lunedì 11 maggio 2020

SCAURACHIUOVO


SCAURACHIUOVO
Questa volta è stato il  carissimo amico d’antica data  T. A. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) a  chiedermi via e-mail di chiarirgli  significato ed origine della voce  partenopea   in epigrafe.Gli ò cosí risposto: La parola di cui mi chiedi fa parte di quei termini desueti, ma che furono ancóra in uso nella città bassa negli anni ’50 del ‘900. Forse per il fatto d’essere desueto, il termine risulta assente in tutti i calepini antichi e moderni  del napoletano in mio possesso [e non son pochi!]che ò compulsato. Ti posso però dire che    di per sé ad litteram essa varrebbe: “scaldachiodo” ma veniva usata in primis con  riferimento ad un implume  garzone di bottega, ragazzo ancóra molto giovane, imberbe ed inesperto, poco scaltrito e/o pratico cui si potessero assegnare solo compiti poco gravosi, impegnativi, duri, difficili, complessi o  onerosi. Successivamente il termine connotò genericamente qualsiasi ragazzo ancóra troppo giovane, imberbe e/o inesperto  da cui non si potessero attendere servigi difficili, complicati o  difficoltosi. Quanto all’orgine della parola essa etimologicamente è formata dall’agglutinazione funzionale della voce verbale scaura [3ª p. sg. ind. pr. dell’infinito scaurà (da un   ex (intensivo)+ lat. volg.  caldare  col semplice compito di riscaldare i chiodi per la ferratura delle bestie.     E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico T.A. ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in questa paginetta.Satis est.  Raffaele Bracale

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