venerdì 26 marzo 2010

VARIE 603

1.Chi fa bbene, more acciso!
Letteralmente: chi fa il bene, muore ucciso.Ovvero: ripaga la cattiveria piuttosto che la bontà.Disarmante e pessimistica affermazione derivata però da una disincantata osservazione della realtà.
2.Nce ponno cchiú ll'uocchie ca 'e scuppettate...
Letteralmente: Ànno piú potere gli occhi che le schioppettate.Id est:la potenzialità del malocchio è cosí elevata da produrre piú danno delle fucilate ed il popolo napoletano teme moltissimo il malocchio, atteso che dalle ferite di arma da fuoco si può guarire, ma è impossibile sottrarsi agli effetti disastrosi del malacchio.
3.Dicette Renza Renza: Addó c'è ggusto nun c'è perdenza.
Letteralmente: Disse (una non meglio identificata) (Lo)renza: Dove vi è gusto, non vi è perdita. Id est: ciò che si fa con piacere non genera pentimenti. La locuzione la si usa soprattutto a commento delle azioni di chi trovi gradevoli cose e/o persone ritenute da tutti gli altri repellenti, avendone un tornaconto sotto forma di piacere fisico e/o morale.
4.'A raggione s''a pigliano 'e fesse.
Letteralmente: La ragione (che in napoletano va scritta espressivamente con due g..) se la pigliano gli stupidi. In una discussione spesso uno dei contendenti, senza addivenire ad un pratico corrispettivo, si limita a dare ragione all'altro contendente che però con la frase in epigrafe afferma il suo buon diritto a non esser tacitato dalle sole parole...
5.Pe tte ce vo’ 'o caccavo 'e santa Maria 'a Nova.
Per te occorre il pentolone di santa Maria la Nuova. Con questa locuzione ci si riferisce a chi è insaziabile, di robustissimo appetito, a colui al quale insomma non basta cibo. Si tratta naturalmente di una iperbole in quanto 'o caccavo (il pentolone) era infatti l'enorme pentola in cui i frati di santa Maria la Nova solevano preparare il pasto che quotidiamente offrivano non ad una singola persona, ma ai numerosi poveri accolti nel refettorio del convento annesso alla chiesa omonima.
Linguisticamente parlando, premesso che la voce caccavo , s.vo m.le = pentolone è dal lat. tardo caccabu(m), dirò che esso rappresenta un’eccezione nella parlata napoletana dove (cfr. pennellessa/penniello, cucchiaro/ cucchiara – tammurro/tammorra – tino/tina – carretto/carretta – tavula/tavulo etc.) - con il nome femminile si intende qualcosa di piú grosso del corrispondente maschile;fanno eccezione appunto tiano che è inteso piú grosso di tiana e di caccavo che è piú grosso di caccavella.
6.'E meglie pariente stanno â Zecca.
Letteralmente: i migliori parenti stanno alla zecca, intesa non come zona della città, ma come luogo dove si batte moneta, in quanto la locuzione proclama il danaro, miglior congiunto.

7.Aizammo 'a gallina e avasciammo 'a cecoria...
Letteralmente: aumentiamo la gallina e diminuiamo la cicoria... Id est: diamo maggior consistenza alla minestra aumentando la carne e diminuendo i vegetali. La locuzione viene usata quando si voglia convincere qualcuno a curar maggiormente la sostanza delle faccende in cui si è impegnati e a non esagerare con il conferimento di aggiunte attinenti piú alla forma che alla sostanza.
8.Dicette Nunziatina: "A bbuonu fine, m''a faccio 'na rattata 'e suttanino!".
Letteralmente: Disse Nunziatina: "Affinché me ne venga del bene, me la faccio una grattata di sottoveste!" La cultura popolare napoletana non fa mai considerare superflui gli scongiuri ed i gesti apotropaici ritenuti apportatori di benessere. Quello della locuzione, attribuito ad una ipotetica Nunziatina (diminutivo di Annunziata), fa riferimento ad una benefica grattata di sottoveste, termine usato eufemisticamente per indicare parti del corpo che, per solito, sono nascoste dalle vesti.
9.Meglio curnute ca male sentute.
Letteralmente: è preferibile(esser) cornuti che mal compresi. Id est: meglio subire l'onta del tradimento uxorale che esser mal compresi e pertanto esser ritenuti titolari di giudizi o idee che - per non essere stati ben compresi -stravolgono gli autentici giudizi o pensieri di un individuo.

