lunedì 11 febbraio 2019

PASTA PASQUALINA


PASTA PASQUALINA

Nell'approssimarsi della primavera  voglio segnalarvi questa gustosissima minestra di pasta, piselli e carciofi, minestra che un tempo fu quasi esclusiva della stagione primaverile allorché si raccoglievano, quale primizia, i frutti e segnatamente i semi eduli,  i veri e propri piselli (dal lat. volg. *pisellu(m), dim. di pisum, che è dal gr. píson 'pisello') di questa  pianta erbacea rampicante con fiori bianchi o colorati, foglie composte e baccelli contenenti semi verdi sferici (fam. Leguminose);da un po’ di tempo a questa parte, fortunatamente,  soprattutto per merito della surgelazione industriale, i piccoli piselli primaverili si trovano durante tutto l’anno e tali  prodotti conservati  non ànno nulla da invidiare a quelli freschi di campo e talvolta sono addirittura migliori (a sentire le nostre accorte massaie) di talché è possibile  durante tutte le stagioni l’anno approntare la appetitosa, salutare, gustosa minestra in epigrafe.

ingredienti e dosi per 6 persone

6 carciofi spinosi  verdi-violetti di Napoli o di Palermo,
1 kg.  di pisellini freschi (peso lordo) oppure
5 etti (peso netto)  di pisellini sgranati  o surgelati,
1 cipolla dorata mondata e  tritata,
1 carota grattata e tritata,
½ costa di sedano grattata e tritata,
 ½ bicchiere  di olio d’oliva  e.v. p. s. a f.,
1 cucchiaio di strutto,
il succo d’un limone,
2 etti di pancetta tesa tagliata a listelli cm 5 x 1 x 1,
6 uova,
farina q.b.
abbondante olio di semi per friggere,
1 litro e mezzo  di brodo vegetale da verdure fresche o anche  di dado ,
 sale fino  e pepe bianco q.s.,
6 etti  di vermicelli spezzati (3 cm.)  o di  tubetti piccoli (avemarie),
1 etto   di Pecorino laticauda grattugiato .
sale doppio un pugno.
procedimento
Mondare i carciofi accorciandone i gambi in modo da tener questi  alti non piú di tre centimetri dal fondo del carciofo, indi spuntare i carciofi  delle spine e togliere le brattee piú dure, tagliarli longitudinalmente  in due, eliminare il fieno ed affettarli sottilmente (mezzo cm.) longitudinalmente e  metterli in acqua acidulata con il succo del limone per non farli annerire. Battere a spuma tre delle sei uova addizionate con due cucchiai di pecorino, un pizzico di sale fino e due di pepe. Mandare a temperatura in un tegame alto l’olio di semi, sgrondare le fettine di carciofo, infarinarle, intingerle nelle uova e friggerle fino a che siano ben dorate,prelevarle con una schiumarola e porle su carta assorbente da cucina a perdere l’eccesso d’unto, salare ad libitum e tenere in caldo. Súbito dopo sgranare i piselli.
Approntare il trito fine di cipolla, carota e sedano e farlo soffriggere in una pentola per minestra con l’olio ed il cucchiaio di sugna a fiamma media.
Riscaldare il brodo.
Quando il trito  sarà dorato aggiungere la pancetta e dopo cinque minuti  i piselli (quelli surgelati non occorre scongelarli), allungare con una ramaiolata di brodo bollente  e farli cuocere a fuoco vivo per 10 minuti dalla ripresa del bollore.

Aggiungere 4-5 mestoli di  brodo, portarlo ad ebollizione, regolare eventualmente  di sale ed aggiungere  la pasta; a Napoli si usano, per questa minestra o i tubetti piccoli (avemarie) o i vermicelli spezzati:dipende dai gusti o dalle tradizioni familiari; personalmente preferisco le avemarie, ma non mi disdignerebbero i vermicelli spezzati.  Cuocer la pasta a pentola scoperta,per modo che alla fine la minestra non risulti troppo liquida,    a seconda del gusto o del tempo di cottura consigliato sulla confezione  della pasta scelta. Battere a spuma le altre tre uova anche queste addizionate di due cucchiai di pecorino,pochissimo sale e due pizzichi di pepe. Versare queste uova sulla pasta e rimestare a fuoco medio fino a che siano ben rapprese.
A fine cottura unire il pecorino finemente  grattugiato, mescolare bene e lasciare riposare un paio di  minuti prima di impiattare spolverizzando  con una generosa grattugiata di pepe bianco e guarnendo ogni porzione con delle fettine di carciofi dorati e fritti. Servire questa pasta pasqualina ben calda di fornello.
Vini:  secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo) freddi di frigo.

Mangia Napoli, bbona salute!
raffaele bracale




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