martedì 17 marzo 2020

MEZZANO, RUFFIANO & dintorni


MEZZANO, RUFFIANO & dintorni
Anche questa volta faccio sèguito ad  un  quesito rivoltomi dall’amico N.C. (al solito, motivi di riservatezza mi impongono di  riportar solo le iniziali di nome e cognome di chi mi scrive per sollecitar ricerche) occupandomi delle voci italiane in epigrafe, di altri eventuali sinonimi,  voci collegate e delle corrispondenti voci del napoletano.
 Entro súbito in medias res cominciando con
mezzano/a agg.vo e s.vo m.le o f.le;
1)come aggettivo indica  ciò che è in mezzo, di mezzo; che occupa un posto intermedio in una gradazione: statura, età, grandezza mezzana; figlio, fratello mezzano, di età intermedia tra il maggiore e il minore;
2)come sostantivo (ed è di questo che mi à chiesto l’amico N.C.) indica
1 intermediario, mediatore
2 chi favorisce illeciti amori; la voce è dal lat. medianu(m), deriv. di medius 'mezzo';
il sinonimo di questa voce nell’accezione sub 2  è la voce che segue:
ruffiano/a s.vo m.le o f.le
1 mezzano dei proibiti  amori altrui.
2 (estens.) chi aiuta altri in un intrigo
3 persona che ricorre all'adulazione e ostenta modi servili per ottenere il favore altrui; la voce (che – con tutta probabilità -  è pervenuta nell’italiano partendo  dal napoletano come si evince dal tipico raddoppiamento espressivo della  consonante fricativa labiodentale sorda (f))   è dal lat. volg. *rufianu(m) 'dai capelli rossi', o vestito di rosso , derivato – come ò détto -  con raddoppiamento espressivo della  consonante fricativa labiodentale sorda (f) da rufus 'rosso' addizionato del suff. anu(s) suffisso di aggettivi, spesso anche sostantivati, derivati dal latino o formati direttamente in italiano, che indicano pertinenza per tipologia,  appartenenza a nazione, città, gruppo, partito oppure mestiere, classe, categoria e similari.
Rammento che nel tardo ‘800 a Napoli, nella città bassa, con il nome in esame s’usò indicare anche un garzone di maniscalco atteso che colui, tal quale uno che aiuti chi intrighi,  era addetto a distogliere l’attenzione del cavallo affinché non scalciasse al momento della ferratura.
Altro sinonimo della voce  mezzano, quantunque d’uso letterario e non del parlato è
prosseneta s.vo m.le  in primis sensale, mediatore; nell'antica Grecia, colui che assisteva i sacerdoti |
( poi spreg.) mezzano, ruffiano.
La voce è dal lat. proxeníta(m), che è dal gr. proxenítés, deriv. di proxenêin 'ospitare, procurare', a sua volta deriv. di próxenos 'ospitante';


Ciò détto aggiungerò che  per estensione le voci esaminate vengon rese anche con
intrigante, agg.vo m.le e f.le
1 che à l'abitudine di tramare imbrogli per ottenere qualcosa; che si impiccia degli affari altrui: un avvocato intrigante; una persona pettegola e intrigante
2 (figuratamente) che incuriosisce, attira, cattura l'attenzione; accattivante;
usato anche come s.vo m.le e f.le vale
persona intrigante: essere un intrigante; comportarsi da intrigante
la voce è il part. pres. di intrigare v. tr.
1 avviluppare, intricare: intrigare una matassa
2 (fig.) turbare, imbarazzare:
3 (fig.) affascinare, interessare, incuriosire: un film che intriga lo spettatore;  come  v. intr. vale darsi da fare, tramando imbrogli, per ottenere qualcosa; macchinare: intrigare per avere un posto, una nomina;
quanto all’etimo intrigare  è una variante di intricare (dal lat. intricare, comp. di in illativo ed  un deriv. di tricae -arum (pl) 'intrighi, imbrogli'; variante  di origine sett. (per  l'occlusiva velare sonora  g al posto della occlusiva velare sorda  c); nel sign. 3 si avverte  l’influsso del fr. intriguer;
 sempre   per estensione le voci esaminate vengon rese anche con
intrallazzatore/trice agg.vo e s.vo m.le o f.le
1 che, chi fa intrallazzi, scambi illeciti di beni o di favori,intrighi, imbrogli; voce denominale di intrallazzo dal sicil. 'ntrallazzu 'intreccio, intrigo', deriv. del lat. volg. *interlaceare, comp. di intra 'tra' e laqueus 'laccio';
andiamo oltre e diciamo che tutte le voci prese in condirezione si ritrovano anche in senso spregiativo  come manutengolo,  o paraninfo, mentre estensivamente ed in senso grandemente spregiativo si ànno lenone, magnaccia  e gergalmente pappone; esaminiamo le singole voci:

