mercoledì 22 aprile 2020

ALCUNE TIPICHE ESPRESSIONI NAPOLETANE.




 ALCUNE TIPICHE ESPRESSIONI NAPOLETANE.
Cominciamo con Cacchio, cacchio (nell’espressione  venirsene cacchio cacchio);Cacchio, cacchio è ovviamente un addolcimento di cazzo cazzo ed è da intendersi per: strano, strano (nell’espressione : avvicinarsi  strano, strano)Espressione usata per significare l’atteggiamento di chi, facendo finta di nulla,fiaccamente, con indifferenza  ed ostentata tranquillità, si prepara  invece ad agire proditoriamente in danno di terzi, quasi che si accostasse al luogo dove agirà, con studiata noncuranza.
Da rammentare che l’espressione in epigrafe era usata da Totò, il principe del sorriso, sommandola con  la pleonastica espressione tomo tomo  espressione inutile in quanto  di uguale portata e/o significato, ma di minor presa; ò detto pleonastica perché, mi pare che  non  ci fosse stato il bisogno di chiarire o aumentare la portata del cacchio cacchio napoletano, espressione - al contrario -  molto piú corposa e pregnante, per il vocabolo usato, dell’algido tomo tomo, espressione che pur napoletana è costruita con un vocabolo italiano  presente altresí in quella dell’italiano essere un bel tomo nel senso di  essere un tipo strano . L’espressione venirsene cacchio cacchio  non va confusa con quella che recita  
Venirsene oppureJirsene tinco - tinco  espressione che ad litteram significa : accostarsi oppure allontanarsi sollecitamente  (come un tincone); id est:avvicinarsi oppure    sparire da un luogo rapidamente e con una buona dose di faccia tosta, quasi dando ad intendendere che l’avvenimento cui si vuol partecipare o a cui   si è partecipato  e da cui ci si allontani  non ci riguardi o abbia riguardato, né chiami o abbia chiamato  in causa.Né altresí l’espressione è da confondersi con quella che ne è praticamente l’opposto e  che recita  Venirsene o jrsene ruglio ruglio (id est: venirsene o andarsene   mogio mogio, piano piano,ovvero accostarsi lentamente, quasi contando i passi, come chi sia pieno, zeppo, stipato di cibo e dunque sia costretto a muoversi  lentamente, mogio mogio. Vale la pena di ricordare che tutte le l’espressioni: ruglio ruglio, tinco tinco, tomo tomo, cacchio cacchio,nella loro reiterazione dell’aggettivo di grado positivo o del sostantivo usato in funzione aggettivale, ne sostanziano il superlativo che, al solito, in napoletano non à la forma del suffisso in issimo, ma usa reiterare l’aggettivo di grado positivo come avviene p. es. con chiatto chiatto o luongo luongo o ancora curto curto che rispettivamente stanno per grassissimo,altissimo (o lunghissimo), bassissimo e dunque ruglio ruglio  sta per pienissimo,  tinco tinco vale tincone/sveltissimo, cacchio cacchio vale cacchio al massimo grado e sta per stranissimo,  tomo tomo   sta per bizzarrissimo;
Esaminiamo le singole voci:
cacchio s.vo m.le voce eufemistica usata quale addolcimento di cazzo s.vo m.le  =  pene, organo maschile della riproduzione (derivato dal greco (a)kation=albero della nave, voce gergale d’ambito marinaro) ma qui usato in funzione aggettivale nel significato di sciocco, strano;
tomo s.vo m.le s [dal lat. tardo tomus, gr. tómos, propriam. "sezione, taglio, fetta"];  in primis  ognuna delle parti (spec. dei volumi) in cui è divisa un'opera a stampa: un'enciclopedia divisa in dieci tomi; poi(fig., iron.come nel  caso che ci occupa): persona singolare, bizzarra; tipo strano; non chiarissimo il percorso semantico seguíto per passare dal primo significato  al significato ironico; ma forse, a mio avviso il collegamento è da cercarsi nel fatto che  come  una sezione, un taglio, una  fetta   di qualcosa non può rendere compiutamente l’idea della cosa di cui si è estratto  una sezione, un taglio, una  fetta, cosí  la persona singolare, bizzarra, il tipo strano non posson  rendere compiutamente l’idea di un individuo  integro e normale;
tinco/tenca  agg.vo m.le o f.le al femm. non è solo agg.vo ma anche sostantivo = tinca;  = rapido/a, sollecito/a, svelto/a;
etimologicamente l’aggettivo è stato marcato sul  sost. tinca= s.vo f.le (dal tardo lat. tinca(m))    
1 pesce d'acqua dolce di media grandezza, dal corpo tozzo di color verde-oliva dal movimento veloce ; è comune nelle acque dolci a fondo melmoso e si alleva nelle risaie dove distrugge le larve delle zanzare (ord. Cipriniformi). 2 nel gergo teatrale, parte impegnativa, che non offre però soddisfazioni all'attore;
l’aggettivo tinco/tenca conserva semanticamente e richiama  il comportamento e l’andatura rapida, sollecita, svelta del pesce tinca. 
ruglio/a agg.vo m.le o f.le = pieno/a, colmo/a, zeppo/a, rimpinzato/a, lento/a, mogio/a;  è un aggettivo molto antico che trova i suoi omologhi,assonanti in siciliano ed in calabrese (trugghiu- rugghiu) nell’identico  significato di partenza di: pieno, colmo, zeppo con riferimento agli oggetti(brocche, casse etc.) pieni o colmati, ma anche alle persone rimpinzate di cibo ; se ne deduce che chi sia ruglio cioè  pieno, colmo, zeppo, rimpinzato abbia un andamento lento e mogio; in Irpinia la parola è la medesima:ruglio.   Etimologicamente l’aggettivo a margine  è un chiaro deverbale forgiato sul verbo latino: turgulare  frequentativo di turgere: inturgidire;
E, a mo’ di completamento rammenterò che sia in calabrese che in napoletano d’antan esiste il verbo ‘ntrugliare = ingrossare forgiato ugualmente sui verbi latini di cui sopra.
Bizzarroagg.vo
1 che à qualcosa di singolare, di originale, di stravagante: una persona bizzarra; un modo bizzarro di vestire
2 focoso, che s'adombra o imbizzarrisce facilmente (detto di un cavallo) | (ant.) iracondo, bizzoso (detto di persona); etimologicamente denominale  di  bizza probabile forma intensiva di izza (dal longobardo hizza (bollore).
Raffaele Bracale 05/01/09




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