticella che se contenesse acqua starebbe ad indicare che il proprietario della menzionata pipa sarebbe cosí povero, da non poter  conservare costosi liquori, ma solo economica acqua. Mio avviso è invece  che la pippa in epigrafe sia qualcosa di molto meno casto e della pipa del fumatore, e di quella del beone spagnolo  e stia ad indicare, molto piú prosaicamente, il membro  maschile  che laddove, per sopravvenuti problemi legati   all’ età o ad altri malanni, non fosse piú in grado di  sparger seme si dovrebbe contentare di emettere i liquidi scarti renali, esternando cosí la sua sopravvenuta miseria se non economica, certamente funzionale.Del resto nell’icastico parlar napoletano il gesto onanistico maschile corrisponde alla moderna espressione: farse ‘na pippa! che negli anni ’50 del 1900 sostituí le piú antiche: farse ‘na sega! o anche farse ‘na pugnetta!

16.SANT'ANTUONO, SANT' ANTUONO TÈCCOTE 'O VIECCHIO E DAMME 'O NUOVO E DAMMILLO FORTE FORTE, COMME  VARRA 'E ARETO   PORTA...

Sant' Antonio, sant' Antonio eccoti il vecchio e dammi il nuovo, e dammelo forte, forte come la stanga di dietro la porta. La filastrocca veniva recitata dai bambini alla caduta di un dente, anche se non si capisce perché si invochi sant' Antonio, che poi non è il santo da Padova, ma è il santo anacoreta egizio.

17.FACESSE 'NA CULATA E ASCESSE 'O SOLE!

Letteralmente: Facessi un bucato e spuntasse il sole!Id est: avessi un po' di fortuna...La frase viene profferita con amarezza da chi veda il proprio agire vanificato o per concomitanti contrari avvenimenti o per una imprecisata sfortuna che ponga il bastone tra le ruote, come avverrebbe nel caso ci si sia dedicati a fare il bucato e al momento di sciorinarlo ci si trovi a doversi adattare ad una giornata umida e senza sole ,cosa che impedisce l'ascigatura dei panni lavati. 'a culata è appunto il bucato ed è detto colata per indicare il momento della colatura ossia del versamento sui panni, sistemanti in un grosso capace contenitore,dell'acqua bollente fatta colare sui panni attraverso un telo sul quale , temporibus illis, era sistemata la cenere ricca di per sé di soda(in sostituzione di chimici detergenti), e pezzi di arbusti profumati(per conferire al bucato un buon odore di pulito)...

18.CARTA VÈNE E GGHIUCATORE S'AVANTA...

La sorte lo soccorre fornendoglii carte buone che gli permettono di vincere, ed il giocatore se ne vanta, come se il merito della vittoria fosse da attribuire alla sua abilità e non alla fortuna di aver avuto un buon corredo di carte vincenti. La locuzione è usata per commentare l'eccessiva autoesaltazione di taluni che voglion far credere di essere esperti e capaci, laddove son solo fortunati!

19. 'A FEMMENA È 'NU VRASIERE, CA S'AUSA SULO Â SERA.

La donna è un braciere che si usa solo di sera. Locuzione violentemente antifemminista che riduce la donna ad un dispensatore di calore da usare però parsimoniosamente solo a sera, nel letto

Ammore, tosse e rogna nun se ponno annasconnere.

Amore, tosse e scabbia non si posson celare:ànno manifestazioni troppo palesi.

20.PARONO 'O SERVEZIALE E 'O PIGNATIELLO.

Sembrano il clistere e il pentolino. La locuzione viene usata per indicare due persone che difficilmente si separano, come accadeva un tempo quando i barbieri che erano un po' anche cerusici,chiamati per praticare un clistere si presentavano recando in mano l'ampolla di vetro atta alla bisogna ed un pentolino per riscaldarvi l'acqua occorrente...

 

Brak

 

 

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