domenica 22 marzo 2020

NFINFERINFÍ


NFINFERINFÍ

Un  carissimo amico mi à chiesto di illustrare la parola in epigrafe,propostami con una morfologia inesatta: finfirinfí .
Gli ò cosí risposto: Ti significo che il termine di cui mi chiedi piú che come finfirinfí  è attestato come nfinferinfí  presente quasi esclusivamente però  nella locuzione: ‘E denare d’ ‘o nfinferinfí se ne vanno cu ‘o nfinferinfà  da rendersi come: Il danaro lucrato con facilità, truffaldinamente o con mali arti, con uguale facilità viene perduto!
-          Quanto all’etimo di  nfinferinfí (ma anche dello   nfinferinfà quest’ultimo ricavato per somiglianza o bisticcio fonico sul primo)  si deve ritenerlo marcato su nfinfero = s.vo/agg.vo m.le e solo m.le usato per indicare una   sorta di millantatore ridicolo e vanesio, un bellimbusto un po’ guappo ed un po’ vigliacco, quando non un  picaro nell’accezione di mendicante d’amore;  ed è proprio del  millantatore ridicolo e vanesio, del bellimbusto un po’ guappo ed un po’ vigliacco,  del picaro  il lucrar denaro con facilità, truffaldinamente o con mali arti; e veniamo all’etimo di  nfinfero precisando  súbito che la parola  va scritta, come invece erroneamente capitò di fare a Luigi Cioffi autore delle parole di una famosa  canzonetta, senza alcun segno d’aferesi iniziale e cioè non si deve scrivere: ‘nfinfero, ma semplicemente : nfinfero; infatti la enne d’avvio non sta per in→(‘n), ma è semplicemente la prostesi di una consonante eufonica alla parola finfero; del significato ò già detto; per l’etimologia ci troviamo nel campo delle ipotesi; infatti nessuno dei lessicografi partenopei a me noti e che ò potuto compulsare, si è voluto sbilanciare, rifugiandosi nel limbo pilatesco di un etimo incerto; gli etimi incerti mi procurano attacchi d’orticaria per cui azzardo una  ipotesi che non reputo peregrina  e cioè  che la parola nfinfero, alla medesima stregua di  fanfaro/nfanfero(fanfaro/nfanfero  e  gli accrescitivi fanfarrone/nfaffarrone  ed arcifanfaro o arcifanfero  sono tutti termini usati per indicare chi parli troppo, per mera iattanza senza fondamenti, comportandosi da spaccone e gradasso; etimologicamente le parole napoletane, anche quelle che ricorrono all’arci= archi per significar sovrabbondanza, son da collegarsi per il tramite dello spagnolo fanfarron  all’antico spagnolo fanfa= iattanza) , si debba  collegare all’antico sostantivo spagnolo fanfa= iattanza sia pure con il cambio della vocale a in i che con la u è la vocale piú chiusa e dunque intesa piú elegante dell’aperta a  in linea con il vanesio portamento del finfero/nfinfero rispetto a quello piú gradasso ed aperto del fanfaro/nfanfero, parole in cui dura la apertissima vocale etimologica a di fanfa.
Mi auguro d’avere soddisfatto l’amico che me ne à chiesto e di aver  interessato altresí qualcuno dei miei ventiquattro lettori.
Satis est.
R.Bracale Brak

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