lunedì 27 novembre 2017

VARIE 17/1199



1.GUÀLLERE E PPAZZE, VENONO 'E RAZZA...
Ernie e pazzia sono ereditarie(non si possono eludere).
2.À FATTO MARENNA A SARACHIELLE.
Ha fatto merenda con piccole aringhe affumicate - Cioè: si è dovuto accontentare di ben poca cosa.
3. À FATTO 'O PIRETO 'O CARDILLO.
Letteralmente: Il cardellino ha fatto il peto. Commento salace ed immediato che il popolo napoletano usa quando voglia sottolineare la risibile performance di un insignificante e maldestro individuo che per sue limitate capacità ed efficienza non può produrre che cose di cui non può restar segno o memoria come accade appunto delle insignificanti flautolenze che può liberare un piccolo cardellino.
4.HÊ ‘A FERNÍ SOTT’Ê PPRETE!
Antichissima e desueta ancorché icastica espressione di malevola maledizione che si poteva cogliere sulle labbra dei napoletani di vecchissimo conio, che ad litteram va resa con: “Devi decedere sotto le pietre!” Si tratta di un malaugurio indirizzato verso un inveterato avversario, nemico, rivale, antagonista, oppositore, contendente o semplicemente soggetto molesto, noioso, seccante, irritante, sgradevole tanto da augurargli, sia pure poco caritevolmente, di vederlo perire coperto di pietre che però non son quelle [come improvvidamente ipotizzò qualcuno (a digiuno di storia) chiosando sulla locuzione]da crollo successivo ad un sisma, bensí quelle reperibili lungo percorsi impervi e sassosi, come le pietre che sin dal 1492 gli ebrei erranti della diaspora ispanica usarono per coprire le salme, necessariamente lasciate insepolte di chi decedeva nel periglioso cammino, affinché avvoltoi o altre bestie randage non facessero scempio del corpo del defunto.Ò parlato appunto di antichissima espressione perché fu mutuata appunto dal comportamento degli ebrei erranti che ne fecero addirittura una tradizione che perdura tuttora, al segno che chi visiti un cimitero israelita si sente in obbligo di portar seco una pietra da depositare sulla tomba del defunto. In concLLUsione l’espressione in epigrafe va intesa come un anatema con il quale si auspica che il soggetto contro cui è indirizzato perisca improvvisamente, per istrada, non venga sepolto in una bara, ma lasciato sul Luogo del trapasso coperto di pietre alla maniera degli ebrei ispanici.
5.HÊ 'A MURÍ RUSECATO DÊ ZZOCCOLE I 'O PRIMMO MUORZO TE LL'À DDA DÀ MAMMÈTA
Che possa morire rosicchiato dai grossi topi di fogna ed il primo morso lo devi avere da tua madre. Icastica maledizione partenopea giocata sulla doppia valenza del termine zoccola (dal tardo lat. sorcula(m) che, a Napoli, identifica sia il topo di fogna che la donna di malaffare. è chiaro che la frase in esame compendia una gratuita offesa alla mamma di colui contro cui è lanciata la maledizione, mamma che viene accreditata di essere ovviamente una meretrice e non un topo di fogna!
BRAK

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