manutengolo/a s.vo m.le o f.le
In primis  Chi tiene mano a malviventi, aiutandoli in azioni illecite o delittuose senza avervi parte determinante.
Per estensione, chi favoreggia altri nel compimento di attività o imprese giudicate comunque condannabili moralmente o idealmente;  
ma anche (come nell’accezione che ci occupa) mezzano, ruffiano; etimologicamente derivazione  semidotta della locuz.manu tenere= tener mano.

 Paraninfo/a s.vo m.le o f.le
1 nell'antica Grecia, colui che conduceva la sposa in casa del marito; pronubo
2 (estens.) chi combina matrimoni;
anche (ed è il nostro caso)  mezzano, ruffiano.
Voce dal lat. tardo paranymphu(m), dal gr. paránymphos, comp. di para(primo elemento di parole composte di origine greca o di formazione moderna, dal gr. pará 'presso, accanto, oltre'; può indicare (come nel caso che ci occupa) vicinanza, oppure somiglianza, affinità o deviazione, alterazione, contrapposizione (paramilitare, paranormale); in chimica compare nei composti derivati dal benzene per sostituzione di due atomi di idrogeno dell'anello benzenico quando gli atomi sostituiti sono distanziati fra loro da altri due) e ny/mphí 'sposa';

lenone, s.vo m.le e solo maschile; non è attestato un corrispondente femminile
1 nell'antichità romana, mercante di schiave
2 (lett.) favoreggiatore, sfruttatore della prostituzione; ruffiano, mezzano. Voce dal lat. lenone(m) 'mercante di schiave';

magnaccia s.vo m.le invar.  e solo maschile; non è attestato un femminile; ed è voce essenzialmente dei linguaggi regionali centro-meridionali;  sfruttatore di prostitute (estens.) uomo che vive alle spalle di una donna. Voce deriv. dal romanesco  magnà 'mangiare' con riferimento al comportamento di chi sfrutta qualcuno vivendone alle spalle;
pappone s.vo m.le e quasi esclusivamente maschile benché sia attestato il f.le pappona:  
1  (fam.) persona ingorda; mangione
2 ( quale voce gergale) sfruttatore di prostitute; Voce deriv. dal romanesco pappare ' verbo  scherzoso che vale  mangiare con riferimento al comportamento di chi sfrutta qualcuno vivendone alle spalle.

Esaurite le voci dell’italiano,  passiamo ora al  napoletano dove abbiamo:
caicco s.vo m.le e solo maschile; non è attestato al femminile  
in primis indica un’imbarcazione piccola,  leggera ed  armata capace di incunearsi facimente in porticcioli o rade;
per traslato persona che si intromette, spesso con violenza,  in affari poco leciti; semanticamente il significato traslato è da collegarsi alla morfologia dell’imbarcazione che piccola, leggera ed armate facilmente e rapidamente si insinua dove sia necessario operare; cosí con non diversa facilità e rapidità la  persona che prende il nome a margine, riesce ad insinuarsi in affari poco puliti; etimologicamente la voce deriva dal turco kayik  = imbarcazione piccola,  leggera ed  armata;

portapullaste s.vo m.le e f.le indeclinabile
ruffiano, mediatore fra innamorati, procacciatore di matrimoni; interessantissima l’etimologia del sostantivo ricavato con traduzione pedissequa dell’espressione francese porte-poulet (portapolletto) ma che in realtà non si riferiva a qualcuno che realmente portasse dei polli, bensí a chi favorisse,recandoli, lo scambio di bigliettini amorosi   tra gli innamorati; la particolare piegatura dei foglietti li faceva assomigliare a dei piccoli polli con le alucce donde il nome spiritoso  di poulet (polletto) ed ovviamente chi recava quei bigliettini fu détto porte-poulet (portapolletto); da rammentare che originariamente tale scambio di bigliettini amorosi   avveniva tra innamorati della medio-alta borghesia partenopea avvezza  alla lingua francese usata anche nella corte per cui  il mediatore fra innamorati, piú che esser détto semplicemente portabigliettini, fu détto alla francese  porte-poulet; quando poi la medesima abitudine passò tra gli innamorati del popolo che non avevano dimestichezza con la lingua d’oltralpe, ma solo con l’idioma partenopeo ecco che porte-poulet (portapolletto)diventò portapullaste restando acquisito come sostantivo per indicare il mezzano, il ruffiano etc. e venne usato nell’espressione tipica Fà ‘o portapullaste.
Ad litteram: fare il porta pollastri  Id est: agire da mezzano, da ruffiano che rechi messaggi alternativamente               
all’ amoroso o all’amorosa; per traslato  fare il propalatore di notizie, per il solo gusto di portarle in giro senza neppure  riceverne alcun sia pure piccolo vantaggio  quale ad es.  una mancia che si è soliti dare ad un garzone di macellaio che rechi effettivamente dei polli acquistati e non bigliettini amorosi.

