sabato 13 marzo 2021

IL TOPONIMO MARCONIGLIO

IL TOPONIMO MARCONIGLIO

Sono stato invogliato a fornire soluzioni etimologiche del toponimo in epigrafe.Fornirò una mia ipotesi  chiarendo però  súbito che non esistono certezze circa l’orgine del nome Marconiglio che contraddistingue oggi  una piccola piazzetta ed olim anche un vicoletto malfamato  tra il c.so Garibaldi e via fra’ Gregorio Carafa, adiacente all’odierna via Martiri d’Otranto dove un tempo esistettero numerose case di piacere e   volgarmente nota come  Imbrecciata (‘mbricciata) a san Francisco ed adiacente ad altro malfamato vicolo, in origine alveo d’un guado d’un torrentello di cui s’è perso memoria, détto Pontescuro, nonché   un intero quartiere Gli Incarnati ugualmente di cattiva fama sin dai tempi degli Aragonesi   Premetto altresí che sia il vicoletto che l’Imbrecciata furono un tempo strade malfamate e mal sicure frequentate da prostitute,  ladri, lestofanti e briganti ed ospitarono i peggiori lupanari della città e che di Pontescuro e de Gli Incarnati si parlava di luoghi cosí malfamati e licenziosi da diventar proverbiali a segno che allorché si vedeva fare o s’udiva  dire cosa licenziosa, si accennava con disprezzo a chi parlasse o agisse licenziosamente,affermando  "Questi crede stare a gli Incarnati" oppure "Crede stare a Pontescuro".Tutte queste notizie sono state espunte da  "La Topografia universale della città di Napoli", di Niccolò Carletti (1776). Carletti, è vero,   non parla di Marconiglio ma spiega assai bene la cattiva fama de Gl'Incarnati e di Pontescuro.Questi i fatti: Il Principe Ferrante I d'Aragona possedeva 50 moggia di terreno confinanti col Campo de' Carmignani e la Via Vecchia, l'antica strada che menava alla Puglia ed alle Calabrie. Avendo perso 700 ducati al gioco con un tal Fabio Incarnato, saldò principescamente il debito cedendogli détto terreno. Fabio vi costruí una magnifica residenza ma alla sua morte i suoi eredi (gli Incarnati, appunto) lo affittarono a diversi agricoltori «ed i Napolitani vi concorrevano per deliziarvisi tra l'amenità di esso e la libertà del sito». Poi, però, «quel  tratto divenne famosissimo Lupanaro per lo licenzioso costume ivi introdotto. Fu in tali emergenze il luogo conceduto a diversi, che vi eressero piú case e vi sistemarono piú vichi, attorno alla stessa strada, che portava a Poggio Reale, prima di farsi la nuova, che in oggi si osserva». 
Riassumendo: 1) la cattiva fama dei luoghi risalirebbe all'età aragonese;  2) case e vicoli (tra i quali, dobbiamo pensare, vico Marconiglio) compaiono quando la cattiva fama del luogo era già ben radicata, verosimilmente nel XVI sec.
  Insomma tutte le strade di cui ò détto non godettero di buona fama  e si può ragionevolmente ipotizzare (ecco la mia ipotesi!)  che il vicoletto dapprima e la piazzetta adiacente poi fossero nell’inteso comune indicati come al Malcuniculo simile al Malpertugio di boccaccesca memoria.

Morfologicamente poi seguendo i consueti passaggi  d’uso in linguistica  il Malcuniculo à potuto dare Marcuniculo→Marcunic(u)lo→Marcuniclo ed infine Marcuniglio→Marconiglio. Tutto ciò se non si vuol prender per buona (non me ne voglia il Maestro...) l’idea di Gino Doria che nel suo saggio di toponomastica delle strade di Napoli riportò quanto gli aveva comunicato un anonimo parroco della zona il quale leggeva in Marconiglio una corruzione locale per agglutinazione  del nome proprio Marco Miglio ignoto personaggio cui pare fosse intestata la stradina de qua. Vada per l’agglutinazione, ma perché mutare la consonante nasale bilabiale (m) nella nasale dentale (n)? Troppe cose non mi convincono dell’idea perorata dal Doria e dal suo anonimo parroco!

R.Bracale

 

 

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