martedì 21 aprile 2020

STÀ CU ‘E PPACCHE DINT’ A LL’ACQUA


STÀ CU ‘E PPACCHE DINT’ A LL’ACQUA
Ad litteram: Star con le natiche nell’acqua. Espressione usata, impropriamente, per significare di essere molto poveri e/o trovarsi in gran miseria. In realtà l’espressione piú acconciamente dovrebbe essere usata solo per indicare di star molto e faticosamente lavorando e ciò perché l’espressione in origine trasse dall’osservazione del comportamento dei pescatori addetti al governo della sciabica [nap. sciaveca]  la grossa rete a strascico munita di ampio sacco centrale ed ali laterali sorrette da sugheri galleggianti, che viene calata in mare in prossimità della battigia e poi faticosamente tirata a riva a forza di braccia dai pescatori che per poterlo piú agevolmente fare sogliono entrare in acqua fino a restare a mollo con il fondoschiena. Successivamente nella convinzione (sia pure erronea) che il mestiere di pescatore non sia mai abbastanza remunerativo, l’espressione venne (ed è ancóra) usata per indicare di  essere molto poveri e/o trovarsi in gran miseria. Etimologicamente la parola sciaveca pervenuta nel toscano come sciabica è derivata al napoletano (attraverso lo spagnolo xabeca) dall’arabo shabaka da cui anche il portoghese jabeca/ga.
Pacche s.vo f.le pl. del sg.  pacca= natica e per traslato ognuna delle piú parti in cui si può dividere longitudinalmente una mela o una pera; etimologicamente la voce è dal lat. med. pacca marcato sul long. pakka.
Brak

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