lunedì 27 aprile 2020

TIRÀ 'A RECCHIA


TIRÀ 'A RECCHIA
Ancóra  una  volta tenterò di dare adeguata risposta ad un  quesito dell’amico P.G. (al solito, motivi di riservatezza mi impongono di  riportar solo le iniziali di nome e cognome di chi mi scrive per sollecitar ricerche) che mi à chiesto di mettere a fuoco portata, significato e valenza dell’  antica espressione partenopea in epigrafe, molto usata un tempo e che ancóra si puó cogliere sulle labbra dei napoletani d’antan. Gli ò risposto:
Ad litteram: tirare l'orecchio  ma il padiglione auricolare non c'entra nulla; la locuzione è un simpatico modo di dire per intendere: giocare a carte, con riferimento al noto tipico movimento che compiono le mani per spizzicare, spillare o succhiellare  le carte  tenute con una mano, mentre con l'altra si stropicciano l'una contro l'altra stringendone l'angolo superiore , per solito, destro  e soffregandolo contro il similare di un' altra carta, tenuta sotto,  per scoprire lentamente il seme ed il valore della carta nascosta; la posizione dell'angolo fa pensare quasi  che si tratti di un metaforico orecchio della carta da giuoco che nell’atto del succhiellamento venga tirato. Rammento in coda  che nel napoletano lo spizzicare, spillare o succhiellare  le carte  è reso con il verbo terzià oppure trezzià ‘e ccarte. Quanto all’etimo del verbo terzià/trezzià  non c’è identità di vedute:  il Giammarinaro vi lègge un lat. reg. tortiāre= torcere per il classico torquēre; Iandolo ipotizza uno spagnolo torcer= porre di sbieco; altri e modestamente io con loro vi leggono un classicissimo  lat. tertiare, der. di tertius «terzo» che di per sé indica nella terminologia agraria del passato, l’arare per la terza volta un campo in senso normale alla direzione precedente, ma che per analogia semanticamente puó accostarsi al movimento reiterato di chi spizzicando, spillando o succhiellando  le carte le fa strusciare fra di loro nel medesimo punto e direzione sino a che non scopra seme e valore della carta sottostante.
E qui giunto mi fermo convinto d’avere esaurito l’argomento,  d’aver adeguatamente risposto al quesito dell’amico P.G.   e sperando d’avere interessato  i miei consueti ventiquattro lettori.
Satis est.
R.Bracale Brak

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