Ruffiano/a s.vo m.le o f.le  di questo s.vo ò già détto precedentemente; qui aggiungo solo che un tempo la suddetta funzione di
 intermediario, mediatore,   ma di  quelli onesti e non di quelli   illeciti amori tra giovani coppie borghesi o piú spesso popolane, la funzione di procacciatore di matrimoni,  era svolta da taluni canonaci/confessori del duomo napoletano che si prestavano, compensati con una piccola offerta, a queste mansioni e poiché costoro indossavano delle calze tassativamente rosse ecco che la parola ruffiano  che aveva un suo aspetto negativo atteso che – come ò détto – costui spesso era un mezzano di   amori illeciti e/o proibiti ed estensivamente addirittura un intrallazzatore, ecco che con riguardo ai canonaci/confessori del duomo napoletano che si prestavano a far da intermediarî, mediatori, procacciatori di matrimoni, si dismise l’uso della voce ruffiano  e si coniarono  le semplici cauzerosse/cauzetterosse (calze rosse) con evidente  riferimento a quelle indossate dai  canonaci/confessori del duomo napoletano; tale clero era solito indossare non solo calze, ma anche talari di una particolare tonalità di rosso (diverso da quello cardinalizio),ma cosí brillante  che li faceva riconoscer anche di lontano. Costoro oltre il generico nome di ruffiano o cauzarossa/cauzettarossa  si ebbero anche quello intraducibile di rucco-rucco voce che ripeteva il suono onomatopeico ruc-ruc tipico dei colombi in amore e ciò non perché i canonaci/confessori del duomo napoletano amoreggiassero tra loro o con le fedeli, ma solo perché, con la loro azione, si impegnavano a favorire incontri d’amore tra nubendi.
Ricuttaro/a s.vo m.le o f.le  Con il s.vo a margine che solo iperbolicamente rientra tra i sinonimi delle voci in epigrafe,  si rende in napoletano il termine lenone dell’italiano. Al proposito dirò che a Napoli da sempre il lenocinio è praticato da piccoli furfantelli e/o camorristi, uomini o donne. Temporibus illis,cioè a fine '800 i piccoli furfanti ed i camorristi venivano arrestati e  finivano sotto processo durante il quale dovevano esser difesi da avvocati che,qualora non fossero affiliati alla camorra, volevano esser pagati. A mettere insieme i fondi necessarî provvedevano i compagni dei detenuti che procedevano ad una questua piú o meno vessatoria tra piccoli commercianti e bottegai sia adiacenti al Tribunale, sia operanti nel rione d’origine del/dei furfante/i sotto processo.  Tale questua finalizzata  era detta  'a recoveta (la raccolta) da recoveta a recotta il passo è breve e da recotta a ricuttaro è ancora piú breve;successivamente con il termine ricuttare  si indicarono non soltanto i questuanti suddetti, ma piú segnatamente  i lenoni,i ruffiani,i protettori,i prosseneti etc. che spessissimo traevano origine appunto  dalle schiere di quei camorristi questuanti.

