sabato 24 ottobre 2020

MORMORARE, BORBOTTARE & DINTORNI

MORMORARE, BORBOTTARE  & DINTORNI

Questa volta su sollecitazione dell’amico C.R. (al solito motivi di privatezza mi impongono di non riportar se non le iniziali di nome e cognome di chi mi scrive per sollecitar ricerche) mi occuperò  delle voci italiane in epigrafe, di eventuali sinonimi e dei corrispondenti verbi del napoletano.

Cominciamo col considerare il verbo

- mormorare  v. intr. che vale 1 fare un rumore leggero e continuo, come quello delle acque correnti o delle fronde mosse dal vento: 
2 parlare sommessamente; bisbigliare, sussurrare:
3 lagnarsi, protestare, esprimere malcontento a mezza voce:

4 fare dei pettegolezzi, delle insinuazioni su qualcuno; usato come  v. tr. vale:  dire parlando sommessamente: mormorare qualcosa all'orecchio

quanto all’etimo è un  derivato dal lat. murmurare, che è da murmur -uris 'mormorio',vocediorig.onomatopeica;

passiamo a

- bisbigliare: v. intr. 1 parlare sommessamente, sussurrare
2 (estens.) fare pettegolezzi, sparlare ||| v. tr. 1 dire sottovoce: bisbigliare qualcosa all'orecchio
2 (estens.) mormorare, insinuare: bisbigliare una malignità quanto all’etimo si tratta d’un verbo d’origine onomatopeica partendo dal suono bis-bis = pis-pis suono prodotto dal movimento serrato delle labbra di chi favelli pian piano, sommessamente;  

e passiamo a

- borbottare pop. anche  barbottare, v. intr.
1 parlare o lamentarsi sottovoce, con voce confusa; brontolare tra sé e sé;
2 fare un rumore sordo e ripetuto; emettere un brontolio prolungato: il tuono borbottava in lontananza; i fagioli borbottano nella pentola ||| v. tr. proferire confusamente o in maniera sconnessa: borbottare minacce;  quanto all’etimo anche in questo caso  si tratta d’un verbo d’origine onomatopeica; nella forma popolare barbottare si pensa ad un incrocio tra un suono onomatopeico e la parola barba  atteso che il borbottare è quasi un brontolio  che può dirsi sotto la barba.

Sistemate cosí le voci dell’italiano passiamo a quelle del napoletano,che sono numerose ed abbiamo:

burbuttià v. intr. brontolare tra sé e sé, fare un rumore sordo e ripetuto; quanto all’etimo  il verbo napoletano piú che una derivazione onomatopeica è marcato sull’iberico borbotar con tipica chiusura delle vocali o, intese lunghe , donde ō→u  e raddoppiamento espressivo della dentale t→tt;

ciunciunià  v. intr. Brontolare, bisbigliare ed anche per ampliamento semantico, spettegolare (sia pure senza giungere allo sparlare); quanto all’etimo  il verbo napoletano à una chiarissima  derivazione onomatopeica formata sulla base del suono  ciu-ciú  che nell’inteso partenopeo sostituisce in maniera piú icastica  il bis-bis = pis-pis che à dato nell’italiano il verbo bisbigliare,  suoni ambedue  prodotti dal movimento serrato delle labbra di chi favelli pian piano, sommessamente; rammenterò che il napoletano à addirittura  il   sostantivo ciu-ciú= bisbiglío continuato  (cfr.: fà unu ciu-ciú letteralmente fare un  ciu-ciú  id est: borbottare in continuazione, bisbigliare continuamente (che è il comportamento tipico delle donne…); rammenterò ancóra che il sostantivo ciu-ciú = bisbiglío continuato  voce d’origine onomatopeica, non va assolutamente confuso con il sostantivo  sciusciú  che indica la giuggiola, cioè una caramella di zucchero e gomma arabica; tale  sciusciú  (dove è avvertibilissima la palatizzazione delle c, palatizzazione  che invece manca nel sostantivo ciu-ciú …)non è voce onomatopeica, ma è marcata sul francese juju(be) di pari significato;

ciociolià v. intr. brontolare, bisbigliare ed anche (come il precedente) per ampliamento semantico, spettegolare; si tratta con ogni evidenza del medesimo verbo ciuciunià presentato con una diversa  morfologia addolcita (sostituzione delle chiuse u  con le aperte o e sostituzione della dura nasale n con la piú morbida liquida l), ma mantenendo significati ed etimo onomatopeico.

