martedì 31 marzo 2020

PERETA E ZOMPAPERETA.



PERETA E ZOMPAPERETA.
Riferendo di una  donna becera, villana, sciatta,sguaiata, volgare, sfrontata ed, a maggior ragione, diuna donna di malaffare o anche solo  di chi fosse una demi vierge o che volesse apparir tale, con linguaggio  pungente se non piú crudo,s’usa dire che si tratta di una PÉRETA, soprattutto quando quelle sue pessime qualità la donna le inalberi e le metta ostentatamente in mostra;in particolare con il détto termine péreta si suole indicare una pessima donna becera, villana, sciatta,sguaiata, volgare,ma soprattutto  sfrontata che si comporti da donna di malaffare non per necessità o per mestiere(in tali casi sarebbe una zoccola, una puttana patentata), ma per vizio o per indole da sgualdrina, baldracca, donnaccia, prostituta;    le ragioni di questo nome sono facilmente intuibili laddove si ponga mente che il termine péreta è il femminile metafonetico  di píreto (dal b. lat.:peditu(m)) cioè: peto, scorreggia che sono manifestazioni viscerali rumorose rispetto alla corrispondente loffa (probabilmente dal tedesco luft -  loft= aria) fetida manifestazione viscerale silenziosa, ma olfattivamente tremenda.
Va da sé che una donna che strombazzi le sue pessimi qualità, si comporta alla medesima stregua di un peto, manifestando rumorosamente la sua presenza e ben si può meritare,  con icastico, seppur crudo linguaggio, l’appellativo di péreta;  a margine rammento che talvolta l’epiteto péreta è addizionato di un aggettivo stellïata= scintillante, luminosa quasi a voler indicare che la donna che strombazzi le sue pessimi qualità, si comporta alla medesima stregua di un peto, manifestando rumorosamente la sua presenza e lo faccia (a maggior disdoro) in maniera cosí chiara e palese  come un astro brillante. Ciò che vengo dicendo è tanto vero che addirittura questo tipo di donna è stato codificato nella Smorfia napoletana che al num. 43 recita: donna Péreta for’ ô balcone per indicare appunto una donna… di scarto che faccia di tutto per mettersi in mostra; ed addirittura nella smorfia il termine péreta da nome comune è divenuto quasi nome proprio.)
In coda a tutto ciò che ò détto circa la voce péreta  rammento un altro icastico epiteto forgiato servendosi della medesima voce péreta; l’epiteto è ZOMPAPÉRETA s.vo ed agg.vo f.le e solo f.le (non è attestato infatto un m.le zompapíreto) che ad litteram varrebbe saltapeto che però non à ed avrebbe alcun senso, atteso che non è praticabile il salto d’ una scorreggia; nell’epito in esame infatti il termine péreta non deve essere inteso nel senso letterale ma in quello traslato di  pessima donna becera, villana, sciatta,sguaiata, volgare,e soprattutto  sfrontata che si comporti da donna di malaffare offrendo in giro le proprie grazie non per bisogno, ma per vizio, costume, mania o capriccio  saltando da un amante all’altro;di talché la voce andrebbe tradotta come sfacciata che salta e morfologicamente forse sarebbe stato piú corretto che il verbo avesse seguito il sostantivo coniugato al participio presente: péreta zompante ,ma la voce non avrebbe consentito l’agglutinazione funzionale e non sarebbe risultata gradevole all’udito né icastica come la popolaresca ZOMPAPÉRETA. Il verbo zumpare = saltare la cui 3ª pers.sg. dell’ind. pres. zompa è servita a formare la voce in esame è un denominale di zumpo(= salto)che è da un agg.vo greco sostantivato sýmpous→*sýmpu con normale passaggio di s→z.
Rammento in chiusura che negli anni tra il 1950 e 1960 i termini in epigrafe furono affibbiati, dai giovani napoletani, soprattutto della città bassa,    in senso antifrastico alle ragazze della medio-alta borghesia di talune zone della città ed in particolare con  il termine perete furono bollate le posillipine o le vomeresi, mentre   il termine  zompaperete fu riservato alle ragazze di Chiaia e via dei Mille.
Brak


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