rucco-rucco s.vo m.le e solo m.le; non è attastato un corrispondente femminile   mezzano, ruffiano, paraninfo
e per estensione furbesca anche prosseneta, protettore, lenone, pappone; il s.vo è dato dalla reiterazione d’una voce onomatopeica (rucc→rucco, ma talora, sia pure con poca precisione  anche rucche donde rucche-rucche) riproducente il tubare dei colombi nel periodo degli amori; poiché il mezzano, il ruffiano,il  paraninfo nello svolgere il suo compito di mediatore o intermediaro (che tende a persuadere solitamente una donna  ad accettare gli approcci d’un uomo)   è solito tenere un atteggiamento di estrema prossimità fisica con il soggetto da convincere, parlandogli sommessamente e fittamente tale atteggiamento è molto  simile a quello che tengono i colombi quando amoreggiano donde il  rucc→rucco dei colombi se ne è tratto la voce a margine.
Ed a questo punto sarebbero esaurite le voci che strictu sensu ripeterebbero quelle dell’italiano e dell’epigrafe e potrei far punto fermo, ma nel napoletano esistono numerose altre voci partenopee di cui mette conto dire  perché  ripetono ad un dipresso  quelle dell’italiano di cui mi sono occupato parlandone per estensione; esse sono:
accordamessere s.vo m.le e f.le  letteralmente  chi accorda o compone  rapporti interpersonali  e dunque intermediario/a, mediatore/trice ed in senso esteso anche lenone, prosseneta,  ruffiano, mezzano, paraninfo; la voce deriva dall’agglutinazione funzionale della voce verbale accorda con il s.vo messere; accorda è la 3ª pers. sg.ind. pres.dell’infinito accurdà =accordare, comporre rapporti, mettere d'accordo, conciliare  dal lat. mediev. *accordare 'conciliare', deriv. del lat. cor - cordis 'cuore', sul modello di concordare; messere  è un s.vo m.le = signore; voce antica ed ormai desueta, di sapore ironico, voce che si ritrova anche  nel significato canzonatorio di stupido, sciocco e credulone in qualche poeta d’antan ( ad es.: E. Murolo che in una sua gustosa canzone di cui ora mi sfugge il titolo, lo usa ironicamente appunto in luogo di becco, affermando che una donna supera, se intende tradirlo, tutte le pastoie approntatele dal proprio uomo, giungendo, metaforicamente, a fumarselo e a farlo messere id est becco in quanto l’uomo è sciocco, stupido e credulone); la voce, ò detto di per sé  etimologicamente sta per mio signore, mio sire risultando esser composta dal provenz.: mes=mio +sere/sire=signore e nella voce in esame à un significato piú generico stando ad indicare qualsiasi soggetto maschile messo d’accordo, conciliato con un soggetto dell’altro sesso dall’opera compositiva, persuasiva del/della intermediario/a, mediatore/trice ;
custiunante, s.vo m.le  f.le  intermediario/a, mediatore/trice di affari illeciti  con comportamenti implicanti dispute e diverbi;etimologicamente è una voce verbale (participio pr. dell’infinito custiunà=questionare); a sua volta custiunà è un denominale di  custione che è dal lat. quaestione(m), deriv. di quaerere 'domandare, interrogare'; tipica ed interessante nel napoletano il passaggio della consonante  (q) alla l'occlusiva velare sorda(c).
facenniere/facennèra s.vo m.le o f.le  mestatore, intrigante, intrallazzatore, traffichino, voce denominale attraverso il suff. di competenza iére (per il m.le) ed èra (per il f.le) voce denominale di facenna  dal lat. facienda→facenna 'cose da farsi', propr. neutro pl. di faciendus, gerund. di facere 'fare'.
mettennante s.vo m.le e f.le  intermediario/a, mediatore/trice intrigante e traffichino/a avvezzo/a a proporre, consigliare, suggerire soprattutto donne di cui è solito esporre, porre innanzi le qualità migliori vere o presunte; la voce deriva dall’agglutinazione della voce verbale mette con l’avverbio annante=avanti; mette è la 3° pers. sg.ind. pres.dell’infinito mettere =,porre, disporre, collocare,  mettere dal lat. mittere 'mandare' e poi 'porre, mettere'  annante è dal lat. tardo abante, comp. di ab 'da' e ante 'prima';
mmezzejapiccerille s.vo m.le e f.le  di per sé in primis  chi istiga ed aizza bambini invogliandoli ad azioni malevoli e dunque  intermediario/a, mediatore/trice intrigante e traffichino/a infido, infedele, perfido, sleale; anche questa voce deriva da una agglutinazione, quella  della voce verbale mmezzeja con il s.vo pl.piccerille;mmezzeja è la 3ª pers. sg.ind. pres.dell’infinito ‘mmezzià: riferire dicerie e maldicenze o piú esattamente:suggerire azioni e/o pensieri malevoli e quindi: istigare; etimologicamente da riferire ad un tardo latino invitiare deverbale d’un in illativo + vitium = spingere all’errore e per estensione spingere ad azioni malevoli; qualcun altro propenderebbe per un ipotetico e peraltro non accertato basso latino in+*malitiare= spingere alla malizia; ma non si comprendono i motivi per lasciare una via certa e percorrerne una incerta nemmeno tanto agevole semanticamente parlando, non essendovi gran che di differente tra il vitium(errore, colpa, irregolarità)  richiamato dalla prima e la supposta malitia (malizia, astuzia, furberia) della seconda; piccerille è un s.vo m.le pl. di piccerillo = bambino, piccino, ragazzino etimologicamente è  voce derivata da un lemma fonosimbolico pikk  (donde anche l’italiano: piccino) con ampliamento della base attraverso rillo(m.le)/rella(f.le) (cfr.piccerillo/piccerella)  o altrove reniello/renella  (piccereniello/piccerenella);
   