 Murmulià v. intransitivo mormorare, parlare sommessamente; bisbigliare, sussurrare, ma pure  lagnarsi, protestare, esprimere malcontento a mezza voce;  ed estensivamente spettegolare,  sparlare, dir male di qualcuno; quanto all’etimo il verbo napoletano a margine risulta essere una derivazione  dal lat. murmurare, deriv. di murmur -uris 'mormorio con sostituzione della liquida donde murmurare→murmulare→murmulià;

pipetà/tià o pepetà/tià v. intransitivo mormorare, parlare sommessamente e continuamente,  pigolare; bisbigliare, sussurrare lungamente e fastidiosamente (cfr. l’espressione: tené ‘a pepitola  avere la pipita  (s. f.  malattia infettiva dei polli, che si manifesta con la comparsa di una pellicella bianca sulla punta della lingua ,cosa che costringe i polli ad articolare continuamente la bocca nel tentativo vano di liberar la lingua della fastidiosa pellicella, movimento che comporta un continuo pigolío; le voci pipita  e pepitola sono  dal lat. tardo pipita(m), che continua il class. pituita(m) 'resina', con allusione forse all'aspetto filamentoso; i verbi a margine etimologicamente risalgono al lat. pipàre= pigolare  attraverso una forma iterativa del lat. volg. *pipitiare;

vervesià v. intransitivo mormorare, parlare sommessamente e continuamente; bisbigliare, sussurrare lungamente e fastidiosamente, essere inutilmente ed infruttuosamente verboso in eccesso;non tranquillissima l’etimologia di questo verbo per altro abbastanza desueto; pare comunque  che il napoletano vervesià e le corrispondenti forme calabresi verbijari/birbijari presuppongano un lat. *verbitiare  denominale di verbum;

verzulià v. intransitivo che nel significato primo vale far versi con la voce ed estensivamente vale balbutire sommessamente e continuamente, quasi  bisbigliare, sussurrare lungamente,  inutilmente ed infruttuosamente, procurando solo noia e fastidio: etimologicamente si tratta di un denominale di vierzo= verso con un suff. attenuativo ed uno  frequentativo ul+i; normale il passaggio del gruppo tonico ie  alla e atona ed evanescente  come ad es. per cielo→celeste  o piere→peràgna.

Ricordo che il verbo  mormorare nel senso di sparlare, dir male di qualcuno o qualcosa, oltre ai significati estensivi dei verbi or ora illustrati,  è reso con altri verbi ad hoc quali:

barbutià v. intransitivo barbottare, dir male di qualcuno o qualcosa, ma farlo non apertamente, anzi  in maniera vigliaccamente nascosta,   quasi blaterandosi tra la barba; quanto all’etimo se ne ricava che occorre pensare ad un incrocio tra un suono onomatopeico (borb-borb) e la parola barba  atteso che il barbottare è quasi un brontolio  che può dirsi sotto la barba.

mazzecà v. intransitivo  che in primis sta per percuotere, masticare e poi, per traslato,mormorare, dir male di qualcuno o qualcosa,sparlandone sommessamente quasi di tra i denti; quanto all’etimo è verbo da ricondurre al sostantivo mazza(lat. matea) incrociato con il verbo del  lat. tardo masticare, che è dal gr. mastichân, deriv. di mástax -akos 'bocca';

‘mbrusunià/lià v. intransitivo  che vale bisbigliare, sussurrare   e poi, per ampiamento semantico , mormorare, dir male di qualcuno o qualcosa,sparlandone sommessamente quasi in un brusio; quanto all’etimo è verbo che appare essere  una forma frequentativa  del francese bruire=  gorgogliare, rumoreggiare lievemente;

rusecà v. intransitivo  che letteralmente  vale in primis rosicchiare e poi bisbigliare, sussurrare   e poi, per ampiamento semantico , mormorare, dir male di qualcuno o qualcosa,sparlandone sommessamente quasi di tra i denti; etimologicamente è dal  lat. volg. *rosicare, deriv. di rodere 'rodere';

Sparlà v. intr.1 parlare male,con  malignità: sparlà d’’o munno sano  vale anche  parlare a sproposito, inopportunamente: parla e sparla a ògne occasione; etimologicamente è è verbo formato sul verbo parlà/are ( dal lat. volg. *parabolare, deriv. di parabola 'parabola', poi 'discorso, parola' ) con la prostesi di una s   non distrattiva, ma durativa;

sparlettià v. intransitivo  che indica il malevolo ciarlar continuo, condito di malignità, lo spettegolare ad opera però non di donne, ma di  di uomini: infatti il verbo a margine risulta essere un denominale di parlettiero (spettegolatore, ciarlatore,malevolo chiacchierone) a sua volta deverbale di parlà  unito agli infissi intensivo-frequentativi ett ed iero.Si trattasse non di uno spettegolatore, ciarlatore, malevolo chiacchierone, ma di una  spettegolattrice, ciarlatrice, malevola chiacchierona il napoletano non userebbe la voce *parlettera femminilizzazione di parlettiero ma il piú consono cciaccessa  che identifica appunto la ciarliera malevola  millantatrice, saccente e supponente; faccio notare che il termine cciaccessa (altro termine  estraneo ai calepini, ma vivo e vegeto nel parlato comune ) deve sempre correttamente scriversi con la geminazione iniziale della  c; etimologicamente mi pare si possa con ogni probabilità , stante anche per essa parola il sostrato di un vuoto parlare, farla  risalire al verbo ciarlare  con  la giunta di un suffisso dispregiativo femminile essa marcato su  quello dispregiativo maschile asso (che sta per accio), e con tipica assimilazione progressiva  di tutte le consonanti interne r e l alla iniziale c.  E con ciò penso di avere esaurito l’argomento, contentato  l’amico C.R. e chiunque altro dovesse leggere queste mie paginette. Posso perciò annotare il consueto  Satis est.

Raffaele Bracale  18/11/2008

 

 

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