giovedì 16 aprile 2020

SCIACCÀ E SCIACCATA


SCIACCÀ E SCIACCATA
Questa volta è stato ancóra una volta  il  caro amico A. M. (i consueti problemi di riservatezza mi costringono ad indicare solo le iniziali di nome e cognome) a  chiedermi via e-mail di chiarirgli  significato e portata del sostantivo  partenopeo   in epigrafe. Per la verità egli à usato una morfologia alquanto italianizzata ed in luogo di chiedermi di sciaccata, mi à chiesto di parlargli di ciaccata. Ò intuito che l’amico era incorso in un qui-pro-quo ed intendeva riferirsi proprio al s.vo in epigrafe, diretto discendente [ quale participio passato f.le sostantivato ] del verbo sciaccà cosí come in epigrafe. Di per sé il verbo sciaccà  vale colpire con una pietra o un corpo contundente sino a ferire a sangue il colpito; conseguentemente sciaccata quale (come ò détto e qui ripeto, participio passato f.le sostantivato  del verbo sciaccà) vale ferita, percossa violenta,grave lesione traumatica di una parte del corpo, in genere della testa,  causata da un'arma vera o impropria  o altro oggetto tagliente o contundente,  spaccatura invalidante, con versamento ematico. E vengo alla questione morfologica precisando che la voce in esame va vergata come sciaccata e non come ciaccata atteso che il verbo sciaccare donde la sciaccata che ci occupa, il verbo sciaccare etimologicamente è dritto per dritto dal lat. flaccare = ferire, invalidare  ed il digramma latino fl à il suo costante esito nel napoletano sci (cfr. sciore←flore-m - sciummo←flumen –sciato ←flatu-m - sciocceleflacce-s ).   E qui penso di poter far punto convinto d’avere esaurito l’argomento, soddisfatto l’amico A.M. ed interessato qualcun altro dei miei ventiquattro lettori e piú genericamente  chi dovesse imbattersi in queste paginette.Satis est.
 Raffaele Bracale

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