martedì 2 febbraio 2016

LA ELISIONE DELLA VOCALE I DI CI


LA ELISIONE DELLA VOCALE I DI CI

 

Dacché è apparso sulla scena politica il sedicente dottor Tonino Di Pietro ex magistrato, che spesso è  in litigio con la lingua italiana, non passa giorno che nelle sue esternazioni in piazza, parlamento o televisione non usi un suo tormentone che si sostanzia nell’espressione dialettale: “Che ci azzecca?” domanda retorica da intendersi: Non ci son punti di contatto tra i fatti di cui si parla!  Ora fin quando si tratta di ascoltarlo, nulla quaestio; il suono favorisce l’intendimento di quel ci azzecca  che perviene all’orecchio correttamente come un ciazzecca. Il problema è sorto quando i  giornalisti  o altre persone,  al pari d’essi probabilmente non molto versati nella lingua italiana, ànno voluto mutuare l’espressione e  riportarla per iscritto. Per usare l’icastico idioma napoletano, songo jute dint’ê chiavette (son finiti nel difficile) incorrendo molti di loro nello svarione  di apostrofare l’espressione ottenendo in luogo del “Che ci azzecca?” uno scorretto “Che c’azzecca? da leggersi che cazzecca ” Il guaio è che non contenti d’usare l’errore riportando l’espressione del molisano, si sono innamorati di quella locuzione  al segno di usarla continuamente in altri contesti disseminando i loro scritti di strafalcioni.

Vorrei perciò rammentare a tutti costoro una regoletta grammaticale che - per esser buoni -  mostrano d’aver dimenticato, se non – se siamo cattivi – di non aver mai appreso. La regoletta è la seguente: è buona norma elidere la i  solo davanti ad altra i ed a mio avviso sarebbe piú elegante  addirittura evitare sempre tale elisione ;  in particolare la vocale i  di ci si può elidere solo davanti ad altra i oppure davanti alla e  e tale elisione è corretta poi  che comunque  la consonante (c) d’accompagnamento continua a mantenere il suo  suono palatale  favorito dalla vocale  (e) non genera  un suono gutturale come invece avviene per l’ impossibile elisione della i di ci  davanti  a, o,u (cfr. ci è →c’è che si legge ce (di celebre), mentre non si può elidere la i di ci abbiamo perché c’abbiamo si legge o leggerebbe cabbiamo,con il suono gutturale del ca (di casa) e non si può elidere la i di ci ostacolano  perché c’ostacolano si legge o  leggerebbe costacolano, con il suono gutturale del co (di cosa)  né perciò può essere elisa la i di ci azzecca perché c’azzecca si legge o leggerebbe cazzecca, con il suono gutturale del ca (di casa)   né si può elidere, sempre per esempio, la i di ci usano  perché c’usano  si legge o  leggerebbe cúsano o cusàno, con il suono gutturale del cu (di custodia).Ovviamente per la stessa regoletta non può essere elisa (come invece m’è spesso occorso di leggere…) la i di ci ho oppure, come preferisco,di  ci ò perché c’ho/c’ò si leggerebbero   con il suono gutturale del co (di cosa)  e non come è corretto leggere  ciò con il suono palatale di ciondolo.Va da sé che il problema non si pone per la i di altri digrammi (ti – di – si) per i quale l’elisione della i è sempre consentita davanti a tutte le vocali, atteso che non si generano mutamento  di timbro dei  suoni consonantici. In conclusione mi perdonerete se dico che   o i giornalisti e quanti altri mettono penna in carta si rassegnano ad imparare la grammatica o son destinati ad incorrere in sesquipedali brutte figure elidendo l’espressione dipietrina ed altre similari.

Tanto dovevo!

R.Bracale Brak  

 

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