‘mpecajuolo/’mpecajola, s.vo m.le o f.le mediatore/trice intrigante e traffichino/a importuno/a e fastidioso/a infido/a, infedele, perfido/a, sleale che non lesina pur di pervenire al suo scopo di litigare; la voce è un denominale di‘mpeca  s.vo f.le che connota un bisticcio futile, una faccenda importuna e fastidiosa, destinata però  a risolversi in fretta; etimologicamente tale  parola  è  da collegarsi ad un ant. tedesco biga (= lite) cui è anteposto un in→’m illativo;alla parola è unito il suffisso di pertinenza  juolo/iola derivati del lat. olu(s)/ola;

‘mpechiero/‘mpechera, s.vo m.le o f.le  sono  parole antiche, ma non desuete che come altre  erano in uso in famiglia e fra il popolo al tempo della mia fanciullezza ed ancóra oggi mi capita di ascoltare talvolta sulla bocca di amici o meglio di amiche riferita ad uomo,o piú spesso  una donna intrigante, inframmettente, pettegola, che non disdegni – a maggior cordoglio – il raggiro, l’imbroglio nel tentativo di impicciarsi dei fatti altrui, impegolandovisi. La ricerca dell’etimo della voce a margine non mi appare complicatissiva; vi leggo molto chiaramente un deverbale del greco empleko=intratesso, intreccio addizionato dal solito suffisso di competenza era; la caduta della e iniziale di empleko giustifica il segno d’aferesi con cui preferisco scrivere ‘mpechera al posto del semplificato mpechera dove la m d’avvio priva d’aferisi potrebbe indurre qualcuno a ritenerla non etimologica, ma mera aggiunta eufonica come càpita ad. es.  per la n di nc’è per c’è.

’ndrammera/’ntrammera, agg.vo e talora s.vo f.le e solo femminile  atteso che  un corrispondente maschile ’ndrammiero/’ntrammiero,oppure ‘ntrammettiere= uomo ,volgare, intrigante,pettegolo    non è attestato e  non è usato né nello scritto, né  nel parlato comune;anche la voce a margine (unica voce con due grafie leggermente diverse) è voce antica ed abbondantemente   desueta;  letteralmente valse:  donna pettegola ed  intrigante, inframmettente, linguacciuta, che tesse  trame; etimologicamente delle due grafie riportate la seconda (ntrammera) appare quella piú esatta e con ogni probabilità originaria atteso che risulta formata da una consonante eufonica n  protetica del s.vo trama (con raddoppiamento espressivo della nasale bilabiale m) e con il suffisso di pertinenza èra; l’altra grafia (ndrammera) è palesemente ricavata dalla originaria ntrammera attraverso la sostituzione della consonante occlusiva dentale sorda t  con la piú dolce consonante occlusiva dentale sonora d;
percacciante agg.vo ed anche s.vo m.le e f.le  procacciatore/trice, mestatore/trice, intrallazzatore/trice, traffichino/a, mediatore/trice ambiguo/a, ipocrita, sleale;
etimologicamente la voce è il part. pres. del verbo percaccià = procacciare,  procurare, produrre, determinare, arrecare etc.; percaccià è marcato sul fr. pourchasser e sul  prov. percasar  che si ritrovano anche nel siciliano e calabrese pircacciari.
sanzaro/a s.vo m.le o f.le 
di per sé in napoletano, con la voce a margine si intende il sensale, il mediatore, l’intermediario, spec. per la compravendita di immobili o di  prodotti agricoli e di bestiame. in senso estensivo chi combina matrimoni; oppure (ancóra in senso estensivo e furbesco)ed è il nostro caso)  mezzano, ruffiano. La voce napoletana deriva dall’arabo simsâr→sinsâr→sansâr→sanzaro.

Non mi pare ci siano altri vocaboli napoletani  che strictu sensu o in maniera estensiva  traducano quelli in epigrafe; per cui mi fermo qui, sperando d’avere accontentato l’amico N.C., interessato qualcun altro  dei miei ventiquattro lettori. e  chiunque  forte dovesse imbattersi in queste paginette.
 Satis est.
Raffaele Bracale






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