10.Pizzeche e vase nun fanno pertose e maniate 'e zizze nun fanno criature.
Letteralmente: pizzicotti e baci non perforano e carezze di seni non generano creature. Id est: in amore ed in ogni altra occasione, se non si vogliono avere risultati indesiderati, non bisogna superare i limiti di un contatto superficiale, accontendandosi di una toccata e fuga.
11. 'Na mugliera 'ncignata â Chiazzetta
Una moglie che à fatto le prime esperienze sessuali alla Chiazzetta. A Napoli,la Chiazzetta era una contrada del quartiere Porto, densamente abitata da gente di bassa condizione sociale e dedita a loschi affari. Tra queste persone abbondavano le donne di malaffare che svolgevano la piú antica professione del mondo in parecchie case che abbondavano in loco. Per cui quando un giovane impalmava una donna dai precedenti non proprio chiari si diceva che aveva preso 'na mugliera 'ncignata (sverginata) alla Chiazzetta.

12.Ô puorco, miettece 'a sciassa, sempe 'a coda ce pare.
Letteralmente: al porco puoi anche mettere una marsina, mostrerà sempre la coda. Id est: è inutile affannarsi a ricoprire di begli abiti un essere sporco e lercio, qualcosa appaleserà comunque la sua vera natura.
Con la voce sciassa derivata dal francese châsse s’indica la giacca elegante dalle falde non eccessivamente lunghe,ma aperte centralmente dalla vita in giú, originariamente di colore rosso, giacca usata su pantaloni da cavallerizzo,per la caccia(in francese châsse); va da sé che se un maiale indossasse una sciassa, questa avendo le falde aperte dalla vita in giú, lascerebbe in ogni caso vedere la coda, mettendo a nudo la sua natura suina!

13.Te se pozza purtà, 'a lava d''e Virgene!
Letteralmente: Che possa essere trascinato via dalla lava dei Vergini. È il malevole augurio che si rivolge ai fastidiosi, ai tediosi cui si augura che un'improvviso fenomeno alluvionale li trascini con sè e li porti via. Quando non esistevano approntati percorsi fognarii, lo scolo delle acqua piovane era affidato alla naturale pendenza dei luoghi, pendenza che trasportava le acque verso il mare. La zona della Sanità era ed è posta, a Napoli, a ridosso dei contrafforti della collina di Capodimonte ed era sommersa dal copioso torrente d'cqua piovana che, precipitandosi da Capodimonte imboccava il declivio sottostante - via dei Vergini - ed ingrossandosi a mano a mano prendeva forza, trascinando con sè tutto che incontrava sul suo cammino. Il popolo chiamò quel terribile torrente con il nome di lava come se si fosse trattato della lava scaturente da un vulcano.
14.Fa' comme t'è ffatto, ca nun è peccato...
Letteralmente: fa' ciò che ti è stato fatto, perché la cosa non costituisce peccato. E' una delle rare volte che la filosofia popolare partenopea si pone agli antipodi della morale cristiana, che consiglia invece di perdonare le offese ricevute e porgere l'altra guancia, la filosofia popolare qui si pone in linea con l'antico brocardo latino: vim, vi repellere licet, ovvero con il piú recente toscano: render pan per focaccia.
15. San Cristoforo cu 'o munno 'ncuollo.
Letteralmente: san Cristoforo con il mondo addosso. Nella locuzione c'è la commistione della figura di san Cristoforo, che nell'iconografia ufficiale è rappresentato nell' atto di portare sulle spalle il Redentore bambino, e quella di ATLANTE raffigurato con sulle spalle il globo terrestre. Il popolo nella sua locuzione à unito le due figure ed à riferito a CRISTOFORO l'incombenza di sorreggere il mondo. La locuzione viene riferita per bollare di inettitudine fisica e morale tutti coloro che, chiamati ad un risibile lavoro comportante un piccolissimo impegno fisico e/o morale, fanno invece le viste di sopportare grandi e gravi fatiche, lamentandosi a sproposito di ciò che si sta facendo, magari bofonchiando, sbuffando, quasi si portasse veramente il mondo sulle spalle.
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