martedì 28 aprile 2020

ESSERE TRIVULO ‘E CASA E FFESTA ‘E CHIAZZA!


ESSERE TRIVULO ‘E CASA E FFESTA ‘E CHIAZZA!
Ad litteram: Essere tribolo di casa e festa di piazza  id est: Essere  musone e scontento in  casa e mostrarsi  festoso ed allegro fuori delle mura domestiche.
Antica locuzione partenopea un tempo indirizzata dalle mamme verso i propri figli maschi che facevano le viste d’esser sempre immusoniti ed insoddisfatti in casa dove esternavano (per il solo gusto di farsi commiserare) fastidio e malumore, indici di un temperamento triste, scontento, dolente, mesto, malinconico, avvilito, ombroso, accigliato, scontroso, scostante,  mentre in piazza (fuori dei confini domestici, con ovvio riferimento, non solo ai luoghi, ma anche e  segnatamente alle persone di casa ed ai consanguinei) tale temperamento mostrava d’essere  al contrario gioviale, lieto, allegro, sereno, gaio, gioioso, giulivo, brioso,proprio cioè di un soggetto ilare, festante, affabile, estroverso, cordiale, espansivo, comunicativo.Di tali individui mai si riusciva a venire a capo se il loro vero temperamento fosse quello esternato in casa o quello esposto in piazza…e conseguentemente non si sapeva mai bene come regolarsi nei loro confronti!
trivulo = fastidio, lamento, mestizia   fino a gemito, pianto  etimologicamente dall’ acc. lat. tribulu(m) (forgiato sul  gr. tríbolos 'spino') originariamente arnese da pesca in ferro con tre punte poi passato ad indicare con senso cristiano: afflizione, patimento et similia; da notare nella voce napoletana la tipica alternanza v/b;
casa = casa, abitazione, ma estensivamente famiglia, ambiente familiare; etimologicamente dal lat. casa(m), propr. 'abitazione rustica/plebea' opposta a domus propr. 'abitazione del dominus';
festa = festività ,dimostrazione di gioia, di allegria; l’etimo è dal lat. festa, neutro pl. di festum 'festa, solennità';
chiazza = piazza , ma qui estensivamente persone estranee alla famiglia incontrate casualmente per istrada, in giro, all’aperto. la voce napoletana chiazza  (come alibi ò ricordato)  à un etimo che è dal lat. platea con i normali sviluppi di pl→chj→chi (cfr. ad es.:  chino ←plenum, cchiù←plus, chiaja←plaga, chiummo←plumbeum- plattu-m→chiatto etc.) e te/ti + voc.→ tj(intervocalici)→zz ( cfr. mullezza←mollitia).
Raffaele Bracale

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